12 gennaio 2010

Rivers State, il forziere della Nigeria


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Rivers treasure base of the nation" ("Il Rivers State è il forziere della nazione"): è la scritta riportata sulle autovetture immatricolate in questo che è uno dei nove stati che compongono il Delta, una delle regioni più ricche della Nigeria. Più che a una nazione, per la Nigeria, bisogna pensare a un gigante dove vive quasi un sesto della popolazione di tutta l’Africa. Un paese grande circa tre volte l’Italia con 150 milioni d’abitanti, che per la maggior parte vivono sotto la soglia di povertà. Indipendente dal 1960 vanta una storia degna del peggio di questo continente: colpi di stato a ripetizione, brogli elettorali e corruzione endemica.
"Da quando la società civile è stata debilitata da decenni di governo militare, i nigeriani usano liberamente l’espressione 'colonialismo interno' come la più immediata per descrivere la perdurante soppressione della volontà popolare, una coordinata rimozione democratica che funziona grazie a una ristretta cricca egemone, determinata a mantenere il controllo della nazione" (Wole Soyinka, 12 luglio 2009). La "cricca" a cui fa riferimento il Premio Nobel per la letteratura è l'élite militar-civile che controlla oggi il potere politico ed economico di un paese che è il primo esportatore di greggio dell’Africa e l’ottavo al mondo. La quasi totalità del petrolio nigeriano arriva dalla regione del delta del fiume Niger, una zona dove l’inquinamento ha reso sterile una terra fertilissima e prive di vita acque pescosissime. Terre abitate da circa 30 milioni di persone, provenienti da 40 differenti etnie. Qui il business delle concessioni petrolifere alle grandi multinazionali, che vede protagonista anche l’italiana Eni, produce l’80% del Pil della Nigeria. Ma nel Delta, dei proventi di mezzo secolo di esportazione, non sono arrivati nemmeno gli spiccioli.

Girando per le trafficatissime strade di Port Harcourt, capoluogo del Rivers State impressionano le code mostruose nei pressi dei distributori di benzina, che spesso sono vuoti. È il paradosso nigeriano: producono petrolio, ma non sono in grado di raffinarne per il mercato interno. Quindi esportano greggio e reimportano benzina: inevitabile che i prezzi salgano alle stelle. Chibuike Rotimi Amaechi è governatore del Rivers State dal 2007. Dinamico, sicuro di sé, con un sorriso un po' alla Eddie Murphy, è dedito a quell’operazione che nel marketing si chiama rebranding: cambiare la nomea che il Delta ha acquisito in questi anni. Port Harcourt non deve più essere solo sinonimo di violenza (la città è tappezzata da una sorta di pubblicità progresso con cui 'si sconsigliano' rapimenti, violenze e affiliazioni a dubbie sette para-religiose). Un'operazione di pulizia che da una parte procede con le ruspe che, senza tanti complimenti, stanno radendo al suolo interi slum e dall’altra, cercando di mantenere una promessa, secondo cui lo sviluppo futuro passa attraverso l’istruzione e finanzia la costruzione di 50 nuovi istituti scolastici nella regione.

È nell’ambito di questo processo di rebranding che il governatore ha sponsorizzato lo Ion International Film Festival, celebratosi a Port Harcourt nel dicembre scorso. Un festival itinerante partito da Los Angeles, transitato da Dubai nel 2008, e arrivato un anno dopo nella capitale del Rivers State. Dal 2007 è gestito dal Farmani Group di Hossein Farmani, businessman iraniano trapiantato negli States e grande intrecciatore di charity, cultura e soldi. La mission ufficiale del festival era quella di promuovere il cinema indipendente e di costruire la pace (o almeno provare a farlo) attraverso l'arte. Obiettivo perseguito con successo grazie alla professionalità della squadra che ci ha lavorato. A partire dalla direzione artistica, affidata a Catherine Ruelle, francese, profonda conoscitrice del cinema africano. Pellicole provenienti dall’Europa, dall’America, dall’India, da tutta l’Africa, con ovviamente grande spazio alla cinematografia made in Nollywood, la risposta 'nera' a Hollywood e a Bollywood. Dopo il petrolio e il business religioso, con un fatturato di 250 milioni di dollari e 300 mila addetti, è la terza industria della Nigeria. Ogni settimana quasi trenta nuovi film fanno la loro comparsa nella giungla urbana nigeriana.

La base logistica di Nollywood è Lagos, la capitale economica del paese. In questa sorta di ragnatela umana di oltre 15 milioni di abitanti c’è spazio per una sorta di Beverly Hills tropicale: la penisola di Lekki, scelta dalle star per le loro residenze. Il quartiere di Surulere, invece, ospita le società di produzione e le nuove dinastie di Nollywood. Una geografia che ha nelle bancarelle e nelle stradine inestricabili di Idumota la macchina da soldi che diffonde ai quattro angoli del paese centinaia di film ogni anno. Qui la pellicola non esiste, si lavora solo in digitale e tutto viene diffuso tramite dvd: saltando completamente il circuito delle sale cinematografiche i produttori nigeriani sono stati capaci di raggiungere un pubblico sempre più ampio e variegato. Comprati ad Idumota, i film vengono poi rivenduti nei mercati di tutte le più grandi città del continente africano, superando in parte i conflitti linguistici ereditati dal passato coloniale e contribuendo a creare così un universo di riferimenti culturali comuni capaci di tagliare trasversalmente le frontiere tracciate dalla politica. L’incontro, a Port Harcourt, con registi e attori di Hollywood, come Giancarlo Esposito e Daryl Hannah, e Bollywood, come Adnan Siddiqui e Masumeh Makhija, ha consentito un interscambio e una possibilità di sviluppo a una cinematografia 'giovane' come quella nigeriana.

Il clima informale che favoriva approcci e incontri con registi, produttori e star cinematografiche, unitamente ad appositi workshop intelligentemente inseriti nel programma del festival, hanno consentito a mondi molto lontani - per mezzi economici e tradizioni culturali - di entrare in contatto e potersi, vicendevolmente, evolvere. Pescando tra le numerose sezioni in cartellone - corto e lungometraggi, documentari, video, lavori di animazione, più una sezione dedicata ai lavori di giovani studenti nigeriani - mi permetto una segnalazione per un paio di lavori, extra-nollywoodiani, che meriterebbero di arrivare quanto prima nelle nostre sale. La prima è per "From a whisper", del keniano Wanuri Kahiu, una pellicola - premiata per la categoria lungometraggi - che racconta una storia legata all'attentato di Nairobi dell’agosto 1998 all’ambasciata americana. La seconda è per uno strabiliante musical, firmato dalla regista senegalese Dyana Gaye, ambientato durante un viaggio in taxi tra Dakar e Saint Louis. L’elenco completo dei lavori premiati a Port Harcourt è su www.ionfilmfestival.com.

Cinque domande a...Enrico Vanzina


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Enrico Vanzina, classe 1949, forma col fratello Carlo un’inossidabile coppia di registi e sceneggiatori. I primi passi dietro la macchina da presa li ha mossi come aiutante del padre Stefano, meglio noto come Steno. Nel 1976 ha iniziato la carriera di sceneggiatore che lo ha portato a firmare più di ottanta film con molti dei più famosi registi italiani, fra i quali Dino e Marco Risi, Alberto Lattuada, Mario Monicelli e Nanni Loy. Insieme a Carlo ha realizzato alcuni dei maggiori successi degli anni Ottanta e Novanta, lavorando con un grandissimo numero di attori italiani, tutti molto quotati. Nel corso del 2009 ha firmato la sceneggiatura del film "Un'estate ai Caraibi", sempre insieme al fratello, che invece ne ha curato la regia.



Come si prepara per un viaggio?
In realtà non mi preparo mai, amo i viaggi casuali. A meno che non si tratti di lavoro, i miei viaggi veri sono last minute della mia coscienza. Non viaggio mai d’estate perché in questa stagione di solito lavoro, ma negli altri periodi sì e a volte sono capace di dire a mia moglie il venerdì: "Fai la valigia, si parte per il weekend". Il viaggio mi allunga la vita e per quando sarò più anziano voglio più bandierine piantate sulla mia mappa.

Cosa non dimentica mai di mettere in valigia?
Per anni mi sono portato di tutto, all’insegna del "non si sa mai". Poi ho imparato il piacere di viaggiare leggerissimo.

Il viaggio che ricorda di più e che porta nel cuore?
Il primo viaggio fatto dopo l’esame di maturità. Avevo diciotto anni ed era un coast-to-coast negli Stati Uniti. Me lo regalò mio padre, per me allora una traversata mitica.

La musica che ascolterebbe per rivivere le emozioni di quel viaggio?
Sicuramente Bob Dylan. Qualsiasi cosa.

Il cibo più particolare che ha assaggiato?
È stato un trauma, ma in realtà e per fortuna non l’ho assaggiato. Mi trovavo a Hong Kong, dove mio padre stava girando con Bud Spencer un film su Piedone. Noi tre fummo invitati a pranzo da alcuni produttori locali. E la prima portata che ci servirono fu una testa di scimmia col cranio scoperchiato e il cervello da mangiare così, ancora al suo posto. Proprio come nel film di Indiana Jones. Scappammo!

8 gennaio 2010

Una reggia senza pensieri per sua Maestà


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POTSDAM - Un nome francese, Sans-souci, per la reggia tedesca "rivale" di Versailles. Proprio come tutti i re e gli imperatori, anche Federico II Hohenzollern, detto "il Grande", ha voluto gareggiare in architettura con il palazzo del Re Sole. Ma essendo uno spirito pratico, il re di Prussia, sul trono fra il 1740 e il 1786, ha preferito una bella villa a una costruzione imponente e dedicare le sue attenzioni migliori al parco sontuoso. Sans-Souci è già dal nome rivelatore: senza pensieri, giusto un'abitazione per passare le vacanze al riparo da troppe preoccupazioni. Lussuosa, certo, in fondo sempre di reali si tratta. Ma il palazzo a un piano è spartano rispetto ai vari Schönbrunn o Versailles. È piuttosto una grande villa dove ospitare amici e familiari in un'atmosfera intima e in totale relax e dove dare più importanza al giardino imponente. Oggi la residenza di Federico II è diventata la meta d'attrazione principale di Potsdam, un antico villaggio a pochi chilometri di distanza da Berlino, dove frotte di turisti accorrono per visitare il capolavoro architettonico del Settecento, risparmiato dalle bombe della Seconda guerra mondiale.

La cittadina è entrata nei libri di storia anche per la conferenza del 17 luglio 1945 che decise la suddivisione di Berlino in quattro zone di occupazione. Inoltre, il famoso muro, simbolo della guerra fredda, lambì Potsdam che possiede il "ponte delle spie", usato per scambi di agenti prigionieri tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Caduto il muro, anche la cittadina è tornata all'antico splendore e il Palazzo ha ripreso vita. Probabilmente ne sarebbe contento proprio Federico II che amava talmente tanto questo posto da trasformarlo da residenza estiva in corte stabile. Lo fece progettare dall'architetto Georg Wenzeslaus Von Knobelsdorff tra il 1745 e il 1747, come luogo di riposo e ozio, ma il disegno e ogni piccolo dettaglio portano lo zampino del re di Prussia, tanto che lo stile viene chiamato Rococò fedriciano. Federico II voleva un palazzo intimo dove vivere e soprattutto dove fosse possibile uscire in giardino da qualsiasi punto. Le porta finestre si aprono tutte sull'immenso spazio verde a gradoni, che, come detto, è la caratteristica della "reggia". Era proprio il parco la passione del re: ha voluto persino un frutteto tropicale, terrazze, serre e agrumeti. Federico II amava passeggiare con i suoi levrieri italiani, suonare il flauto e tessere rapporti con i filosofi illuministi: scrisse opere con il suo amico Voiltaire, suggerì composizioni a Johann Sebastian Bach, che ospitò anche a Sans-Souci. Nonostante Federico II sia passato alla storia come re soldato e fosse sempre in guerra con l'acerrima nemica Maria Teresa d'Asburgo, arciduchessa regnante d'Austria, o come padre della patria per la ristrutturazione politica e sociale della Prussia del tempo, il sovrano preferiva occuparsi di musica, letteratura, arte, sostare nell'amata reggia e occuparsi del suo amato parco. Federico morì qui il 17 agosto 1786, dopo 46 anni di regno e all'età di 74 anni. Volle essere sepolto vicino alle tombe degli adorati cani, in un terreno comune vicino alla loggia del castello. Ma il suo erede, Federico Guglielmo II, ordinò diversamente: la salma finì nella chiesa di Potsdam. Anche se nel 1991, è riuscito a essere riportato a casa dai suoi levrieri che giacciono ancora all'ombra dello splendido gazebo del parco. È il giardino l'attrazione principale di Sans-Souci.

L'ingresso è molto scenografico: dal palazzo si arriva subito ad un primo gradone e da qui comincia una serie di terrazze, larghe e comode, che portano alla tenuta vera e propria. Un impressionante colpo d'occhio su quello che volle il re: i vigneti con piante provenienti da Portogallo, Italia e Francia, oltre che dalla Renania. Non solo uva per Federico II, ma anche tantissimi fichi, banane, peschi, oltre a serre di meloni e agrumi di ogni tipo, per un totale di tremila alberi da frutto. Al centro del parco una lunga e dritta strada di due chilometri e mezzo che collega tutte le fontane, le costruzioni per gli ospiti, il gazebo, le serre e quant'altro. Federico fece erigere numerosi templi ed edifici stravaganti nello stesso stile rococò del palazzo. Come la Casa cinese del te, un padiglione che mischia elementi rococò con influenze orientali. O come la grande fontana con allegorie e statue di marmo rappresentanti Venere, Mercurio, Giove, Marte e Minerva e i quattro elementi della natura. I successori di Federico II ampliarono ulteriormente il parco al punto che oggi ricopre circa 500 ettari di terreno, comprende altri castelli, tra cui quello di Cecilienhof dove si svolse la Conferenza di Potsdam con il presidente Usa Harry Truman, il leader sovietico Stalin e il premier inglese Clement Attlee per decidere il futuro dell'Europa dopo la Seconda guerra mondiale. Ovviamente il clou del parco è il palazzo vero e proprio, dipinto di giallo, lungo 97 metri e alto 12, ornato da 88 cariatidi, dominato da una cupola verde dove è impresso a lettere dorate il nome della reggia: quasi a ricordare che questo è un luogo di svago, senza pensieri.

L'interno è costituito solo da una dozzina di stanze, e nemmeno tanto sontuose, ma rispecchiano il carattere del sovrano e la sua idea di una villa comoda e pratica. Si respira un'aria familiare, molto intima, passando per sale, tutte con pavimenti e soffitti decorati. Si può facilmente immaginare il re immerso nelle sue appassionate conversazioni di letteratura e filosofia con gli ospiti, magari lo stesso Voltaire, nella biblioteca circolare. Questa è illuminata da finestre alte fino al soffitto, ha un imponente camino e il pavimento a raggiera in legno. Le librerie che costeggiano le pareti sono in legno di cedro e bronzo dorato, ornate da cartigli con stemmi. Interessante è anche la "sala del re" con la scrivania dove Federico passava molto del suo tempo e il letto dove morì. Il clou della reggia tuttavia è la sala dei ricevimenti ispirata al Pantheon di Roma, arricchita da molti quadri del pittore preferito dal re, il francese Antoine Watteau, e decorata con marmi di Carrara. Federico II era un mecenate e un collezionista, ma parecchi dei suoi oggetti d'arte sono finiti in vari musei tedeschi. Rimangono i quadri e statue collocate nella lunga e imponente galleria, forse la zona più lussuosa del palazzo. Ma sicuramente quello che rimane più impresso di Sans Souci sono le alte vetrate che si aprono sul giardino in un panorama mozzafiato: esattamente quello che voleva sua Maestà.

Cinque domande a... Luca Toni


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Luca Toni, campione del mondo e centravanti della nazionale italiana, ha esordito in serie A nel 2000 con il Vicenza, passando poi al Brescia, dove ha giocato al fianco di Roberto Baggio. Nel 2003 si è trasferito a Palermo per mettere a segno 30 gol in 45 gare. Nel 2005 con grande amarezza dei tifosi rosanero ha lasciato la Sicilia per approdare a Firenze. Dopo aver vinto la Coppa del Mondo nel 2006 è stato ingaggiato dal Bayern di Monaco e in Germania ha conquistato la folla diventanto in breve tempo capocannoniere della Bundesliga 2007/2008. È di pochi giorni fa il grande rientro in Italia: nel prosieguo del campionato 2009/2010 il bomber vestirà la maglia della Roma.


Il viaggio più bello che ha fatto?
Tra i tanti viaggi che ho fatto, anche e soprattutto con la squadra e la Nazionale, direi che le Maldive sono un posto davvero speciale per me. Forse perché mi piacciono gli sport acquatici, diving, nuoto e lì è un paradiso. Il mare è meraviglioso, mi comunica una grande sensazione di quiete e di distensione.

Che cosa le hanno lasciato questi luoghi?
Una profonda sensazione di pace. Di solito arrivo alla fine della stagione sempre molto stanco, gli impegni tra coppe, campionato e Nazionale sono sempre molto intensi, stressanti e quello che cerco è la calma, il silenzio, la tranquillità e le Maldive mi comunicano proprio questo: relax.

Il cibo più strano o particolare che ha mangiato?
Sicuramente avrò mangiato cose particolari, soprattutto in Giappone, magari pesci che noi in Europa non conosciamo. Comunque erano molto buoni. Ma se ho mangiato cibi strani preferisco non sapere cosa fossero.

Se dovesse stilare una colonna sonora del posto che l'ha colpita di più, che musica sceglierebbe?
Di solito carico il mio iPod con tutte le canzoni che mi piacciono, quindi non c’è una colonna sonora specifica. Mi piace ascoltare Nek, Ligabue, Vasco, e poi dipende sempre dai momenti, dagli stati d’animo. Ad esempio uno degli artisti stranieri che adoro è Bruce Springsteen.

L'albergo più accogliente dove ha dormito o quello che le è rimasto più impresso?
Devo dire che ho sempre avuto la fortuna di dormire in grandi alberghi, visto il lavoro che faccio, tuttavia ricordo una vacanza in Thailandia. Non ne ricordo il nome, ma l’albergo era di una bellezza incredibile.

Foto C. Mangiarotti per Gossipnews.it

7 gennaio 2010

Koh Samui, elefanti e farfalle sull'isola


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KOH SAMUI - Non solo palme e spiagge. Koh Samui ha un entroterra altrettanto ricco di attrazioni, dai numerosi templi alle cascate e alla fauna locale. Un luogo che sa di Paradiso terrestre, dove il tempo scorre lento e dove la gente è sempre sorridente. Un incanto recentemente squarciato da un incidente aereo che ha portato l'isola thailandese agli onori, in questo caso tristi, delle cronache: un aereo è uscito di pista, schiantandosi contro la torre di controllo, a causa della pioggia e provocando la morte del pilota. Tragedie a parte, è proprio lo scalo aeroportuale il biglietto da visita più originale di Samui: frequentatissimo dai tanti voli giornalieri che lo collegano a Bangkok, è un susseguirsi di giardini, palme, tapis roulant e banchi per il check-in sotto tetti di bambù. Un modo originale e ben integrato con la natura per dare il benvenuto ai visitatori di questo gioiello del golfo della Thailandia.

Per vederlo al meglio basta affittare un motorino e seguire la lunga strada asfaltata che costeggia tutta la sua estensione. Una spiaggia dopo l'altra: da quelle più amate dai turisti, con palme, ristorantini sull'arenile e ombrelloni di paglia per riposarsi, a quelle più tranquille, riservate magari ai vari resort dell'isola, spettacolari nel loro silenzio, con i cani che passeggiano sulla riva e i massaggiatori pronti ad offrire un relax al meglio della tradizione thai. Comunque sia, da fare attenzione alle maree che quando si ritirano fanno emergere granchi e rocce. Sicuramamente la spiaggia più frequentata è a Chaweng, piccolo borgo che la notte si trasforma in un chiassoso ritrovo, tra ristoranti, negozi e schiamazzi di mille motorini e auto. Un po' troppo per chi cerca il contatto con la natura. Meglio a Lamai, seconda cittadina dell'isola, anche questa una trafila di negozi e bar illuminati, ma meno caotica di Chaweng e dall'aria più hippy, senza contare che la spiaggia è migliore di quella della "rivale".

All'estremità meridionale di Lamai c'è una delle tante attrazioni naturali: due rocce erose dal mare e dal tempo, chiamate Hin Yai e Hin Ta, ovvero grande padre e grande madre, che hanno la forma dei genitali maschili e femminili. Abbandonata la costa ricca di bungalow in legno, villaggi e mercatini di spettacolari frutti tropicali, l'interno di Koh Samui merita alcune escursioni. Al nord, c'è il tempio del Buddha gigante, Wat Phra Yai, con una statua di quindici metri, posto su un isolotto a cui ci può arrivare tramite un ponte sospeso. Senza contare i numerosi templi, buddisti ma anche induisti, sparsi per l'isola, come il il Wat Khunaram, che conserva la mummia di un monaco morto oltre venti anni fa durante la meditazione. Più gioioso è invece Laem Sor Pagoda, una pagoda d'oro che sprizza bagliori lucenti nel cielo. Ma è a contatto con la natura che a Samui si fanno le esperienze più interessanti. Come con le monumentali cascate Namtok Na Mueang.

Fanno un doppio salto e ci si può arrivare a piedi, tramite una gita nella giungla, tra fiori di mille colori, le immancabili palme da cocco e altissime piante lussureggianti, o meglio ancora a dorso di elefante, un passaggio estremamente comodo e divertente, soprattutto quando il "guidatore" invita pochi e selezionati "ospiti" a mettersi direttamente sul collo, dietro le orecchie, dell'elefante. Altre cascate, meno spettacolari e più pratiche da raggiungere, visto che si può farlo anche in auto, sono le Namtok Hin Lat. Qui, nel laghetto sottostante al salto dell'acqua, ci si rinfresca con un piacevole bagno tra i rumori della natura incontaminata. Samui è il regno degli animali: non solo elefanti, ma anche scimmie e serpenti, con cui temerari locali fanno uno spettacolo per i turisti. E poi l'acquario con i pesci locali, il mini zoo, triste peraltro, con le tigri, ma soprattutto il "giardino delle farfalle". Un'enorme serra dove vivono centinaia di farfalle di ogni forma, tinta e dimensione, che si avvicinano ai visitatori e si lasciano fotografare nella loro maestosità o svolazzano sopra le loro teste. Sono proprio le farfalle e gli elefanti, insieme all'ospitalità della gente e alla tranquillità isolana, a lasciare un ricordo speciale di Samui.

Come arrivare
Dall'Italia è possibile arrivare a Bangkok con un volo diretto Thai Airways da Roma e Milano. Da Bangkok si può effettuare un volo interno fino a Koh Samui o in alternativa arrivarci via terra. In questo caso bisogna scendere fino a Don Sak, dove partono i traghetti per l'isola. La cittadina si trova a una sessantina di chilometri a est di Muang Surat Thani, circa 700 km a sud della capitale.

Diari di viaggio, Magalli: le mie luci a New York


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Quella di essere un grande viaggiatore è una caratteristica poco nota di Giancarlo Magalli (nella foto con Adriana Volpe). E in effetti il Giancarlo nazionale è più famoso com uomo di spettacolo, anche dietro le quinte. Ha scritto infatti molto per il teatro e il cabaret e tra le sue opere si ricordano "Romoleide" e, in collaborazione con Pippo Franco, le commedie: "Il naso fuori casa", "Belli si nasce" ed "È stato un piacere", nelle quali ha anche recitato come coprotagonista. Come sceneggiatore cinematografico ha, tra gli altri, scritto i film: "La gatta da pelare", "Due strani papà", "L'incarico (The Assignment)" e "Yougottabekidding". È inoltre autore di molte trasmissioni televisive, a partire dal famoso "Non Stop", "Patatrac", "Pronto Raffaella", "Pronto, chi gioca?". Sono anche suoi i programmi: "Sotto le stelle", "Galassia 2", "Lady magic" e "Tutto compreso". Il conduttore ha tanti hobby, come quello dei computer e della tecnologia. Attualmente è tornato al timone di "I fatti vostri", la storica trasmissione di Michele Guardì su Raidue, tutti i giorni dal lunedì al venerdì, dalle 11:00 alle 13:00.

"Non ho un viaggio del cuore in particolare, dato che mi piace partire spesso. In alcuni luoghi vorrei ritornare, altri invece non mi attirano, come il Sudamerica, dove non sono mai stato. Amo molto gli Stati Uniti, li ho visitati almeno un'ottantina di volte, sono quaranta anni che ci vado almeno una volta l'anno. Soprattutto a New York, dove ho anche una casa. E' una metropoli che cambia in continuazione e ti affascina sempre, c'è qualcosa di nuovo da vedere ogni volta anche se uno la conosce. La prima volta si fa il turista e si visitano i soliti monumenti come la Statua della Libertà o l'Empire State Building; la seconda cominci a notare altre attrazioni. Ad esempio, quest'estate sono stato per la prima volta alla "Morgan Library", un posto di cui i turisti non sanno nemmeno l'esistenza, anzi a volte non lo sanno neppure i newyorkesi. E' una città talmente effervescente che c'è sempre una mostra o
una manifestazione diversa ogni volta che uno ci mette piede.

In questi anni l'ho vista cambiare: ci sono ristoranti e boutique che chiudono e altri che aprono, magari diventano trendy per un periodo e poi ne nascono altri. Attualmente il quartiere più alla moda è il "Meat Packing District", con le casette a schiera dei primi del secolo e i vecchi magazzini della carne. Anche se io trovo ancora molto vivo e interessante Soho. Ovviamente di tutte le volte che sono stato a NY quella che mi ha colpito di più è stata dopo l'11 settembre 2001. C'era un clima di mestizia, con i locali deserti, nessuno che faceva la coda nei ristoranti o nei negozi. E' stato triste, ma il sindaco dell'epoca Giuliani è stato bravo a risollevare la città. Anche se "Ground Zero" è rimasto un luogo spettrale e demoralizzante: ancora non ci hanno costruito niente, nonostante i progetti, e credo che ci vorrà molto tempo prima che rinasca".

20 dicembre 2009

Speciale Natale in Africa


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Etiopia - Il maggior Paese cristiano d'Africa, confessione copta, festeggia il proprio Natale, noto come Ganna, il 7 gennaio. Le celebrazioni, in alcuni casi, si tengono ancora nelle antiche chiese scavate nella roccia. La notte della vigilia si resta fuori fino all'alba cantando e pregando, mentre la mattina del 7 gennaio si celebra il servizio religioso e si trascorre poi in festa il resto della giornata. Il pranzo natalizio prevede il doro wat a base di pollo, servito sul piatto di pane injera. Nella tradizione copta etiope non è molto radicato lo scambio natalizio di doni, anche se si sta diffondendo ultimamente.


Egitto - Paese musulmano con una presenza cristiana forte, anche qui di confessione copta. E anche qui si festeggia il 7 gennaio, pur se le celebrazioni iniziano a fine novembre. Per quaranta giorni non si mangia carne né latte, l'astinenza finisce il 6 gennaio, giusto in tempo per il giorno dopo quando alle celebrazioni religiose, alcune persino trasmesse dalla tv di Stato, si unisce il pranzo sontuoso con il fatta, piatto tradizionale a base di carne e riso. Da alcuni anni trionfano gli alberi di Natale, solamente artificiali.


Ghana - Ogni occasione è buona per fare festa. Così il Natale si colora di chiese addobbate, musica, processioni e parate per le strade. La gente va a trovare parenti e amici che vivono nei villaggi lontani. Per il pranzo natalizio si usa mangiare riso, pollo, agnello e molta frutta di ogni genere. Nelle famiglie cristiane si fa l'albero, decorando un mango.



Kenya - Le poche chiese cristiane vengono addobbate in stile locale: fiori coloratissimi e alberi di mango trasformati in "abeti" natalizi. Le famiglie festeggiano a pranzo, mentre i bambini girano di casa in casa alla ricerca di doni e dolci. Il piatto che non manca sulle tavole è un arrosto di capra chiamato nyama choma.




Nigeria - Paese dalle mille etnie, qui il Natale si festeggia solo nelle regioni dove sono presenti i cristiani. Tuttavia questi non sono pochi, considerando che nel censimento religioso del 1999 toccavano i 56 milioni, pari al 40% della popolazione totale. La tradizione più radicata rimane il pranzo di famiglia con tutti i parenti.




Sudafrica - Il Natale, nella nazione più meridionale del continente, cade durante le vacanze estive in virtù delle stagioni invertite rispetto all'Europa. Il 25 dicembre diventa così una scusa per fare una gita fuoriporta o per passare una giornata al mare.



Zimbabwe - Per Natale, qui chiamato Kisimusi, i grandi regalano doni ai bambini. Anche qui il pranzo è al centro delle feste: più famiglie di parenti e amici si riuniscono per preparare le pietanze che vanno dal porridge all'arrosto di capra, alle verdure e agli immancabili dolci.

Gerusalemme, spirito e potenza


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GERUSALEMME - Su Gerusalemme sarebbe doveroso scrivere qualcosa di potente, perché questa è la sensazione che si prova, visitandola. E non è necessario compiere un viaggio religioso per sentirsi improvvisamente a contatto con la propria spiritualità. È quasi come camminare in punta di piedi e sussurrare quando non si deve fare rumore. Ci si adegua, semplicemente. Ci si adegua a un luogo che trasuda storia, come tanti, è vero, ma solo Gerusalemme ci obbliga a fare un cammino anche dentro noi stessi. L’ideale sarebbe visitarla da mercoledì a domenica, facendo in modo di trovarsi là nelle giornate di preghiera di musulmani, ebrei e cristiani, cioè venerdì, sabato e domenica, avendo già avuto il tempo di ambientarsi. La città vecchia è di fatto divisa nei quartieri musulmano, cristiano ed ebraico, per cui non sarà difficile decidere come visitarla al meglio.

Le luci di Gerusalemme e i suoni all’interno delle mura sono quasi commoventi. Al tramonto, mentre il cielo diventa rosato, gli ultimi raggi di sole si specchiano sull’oro della Cupola della Roccia - che insieme alla moschea di Al Aqsa domina la spianata delle moschee, o Monte del Tempio - e tutto intorno risuonano i canti dei muezzin dai minareti, che si sovrappongono alle campane delle chiese. Per entrare nella città vecchia si passa attraverso le porte costruite lungo le mura volute da Solimano il Magnifico nel XVI Secolo. La Porta di Damasco conduce dritto al quartiere musulmano, con le sue irresistibili botteghe di spezie e i mercati distribuiti in un immenso e caotico bazar, che si spegne al tramonto, quando improvvisamente le persone e le merci scompaiono e restano solo le luci e le pietre antiche. E come d’incanto sembra che il tempo, i secoli, non fossero mai passati. Al confine col quartiere ebraico si trova, lo ricordiamo, il Monte del Tempio, dove cioè fu edificato il primo tempio ebraico, mille anni prima della nascita di Cristo. La Cupola della Roccia sorge sulla lastra di pietra sacra sia all’Ebraismo che all’Islam. Sacra perché qui sarebbe il punto in cui Abramo stava per uccidere suo figlio Isacco, e sempre qui, secondo la tradizione, Maometto salì al cielo per raggiungere Allah.

Al Monte si accede dal Muro Occidentale, ossia il Muro del Pianto, dove ogni giorno, ma specialmente al sabato, si radunano migliaia di ebrei in preghiera, rigorosamente divisi nei settori maschile e femminile. Una meta di pellegrinaggio molto importante per tutti gli ebrei, dove è necessario osservare rispetto nell’abbigliamento e nel comportamento, come praticamente in tutta la città vecchia. Il cammino lungo le strette vie porta al quartiere cristiano, dove sono custoditi i luoghi santi che ricordano la vita di Gesù. La basilica del Santo Sepolcro è costruita proprio sul luogo in cui sarebbe avvenuto il calvario, quindi dove Cristo è stato crocefisso, e dove è poi morto e risorto. La basilica fu fatta edificare da Elena, la madre dell’imperatore Costantino, 300 anni dopo la morte di Gesù. Appena fuori dalla porta di Jaffa, lasciandosi alle spalle il Muro del Pianto, si raggiunge la Cittadella (Torre di Davide), da cui si può continuare, passeggiando, o prendendo un taxi, fino al Monte degli Ulivi che si trova proprio sulla collina di fronte.

La moderna Gerusalemme invece colpisce per il gran numero di giovani che si radunano la sera nelle vie del centro per vedere gli artisti che si esibiscono in strada, mentre tutto intorno si trovano numerosi ristoranti e bar con spazi all’aperto. Nella città nuova va visitato l’Israel Museum, per conoscere cinquemila anni di storia, e il Santuario del Libro, dove sono custoditi i Rotoli del Mar Morto. Ci si deve spingere invece fuori dal centro per visitare lo Yad Vashem, il museo dell’Olocausto inaugurato nel 2005. Un pellegrinaggio nella storia e nella spiritualità, passa necessariamente anche attraverso altri luoghi santi, come la Basilica della Natività, a Betlemme, nei territori palestinesi. Un autobus conduce da Gerusalemme fino al muro che divide la Cisgiordania da Israele e dopo i controlli dei soldati israeliani si prosegue per Betlemme, ma per arrivarci si deve prendere un taxi palestinese fino alla basilica e alla Piazza della Mangiatoia. Il tragitto non è lungo è offre la possibilità di vedere da vicino le due opposte realtà che convivono nei luoghi più sacri della nostra civiltà: quella degli israeliani e dei palestinesi.

17 dicembre 2009

Speciale Natale in Asia


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Giappone - Terra di contraddizioni e commercio, dove tutto viene trasformato in luci che addobbano le città, anche il Natale non poteva passare inosservato, nonostante qui non sia una festa religiosa. I centri commerciali e i negozi fanno sfoggio di un numero impressionante di Babbi Natale: i giapponesi impazziscono per questo vecchietto vestito di rosso. Lo chiamano Santa Kuroshsu e viene raffigurato con un paio di occhi anche sulla nuca, una particolarità che risale agli dei nipponici. Esiste infatti una divinità, Hoteiosho, che porta i regali ai bambini che si comportano bene e che ha come caratteristica un paio di occhi sulla nuca per controllare meglio il comportamento dei più piccoli. Insomma, i giapponesi hanno reso loro anche Santa Claus. Niente riti religiosi, niente menù speciali, ma tantissimi regali. Tutte le decorazioni natalizie, però, cominciano ad essere rimosse già dal 26 dicembre.


Filippine - Essendo il paese più cristiano dell'Asia, le celebrazioni sono abbondanti e cominciano presto. Al centro c'è la Misa de Gallo, la messa di mezzanotte che può durare fino all'alba. In giro per le città è facile imbattersi in rappresentazioni della Natività e delle peripezie della Sacra Famiglia. I festeggiamenti durano fino all'Epifania. In ogni casa delle Filippine ci sono lanterne di Natale, ossia lampade colorate e decorate. Il piatto che non può mancare è il bibingka, una torta salata di riso e verdura che va bevuto con un te particolare, il salabat.


Cina - Anche qui i cristiani sono una minoranza, ma possono festeggiare il Natale. Le celebrazioni sono esclusivamente nelle grandi città: il presepe latita, anche se una spedizione archeologica nella provincia dello Shaanxi ha rinvenuto una natività in legno risalente all'800 d.C. C'è però un Babbo Natale cinese ed è chiamato Dun Che Lao Ren.



Corea del Sud - Il clou della Festa, molto sentita dai coreani, è la messa di mezzanotte, al termine della quale si battezzano i nuovi fedeli che hanno deciso di abbracciare il cristianesimo. Le città sono animate da una serie di cori tradizionali improvvisati e il pranzo prevede una torta salata a basi di riso, il kimchi, ovvero verdure grigliate con spezie, e carni arrostite. E si scambiano i regali.


India - Le tradizioni cristiane sono mischiate a quelle del paese. Gli alberi di Natale, non essendoci abeti, sono i banani e i manghi, le cui foglie sostituiscono i tralci di pungitopo nella decorazione delle case. La Vigilia per esprimere la gioia della nascita di Gesù si mettono lumini a olio, accesi, in cima ai muri o sui tetti.



Arabia Saudita - L'Islam non riconosce il Natale ma non lo vieta neppure. I festeggiamenti cristiani sono pochissimi e legati solo agli stranieri e si svolgono in maniera privata. In Arabia Saudita non ci sono luci e addobbi natalizi. Tuttavia la reatà mediorientale è estremamente composita e risente dell'influenza di diverse culture, per cui è difficile indicare un modo univoco di festeggiare il Natale in una zona così ricca per etnie e tradizioni.


Armenia - E' tradizionale andare alla badarak, la messa di mezzanotte, durante la quale viene fatta bere ai fedeli acqua benedetta. Prima di Natale è osservata una settimana di astinenza da tutti i cibi di origine animale. Anche i cristiani ortodossi hanno un loro modo di festeggiare il Natale, con particolare attenzione alla sua dimensione più spirituale, trà di essi è infatti usanza benedire una croce e immergerla in acqua. Ogni famiglia preleverà un po' di quest'acqua benedetta e la porterà a casa per berne un sorso prima di mangiare.

Speciale: Natale in Nordamerica


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Canada - Nel rigido inverno canadese, ogni città, ogni comunità e etnia ha il suo modo di festeggiare il Natale. In comune, tutti hanno il cenone, l'albero e Babbo Natale. Un'antica tradizione, risalente a Samuel de Champlain, l'esploratore che fondò la città di Quebec nel 1608, vuole che i festeggiamenti inizino il 25 novembre, giorno di Santa Caterina e festa delle donne single. Gli addobbi natalizi, composti da corone di alloro, luci colorate e l'immancabile abete, decorano tutte le case. I bambini scrivono la letterina a Santa Claus una settimana prima del 25 per chiedere i doni, poi appendono le calze ai camini in modo che Lui possa riempirle di caramelle e cioccolatini. In alcuni paesi esiste anche la tradizione per i bimbi di andare a cantare di casa in casa le canzoni natalizie e come compenso ricevere qualche moneta, dolcetti o qualcosa di caldo da bere, tipo cioccolata. Il pranzo tradizionale ha al centro il tacchino ripieno con contorno di patate e salsa di mirtilli, anche se alcune famiglie usano preparare l'anatra arrosto. A Toronto è tradizione una corsa di Babbi Natale in costume da bagno che sfidano il gelo.

Stati Uniti - Normalmente la sera della Vigilia i bambini cantano in coro per i vicini di casa e per gli amici, bussando alle loro porte e ricevendo in dono dolcetti. Poi, prima di andare a dormire, appendono ai piedi dei loro letti le calze o la federa di un cuscino, dove Santa Claus lascerà i regali. Il pranzo del 25 è dominato dal tacchino ripieno. I festeggiamenti e gli addobbi per le strade normalmente iniziano dopo la festa di Thanksgiving, l'ultimo giovedì di novembre. Da allora ogni città grande e piccola si riempie di luminarie di qualsiasi tipo e di enormi alberi. Il centro delle feste è ovviamente New York. Il Natale nella Grande Mela diventa quasi un affare di Stato con tantissime proposte e tradizioni.

A partire dal Christmas Tree, splendente di stelle Swarovski, eretto al Rockfeller Center, punto focale della metropoli con la sua pista di pattinaggio su ghiaccio. Tutto comincia con la Macy's Thanksgiving Day Parade, la tradzionale parata che parte dalla 77a strada per arrivare alla Seventh Avenue, tra carri colorati, musica delle bande e gonfiabili giganti, tra cui un profano Spider Man. Poi è la volta dell'accensione dell'albero al Rockfeller Center: il primo fu realizzato nel 1930 dagli operai che lavoravano alla costruzione del grattacielo e da allora è diventata l'attrazione principale del Natale newyorkese. Ovviamente tutti i grandi magazzini e i negozi del centro sono illuminati e fanno a gara per mostrare la decorazione più maestosa. Per finire, insuperabile festa di Capodanno a Times Square.

La spettacolare Ball Drop, la grande palla luminosa, verrà innalzata e illuminata sin dalle sei del pomeriggio. Il conto alla rovescia inizierà alle 23.59 quando la New Year’s Ball scenderà lentamente per 60 secondi fino ad indicare l’inizio del nuovo anno allo scoccare della mezzanotte. Ma anche negli altri quartieri si festeggia alla grande. A Brooklyn le case vengono decorate con milioni di luci e pupazzi giganti raffiguranti Santa Claus, angioletti, pupazzi di neve e renne, al punto che sono diventate un'attrazione turistica.

A Staten Island si può partecipare al Candlelight Tour, un'immersione in un villaggio illuminato solo da candele, lampade a olio e focolari per rendere l'atmosfera suggestiva. Nel Bronx, attività per tutta la famiglia, da canzoni Natalizie a recite con bambini, senza farsi mancare lo shopping. Quest'anno, poi, per la prima volta a New York si aprirà al Pier 94 una fiera di artigianato, prodotti artistici e designer. Un'altra tradizione immancabile è il Radio City Christmas Spectacular: fino al 30 dicembre, tra neve e fuochi d'artificio, le celebri Rockettes presentano nuove coreografie per celebrare le festività.

15 dicembre 2009

Speciale Natale Sudamerica


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Brasile - Tantissime tradizioni per questo periodo dell'anno. Il presepe è diffuso nella zona nord-est del paese: a Olinda, cittadina dello Stato di Pernambuco, venne indrotto nel Seicento dal frate francescano Gaspar de Santo Agostinho e da allora è diventao un "must" natalizio. Il presepe è arricchito dalla presenza di alcuni zingari, che secondo la credenza locale vogliono rapire Gesù. E' Papai Noel a portare i regali ai bambini, mentre la messa di mezzanotte è preludio della Ceja de Natal, il pranzo. Nelle città più grandi vengono innalzati enormi alberi con centinai di luci e dovunque ci sono processioni e cortei, che uniscono riti sacri ad altri profani. Gli alberi spuntano ricchi di neve artificiale sulle spiagge con 40 gradi di temperatura, come a Recife.

Spunta anche increbilmente il panettone, portato in dono su slitte e renne di cartongesso. Una delle manifestazioni più famose è quella che si svolge allo stadio Maracanà di Rio De Janeiro, dove le autorità della città danno il benvenuto a Babbo Natale in arrivo sull'elicottero. In un Paese dove ogni scusa è buona per festeggiare, oltre a Natale, i brasiliani aspettano il Capodanno, chiamato passagem de ano o reveillon: è d'obbligo un bagno purificatore nell'oceano, seguendo i riti dell'antica religione candomblè di origine africana.

Argentina - E' la vigilia il giorno più importante. La famiglia si riunisce la sera e si mangia l'asado, carne alla brace, si brinda con panettone e spumante. Fino a pochi anni fa i regali li portavano i Re Magi a gennaio e i bambini lasciavano le scarpe fuori dalla porta di casa insieme ad un po' d'acqua e di erba per rifoccillare i cammelli. Ultimamente anche in Argentina i doni si scambiano a Natale. Buenos Aires comincia a essere illuminata da centinaia di luminarie e alberi artificiali a fine novembre, anche se esplode l'estate e la gente gira in maniche corte.

Bolivia - Il presepe è la tradizione dominante e si trova in tutte le case e le chiese. La notte del 24 ruota attorno alla Misa Del Gallo, al termine della quale le strade vengono cosparse di zucchero. I bambini ricevono i regali all'Epifania e la sera del 5 gennaio le scarpe dei piccoli, con dentro una lettera per i Re Magi, vengono messe fuori dalla porta di casa. Durante la cena natalizia si mangia picana, mais, carne di maiale, pomodori, cipolle, peperoni, zuppe e frutta varia.

Colombia - Tutto inizia l'8 dicembre con l'accensione delle candele. Con l'avvicinarsi del Natale se ne accendono decine in ogni casa e persino ai bordi delle strade. La noche buena, il 24, avviene lo scambio di regali, portati da Gesù Bambino, e si celebra la messa di mezzanotte. Prima di andare a dormire si mangia l'ajiaco, una zuppa di patate, pollo e mandorle, mentre la bevanda tradizionale è il sabjon, un misto alcolico di tequila, uova, latte, vino e whisky.

Cile - I bambini attendono con ansia il Viejo Pascuero, il Babbo Natale in salsa andina. Il cenone inzia alle luci dell'alba del 25, dopo la conclusione della Misa Del Gallo. Il dessert tradizionale è una sorta di pane dolce con frutta e biscotti curiosamente chiamato Pan de Pascua.

Speciale Natale Centroamerica


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Giamaica - Sull'isola delle Antille è la cosiddetta Christmas breeze, la brezza tipicamente decembrina, ad annunciare che si approssimano le feste di fine anno. In questo periodo le strade risuonano dei tamburi che accompagnano i danzatori Jonkunnu, i quali sfilano in costume e maschere e con le loro danze ripercorrono la storia del popolo giamaicano fino alle lontane radici africane. Un altro evento tipicamente natalizio della Giamaica è il Grand Market, una fiera che si svolge in tutta l'isola con stand di vari cibi come le torte di pinda (nome africano per le arachidi) e prodotti artigianali. Per tradizione durante la Vigilia di Natale alcuni mercati sono decorati con striscioni, palloncini e grandi campane e i residenti indossano costumi colorati e cappelli brillanti.

Sulle tavole non manca il tradizionale tacchino natalizio e il saltfish (baccalà) servito con ackee, il frutto nazionale dall’aspetto di una pera di colore arancione i cui spicchi vanno bolliti perché altrimenti sono velenosi. Altre specialità tradizionali natalizie sono l'arrosto di prosciutto, pollo, coda di bue o capretto al curry, accompagnato con yam dolce chiamato yampi. Come dolce natalizio viene servita la torta di frutta jamaicana, preparata con frutta inzuppata di rum e porto. Insostituibili sono anche i goongoo peas, una varietà di piselli dal sapore molto simile alle lenticchie, il breadfruit l’albero del pane servito bollito, arrostito o fritto e il sorrel wine, che è la tradizionale bevanda natalizia, di colore rosso che si ottiene dalle bacche del sorrel, un arbusto molto comune sull’isola.


Messico -I giorni precedenti al Natale sono l'occasione per una simpatica e popolare tradizione: la posada. I riti risalgono alla metà del XVI Secolo e riprendono l'arrivo a Betlemme di Giuseppe e Maria e la loro ricerca di un luogo dove alloggiare. "Dar posada" significa anche ospitare un viandante e nella tradizione natalizia si riferisce inoltre all'abitazione che accoglie i protagonisti della natività. Un corteo segue Giuseppe e Maria, che sono due bambini vestiti appositamente oppure due statue portate dai bimbi, che vanno a chiedere ospitalità in una casa. Prima di arrivare dove saranno accolti, si fermano a chiedere il permesso in altre abitazioni senza esito. In processione sfilano musicisti che suonano strumenti tradizionali, intervallati da preghiere e litanie. Giunti alla casa giusta, il gruppo domanda "posada" con un canto a cui viene risposto dall'interno della casa con un altro coro. Una volta aperta la porta, si prega tutti insieme e la famiglia ospitante offre dolci e bevande. Si chiude il festeggiamento con la famosa "pignatta", una pentola di terracotta o di cartapesta appesa ad una corda che un bambino bendato dovrà rompere colpendola con un bastone. Le pignatte sono piene di frutta, dolci e giocattoli. Questo rito si ripete anche dopo il pranzo del 25.

Costa Rica - Tanta musica anche qui per la Posada, ovvero il periodo di nove giorni che anticipa il Natale. Tamburi e suoni in ogni parte delle città, mentre il presepe, chiamato nascimiento, è al centro delle tradizioni. L'albero si sta diffondendo negli ultimi anni anche grazie alla numerosa comunità tedesca che vive in questo Paese. Il cenone di Natale è molto ricco e ruota intorno all'escabeche, uno sformato di carote, cavoli, peperoni, cipolle, piselli e aceto. Il dolce tradizionale è il navideño. I regali si scambiano a Capodanno, mentre tutto finisce il 6 gennaio con una grande parata di carri e musica.

Cuba - La noche buena, ovvero la Vigilia, è rimasta inosservata per parecchio tempo. Da qualche anno però, da quando lo Stato ha tolto il veto ai riti religiosi, sono tornate le tradizioni di origine contadina. Non mancano addobbi, alberi e presepi, nonostante le temperature calde, e si festeggia a base di banchetti fino all'alba con pietanze ricche di maiale e scorrono litri di birra.



Bahamas - Sotto il sole si festeggia il Junkanoo. Ovvero una festa che trova le origini nel periodo in cui queste isole erano abitate soprattutto da schiavi. Musica locale e tanta allegria che dura fino all'alba per un Natale poco in linea con le tradizioni occidentali.

11 dicembre 2009

Speciale Natale Europa


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Finlandia - È la terra per eccellenza di Babbo Natale, a cominciare dal villaggio dove vive l'uomo dei regali: Rovaniemi. In questo luogo l'atmosfera è romantica e dolce e siamo al Circolo polare artico, nella terrra delle renne e del ghiaccio, nonché nella Lapponia più profonda. Trovarsi qui è il sogno di centinaia di bambini, perchè tutto parla di Natale, dall'esposizione permanente di tutte le tradizioni mondiali legate a questo periodo, come la storia dell'albero, alla fabbrica di giocattoli e all'ufficio postale per le letterine dei bimbi. Babbo Natale vive con Mamma Natale e con i piccoli in una montagna chiamata Korvatunturi sempre in Lapponia. La montagna ha tre orecchie in modo che Santa Claus possa sentire i messaggi di tutti i bambini del mondo, ma l'ingresso è segreto e nessuno sa dove sia. Inoltre in Finlandia c'è una tradizione particolare: all'esterno delle case, insieme al classico abete, viene preparato un alberello più piccolo con tanti semi appetitosi, solo per gli uccellini.

Russia - A San Pietroburgo tutti i Santa Claus si riuniranno in uno speciale G8 dei Babbi Natale. Stavolta non sono i leader dei paesi più importanti del mondo a partecipare all'appuntamento, ma per la notte di Capodanno nella città russa è previsto un vertice che nulla ha da invidiare a quello politico. Fra i Santa Claus che hanno confermato la presenza per rappresentare il loro paese ci saranno quello finlandese, Joulupukki, quello tedesco, Nikolaus, il Santa Claus americano, il giapponese Chotejosho-san e quello italiano accompagnato dalla Befana! A fare gli onori di casa il Babbo russo, Ded Moroz con la nipotina Snegurachka.

Svezia - Qui le feste iniziano con Santa Lucia, il 13 dicembre, per celebrare il giorno più corto dell'anno. A Stoccolma fioccano i mercatini natalizi, come quello antico nella piazza principale della Città Vecchia (Gamla Stan) dove i venditori indossano costumi d'epoca. Tra le tradizoni più curiose, si mette un mazzo di spighe di grano sul davanzale della finestra. Durante il periodo natalizio le case vengono addobbate con decorazioni fatte con paglia, fiori e dolcetti speziati, i pepparkakor. I bambini usano il calendario dell' avvento per contare i giorni fino a Natale e ogni giorno aprono una finestrella. L'albero si addobba il giorno prima di Natale e la sera del 25 dicembre si mangia una minestra di riso, delle polpettine e salsicce. Dopo la cena solitamente ci si riunisce intorno all' albero per cantare. Solo a questo punto arriva Babbo Natale.

Danimarca - Nel Paese della Sirenetta e delle favole, non potevano non esserci tante tradizioni legate al Natale. Si comincia con l'avvento, quando i bambini si trasformano in folletti e fanno piccoli scherzi in casa. La vigilia si trascorre in famiglia ed è in questo giorno che si addobba l'albero con bandierine danesi. Il pranzo prevede oca arrosto con cavoli, patate scure e come dessert riso alle mandorle, dove si nasconde una mandorla intera. A trovarla è normalmente il bimbo più piccolo e riceverà un bel dono. I bimbi vengono vestiti come folletti con un cappello a punta e aspettando Julemann, ovvero Babbo Natale. Dopo cena si balla intorno all'albero, si cantano inni natalizi e alla fine si aprono i regali. In Danimarca vengono presentati tradizionalmente alcuni prodotti per celebrare il Natale. Ad esempio c'è il piatto di Natale della Bing & Grondahl, in edizione limitata: quest'anno è il numero 104. Nella casa di cristallo della Royal Copenhagen vengono apparecchiate e addobbate tavole natalizie da noti personaggi danesi, ogni anno con un tema diverso. Tra le tradizioni anche un'edizione natalizia di una serie di francobolli decorativi usati insieme a nastri colorati e a sigilli di cera per personalizzare le buste dei biglietti d’auguri sin dal 1904. I folletti, poi, non stanno solo nelle case, ma riempiono le vetrine dei negozi, sono sui davanzali delle finestre e sui muri delle abitazioni. Sono i nisser e hanno un look più pratico di Babbo Natale: pantaloni grigi (ma la gonna per la signora nisse), scarpe di legno e un lungo cappello rosso a punta. E sono pure permalosi: se tutto non va per il verso giusto, si comportano male. Per lusingarli i bambini lasciano sul davanzale una ciotola con latte e pappa di riso: se al mattino non si trova più, il nisser è passato. Alcuni dicono di averli visti persino guidare i tram a Natale.

Germania - Tutte le città, grandi e piccole, ospitano i mercatini natalizi tra fiumi di vin brulé. Le case sono addobbate con l'albero e con la corona dell'avvento, mentre per i più piccoli si segue il rituale del calendario dell'avvento con tanti buoni propositi. Le piazze si riempiono di bambini che girano cantando in coro e suonando tamburi e triangoli. Se sono bravi, ricevono qualche moneta, caramelle e fichi secchi. I bimbi, poi, scrivono a Gesù Bambino per chiedere i regali e mettono le loro letterine in una busta, dove è stato steso un sottile strato di colla cosparso di zucchero, in modo che ogni busta brillerà alla luce della luna. La sera della Vigilia la mettono sul davanzale della finestra e aspettano Babbo Natale. Nel sud della Germania si usa spargere grano sul tetto della casa in modo che anche gli uccellini possano gioire del Natale.


Gran Bretagna - E' stato Sant'Agostino di Canterbury a introdurre la tradizione natalizia, quando con i suoi monaci, fu inviato da papa Gregorio Magno a svolgervi la propria missione apostolica, verso la fine del VI secolo. Anche qui è un trionfo per l'albero di Natale. Londra si riempie delle festose luci di multicolori lampadine che addobbano un gigantesco albero allestito per la strada. Sarà Father Christmas, passando per il camino con il sacco dei doni, a portare ai bambini i regali che il giorno dopo li troveranno dentro una calza. In Scozia, invece, si svolge uno dei più bei festival europei. E' il Natale di Edimburgo, che anima i giardini di Princes Street della città scozzese dal 22 novembre al 6 gennaio. Tra i momenti più attesi la notte in cui si accendono le illuminazioni natalizie, non manca ovviamente il tradizionale mercato natalizio ma ci sono anche tante sorprese come la corsa scozzese dei Babbi Natale, la grande ruota di Edimburgo, la pista per pattinaggio su ghiaccio, le renne che "pascolano" nei giardini e il bianco paese delle meraviglie. Non mancano spettacoli, cori natalizi, giochi di luce e incontri particolari come quello con Bjorn, un orso polare animato.

Francia - Oltre ai doni, Babbo Natale porta tanti dolci e frutta da appendere all'albero. Si cucina una torta speciale, a forma di ceppo, per ricordare quello che fu acceso per tenere al caldo Gesù Bambino. Il presepe è al centro di ogni casa, soprattutto in Provenza dove c'è una grande tradizione di questo simbolo natalizio. In questa regione sono composti da statuine in argilla che vengono vestite con costumi realizzati con precisione e realismo nei minimi dettagli. Insieme ai protagonisti principali, vengono rappresentati personaggi legati ai mestieri che si svolgono nella regione. Si chiamano Santoun e a Marsiglia ogni anno c'è una fiera loro dedicata. Nel sud della Francia è diffuso uno speciale pane allo zafferano o all'anice cotto appositamente per le feste natalizie. In alcuni paesi, poi, è tradizione apparecchiare un posto vuoto a tavola per la cena della Vigilia: è dedicato alla Vergine Maria.

Austria - Anche qui sono i mercatini natalizi a farla da padrone durante le feste. Come il Mercato di Gesù Bambino che si svolge nelle strade storiche di Vienna e che trabocca di dolciumi. Nella capitale è diventata consuetudine una passeggiata nel parco il giorno di Natale per distribuire le briciole dei dolci agli uccelli.

Spagna - Il giorno più festeggiato è il 28 dicembre perchè arrivano los Reyes, ovvero i Re Magi. Sfilano per le città a cavallo o sui carri e distribuscono dolci e caramelle. Babbo Natale è meno popolare. Nei presepi, le statuine sono affiancate da quelle di Tio, un tronchetto d'albero che, se scosso, sprigiona dolcetti e quella di Caganer, un porta fortuna natalizio. Nell'isola di Tenerife la sera del 25 dicembre il porto di Santa Cruz fa da spondo al concerto di Natele dell'orchestra sinfonica locale. Migliaia di persone si godono la musica natalizia sotto le stelle, in questo che è diventato un appuntamento classico a due passi dal mare e con un clima speciale.


Repubblica Ceca - Da Praga al più piccolo paesino o villaggio non manca mai il tradizionale mercatino che veste a festa i centri con luci sgargianti, profumi di vaniglia e mandorle tostate, con cori festosi. Si comincia con la festa di San Nicola: è lui che distrubuisce i doni, aiutato da un angelo e da un diavolo, a seconda di come i bambini si siano comportati. Sfilate in maschera animano le città e la più importante è quella di Trebic: qui il santo con la barba bianca e le sue guardie del corpo assiste allo spettacolo di poesie e canti messo in scena dai bambini, che poi lo aiuteranno ad accendere le luci del grande albero. A completare il tutto un presepe con veri animali, mentre scorrono fiumi di medovina, un liquore al miele servito caldo. Sempre a Praga è visitabile il Museo di Ponte Carlo che ospita fino al 10 febbraio il presepe più grande del mondo. A Krumlov, un borgo medievale della Boemia meridionale, si festeggia il 24 dicembre il Natale degli Orsi: adulti e bambini portano doni ai grossi mammiferi che per tradizione abitano il fossato del castello fin dal 1707. In tutta la Repubblica Ceca alla Vigilia si usa mangiare zuppa di pesce o patate seguita da carpa fritta e insalata di patate. La carpa, proveniente dai laghi della Boemia, secondo la tradizione ce la si concedeva una volta sola l'anno in segno di buon auspicio. Una credenza popolare vuole che conservare una squama di carpa sotto il piatto durante la cena della Vigilia garantisca salute e properità per tutto l'anno a venire.

Bielorussia - Il presepe non fa parte delle tradizioni del Natale ortodosso, che viene festeggiato in un'altra data, il sette gennaio. Nelle famiglie, la sera della vigilia non si fa il cenone, ma c'è ugualmente una cena con sette pietanze diverse. Nessuna portata deve essere cucinata con la carne, ma solo con verdure e cereali. Sotto la tovaglia si mette un pò di fieno che il giorno di Natale viene raccolto e portato nella stalla perché protegga gli animali durante tutto l'anno. Sempre nel giorno di Natale i bambini si mascherano da spiriti o animaletti e vanno in giro per le case a fare gli auguri intonando canti che parlano della nascita di Gesù, in cambio ricevono caramelle, dolcetti e anche soldi.



Polonia - Si comincia a festeggiare all'apparire della prima stella in cielo la sera della Vigilia. Per questo la Vigilia è chiamata "Festa della Stella" e sono i bambini a doverne notare il luccichio e a dar inizio alla cena. Prima di iniziare a mangiare si fa circolare tra i presenti una fetta di pane azzimo, chiamata opplatek, raffigurante le immagini della Sacra Famiglia. Ognuno ne prende un pezzetto e una parte viene data anche agli animali che vivono in casa. La tavola viene apparecchiata festosamente, ma sotto la tovaglia è stato messo uno strato di paglia per ricordare che Gesù è nato in una stalla. A tavola vengono lasciati due posti liberi, in caso arrivassero Maria e il Bambino.

Cinque domande a ... Max Giusti


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Conduttore, attore, imitatore, Max Giusti entra nelle case degli italiani tutti i giorni. Durante la settimana con "Affari tuoi", il gioco dei pacchi di RaiUno, e il sabato sera, in versione lustrini e smoking, con "Affari tuoi Speciale Due La Lotteria", il programma abbinato alla Lotteria Italia. Per questo, il simpatico Max ha abbandonato le fiction come "Distretto di polizia" e si è dedicato completamente alla carriera di presentatore. Riguardo il suo primo affacciarsi allo show-biz, egli stesso ha dichiarato che: "La mia carriera di attore ha visto l'alba mentre facevo l'alba all'ex Fellini, un locale del quartiere Testaccio che oggi si chiama Mastroianni. Piacqui e mi proposero di entrare nella compagnia del locale".

Come si prepara per un viaggio?
La prima cosa che faccio è sistemare la mia bella sacchetta delle medicine. Senza non vado da nessuna parte! E poi preparo parecchi soldi: non sono un tipo telematico, non amo le carte di credito, non le userò mai via internet, preferisco i cari vecchi contanti.

Cosa non dimentica mai di mettere in valigia?
Le medicine, ovviamente. In Sudafrica, ad esempio, avevo più repellenti io di chi va in missione. E poi non dimentico mai un paio di scarpe comode.

Il viaggio che ricorda di più e che porta nel cuore?
Proprio il Sudafrica. Ci sono stato recentemente, in viaggio di nozze. E' un posto fantastico e spero che non cambi. Ho voglia già di tornare a visitarlo.

La musica che ascolterebbe per rivivere le emozioni di quel viaggio?
Sicuramente quella africana. Miriam Makeba, ad esempio, era nel mio iPod quando sono partito.

Il cibo più particolare che ha assaggiato?
Gli spaghetti! Sì, proprio la pasta. Vuoi mettere... così morbidi... che non ti rompono i denti! Ho mangiato anche carne di gnu: non è male.

9 dicembre 2009

A Stoccarda tra renne e lebkuchen


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STOCCARDA - Renne ubriache e canterine, befane ridenti e orsi con il berretto rosso che fanno "ciao ciao" con la zampetta. Non sono le visioni dei tanti turisti infreddoliti, ma alcune delle più originali decorazioni degli stand del mercatino natalizio di Stoccarda. Una tradizione tutta nordica che rende la città tedesca una meta divertente e magica per il periodo invernale. Da novembre la città si illumina per un mese di mille luci natalizie, sulla piazza principale vengono allestiti innumerevoli banchi con ogni prelibatezza culinaria, ogni novità in fatto di decorazioni per gli alberi, ogni idea particolare per i regali.

Tra un hot dog fumante, le caldarroste, i lebkuchen (biscotti natalizi speziati), montagne di mandorle tostate e litri e litri di vin brulé, può sembrare la festa del buongustaio. Ma i veri protagonisti sono i pupazzi meccanici sopra il tetto delle casette di legno che ospitano gli oltre 250 stand. E' il trionfo della fantasia: non solo Babbi Natale di ogni foggia, ma anche slitte trainate da cani, renne che cantano,pinguini che salutano. Ogni anno la capitale dello stato federato del Baden Wurttemberg e il suo Weihnachtmarkt, il mercato natalizio tra i più antichi della Germania, sembra un luogo incantato, un mondo dei balocchi per grandi e piccini che qui vengono a cercare l'atmosfera nostalgica delle feste di una volta. Qui si viene a godere il Natale, le sue luci, l'aroma di cannella e vaniglia che si respira per le strade, i concerti dei cori nell'antica corte rinascimentale della Rocca, le facciate a traliccio delle case del centro adornate con angeli, Santa Claus, rami di abete addobbati e palline di ogni dimensione. E' uno scenario fiabesco che trasforma la città in un mondo incantato.


Le casette natalizie occupano una grande zona che va dalla vecchia Rocca alla Schillerplatz e alla Marktplatz: il centro di Stoccarda, a portata di piedi e di occhi dei turisti. Perchè nascosto dagli addobbi si può ammirare anche il vero volto della città tedesca, legata a illustri abitanti come Hegel e Schiller. Il mercatino offre l'occasione per conoscere meglio Stoccarda, spesso associata ai grandi nomi dell'industria, come con le fabbriche della Porsche e della Mercedes-Benz, entrambe dotate ora di museo dell'automobile visitabile. Eppure Stuttgart, in tedesco, ha un immenso spazio verde al centro, dove la gente sfida i rigori dell'inverno andando in bicicletta, i bambini sognano al Wilhelma, il più vasto giardino zoologico e botanico d'Europa con 10 mila animali e piante esotiche, rari esempi di arte del giardinaggio ed architettura in stile moresco.


Inoltre, la città si trova in prossimità della Foresta Nera ed è incastonata tra colline verdi dove si producono vini rinomati e frutta. Sono tante le sfaccettature della città, rasa al suolo dalle bombe della Seconda Guerra Mondiale e perfettamente ricostruita. Il cuore pulsante è la Königstraße, la strada dello shopping e dei caffè, un'oasi pedonale facilmente raggiungibile. Da qui, partono una serie di vie costeggiate da case a graticcio, da piazze dove fare comode soste e dove perdersi senza fretta. Fino ad arrivare all'enorme spiazzo del Castello. Là dove un tempo pascolavano i cavalli del duca Luitolf di Svevia, oggi c'è il castello vecchioche, con il suo pittoresco cortile interno porticato, rispecchia lo splendore della città di residenza.

Le sale del castello accolgono il museo del Württemberg. Basta poi allontanarsi di pochi passi per raggiungere il sontuoso castello nuovo barocco. La piazza del castello al cui centro svetta la colonna alta 30 metri è il punto d’incontro più usato dagli abitanti. Stoccarda si offre anche come un vivace centro dai molteplici interessi, con innumerevoli musei, con il mercato coperto ortofrutticolo in stile liberty, con il quartiere residenziale Weißenhofsiedlung dotato di costruzioni caratteristiche, con la Zahnradbahn Stuttgart, un servizio di tram a cremagliera, alimentato ad elettricità, che trasporta da Marienplatz fino al distretto di Degerloch, unico tram urbano di questo tipo della Germania. Il tutto la rende una città molto accogliente in qualsiasi stagione, anche se sotto Natale con il suo mercatino illuminato, è davvero speciale e unica

Gioielli di frutta e pentole magiche: ecco il Natale in Svizzera


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Il Natale in terra elvetica non è solo una tradizione legata al mercatino o alle figure classiche della festa. In Svizzera, e in particolare in alcune città, le tradizioni si confondono in una serie di iniziative del tutto singolari. Dalla corsa dei babbi natale a Samnaun nei Grigioni, fino alla passeggiata storica con il "Signore del tempo" che regola gli orologi a Berna. E così di città in città e dopo un idromassaggio sopra i tetti di Berna, si può viaggiare fino a Locarno per concedersi un tuffo nei colorati gioielli di frutta dell'artista ticinese Agnese Z'graggen, fino ad arrivare alla festa dell'Escalade a Ginevra. Quello che vi proponiamo è un giro tra le città svizzere con le feste più o meno tradizionali.

GINEVRA - La festa dell’Escalade
Da 400 anni gli abitanti di Ginevra festeggiano il 12 e 13 dicembre, con la ricorrenza dell'Escalade, una giornata, o meglio nottata, commemorativa per la respinta dell'esercito della Savoia che nel 1602 tentò di scalare le mura della città. Si narra che nel dicembre del 1602 i soldati savoiardi attaccarono la città, il duca di Savoia tentava di riconquistare i possedimenti ginevrini che aveva perso nelle battaglie precedenti. Il combattimento fu duro, ma gli abitanti della città la difesero con coraggio ed eroismo. Fu così che durante gli aspri combattimenti una donna la Mère Royaume, salì sulle mura e riversò l'intero contenuto della sua pentola sulla testa di un savoiardo, fermando così l'assedio. Dall'anno successivo i ginevrini ricordano la vittoria festeggiandola con un corteo commemorativo, in cui i partecipanti, illuminati dalla luce di fiaccole e vestiti con costumi d'epoca, attraversano il centro storico che si snoda lungo entrambe le sponde del Rodano. La fabbrica di cioccolato Stettler, da la possibilità ai visitatori di creare una marmite de l'Escalade con l'aiuto di un maître-chocolatier.
Svizzera Turismo Consiglia: Hotel Beau Rivage*****S

BERNA - Idromassaggio sui tetti della città
Il piacere dell'idromassaggio privato negli attici in alto sopra i tetti di Berna vi offrirà un'esperienza davvero frizzante: in una vasca idromassaggio da vip si potrà gustare la leggendaria cultura del benessere del Kongress und Kursaal di Berna e rilassarsi completamente sorseggiando un calice di prosecco. Basterà premere un tasto per chiamare il maggiordomo privato che, con discrezione, esaudirà desideri speciali. Coccolati dall'accappatoio riscaldato, potrete liberare la mente e concludere piacevolmente la serata. L’idromassaggio è prenotabile presso Hotel Allegro: 4* Superiore: Business-Hotel innovativo, accogliente, centrale, con vista unica. Archittettura particolare con grande atrio. Annesso al Kursaal Bern/congressi per 2-1500 persone, 3 ristoranti, Grand Casinò, nuove sale per congressi e banchetti, suites e camere deluxe con vista spettacolare. Gratuito: wellness, biciclette. Per prenotare clicca qui

A spasso con il signore del tempo
È considerato l'uomo più importante di Berna, dal momento che tutti gli orologi della città si inchinano a lui: è il signore che regola l'orologio della torre campanaria. Giorno dopo giorno, durante il suo giro, carica manualmente l'orologio medievale della Zytglogge, la torre simbolo di Berna. Chi vuole, potrà accompagnarlo nel suo giro non soltanto imparando molti aspetti interessanti sulla storia della misurazione del tempo e del simbolo di Berna, ma dando anche una mano per le operazioni di caricamento. Lo Zytglogge si trova nella Torre dell'Orologio che fu la prima porta occidentale della città (1191-1256). Oggi costituisce una delle mete turistiche più belle e importanti di Berna. Nel 1530 furono creati l'Orologio astronomico e la sfilata di statue e figure allegoriche e animali. La Torre dell'Orologio assolveva la funzione di orologio principale della città e rappresentava pertanto l'orario di riferimento a Berna.
Svizzera Turismo consiglia: Hotel Innere Enge****S

LOCARNO, i gioielli di una notte
Sono colorati, sono diversi e... si possono mangiare. I gioielli dell'artista ticinese Agnese Z'graggen sono tanto straordinari quanto commestibili. Perché sono fatti di verdura. I food artist amatoriali hanno la possibilità di copiarla. Sotto la guida dell'artista creerete il vostro collier di verdura o tutto ciò che desiderate. Magari un gioiello per un regalo davvero sorprendente, dalla vita breve, ma che verrà ricordato a lungo. Gioielli di una notte è un’espressione artistica in cui cibo e creatività si fondono in un elogio alla natura, al suo mutare, al suo nascere e morire. "Questa rappresentazione nasce dal mio desiderio di comunicare, attraverso un oggetto artistico, il legame e la gratitudine che provo nei confronti della natura in relazione al mio vissuto. Quasi una forma di meditazione rivolta alla natura, alla sua intensità, alla sua bellezza", ha detto l'artista. "Nasce da qui - prosegue Agnese Z'graggen - l’idea di creare un oggetto pensato come un gioiello, creato a partire da prodotti della natura verdure di stagione, fiori e frutta. Una volta creato, l’oggetto attraverserà un processo naturale di mutamento, seguendo il proprio decorso, creando nuove forme espressive fino a ritornare al luogo d’origine: la terra”.
Svizzera Turismo consiglia: Hotel Garni Millenium 3stelle

FRIBORGO, Scalpellino per un giorno
Il luogo è perfetto: nel cuore della città vecchia di Friborgo si trova l'atelier di Le Bûcher, dove mani abili lavorano la fragile arenaria per creare opere d'arte come avveniva nel Medioevo. Chi lo desidera, potrà cimentarsi con la tradizione della scultura e, frequentando i corsi che si svolgono regolarmente, imparare a maneggiare martello e scalpello. E riflettere anche un pochino su quanto ci sia voluto per costruire la Cattedrale di St. Nicolas.
Svizzera Turismo consiglia: Romantik Hotel du Sauvage

18 novembre 2009

Cinque domande a... Senit


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Bolognese di origine eritrea, Senhit Zadik Zadik, in arte solo Senit, è grafico pubblicitario e calciatrice dilettante, ma ha messo tutto in secondo piano per seguire la sua passione per la musica. E' stata protagonista in musical di successo come "Il re Leone", è prodotta dalla celebre azienda delle figurine Panini, ha collaborato con gli Stadio e ha accumulato esperienze lavorative in tutta Europa. Recentemente ha pubblicato il suo terzo cd, "So High".



Come si prepara a un viaggio?
Normalmente NON mi preparo veramente a un viaggio. Tutto dentro di me nasce da una sensazione, da una curiosità di partire alla scoperta di qualcosa di nuovo. La scelta di una meta stravagante di solito nasce dalla mia pura follia... dall'istinto irrazionale. Altre volte invece il tutto nasce dalla curiosità, perchè la meta mi sembra accattivante e non vedo l'ora di scoprire cosa troverò una volta arrivata.

Cosa non dimentica mai di mettere in valigia?
Di solito in valigia metto perlopiù poche cose, l'indispensabile e non posso assultamente dimenticare due cose...l'ipod e un buon libro, il resto mi piace acquistarlo in loco.

Il viaggio che ricorda di più e che porta nel cuore?
Non c'è un viaggio che conservi nel cuore come il più bello di tutti... sono stati tutti belli, stimolanti e pieni di sensazioni. Devo dire comunque che a rendere speciale un viaggio per me è soprattutto la compagnia e non solo la meta, è l'insieme delle due componenti a rendere un viaggio un'esperienza, un'avventura. Onestamente comunque mi reputo fortunata, ho visto posti davvero da favola fino ad ora!

La musica che metterebbe nel suo iPod per rivivere le emozioni di quel viaggio?
Non essendoci un viaggio che eleggerei il migliore della mia vita, non c'è nemmeno una musica in particolare che preferisco sulle altre per rievocarne i ricordi. Certi brani che porto con me spesso mi ricordano vari mometi della mia vita e varie esperienze comprese magari anche alcune fatte durante i miei vaggi, ma non posso proprio dire di avere una colonna sonora diversa per ogni viaggio.

Il cibo più particolare che ha assaggiato?
Visto che sono davvero onnivora ho assaggiato di tutto in tutti i paesi che ho visitato! Il cibo più "strano"che ho mangiato comunque è senz'altro quello assaggiato a Marrakech, in Marocco. Strano ma buono!!

Destinazioni fredde


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L’autunno si preannuncia freddo in casa Lonely Planet. Di un freddo polare. Tra le guide in programma tra ottobre e novembre 2009 spiccano, infatti, quelle dedicate ad alcuni tra i luoghi più freddi e affascinanti del Pianeta: Alaska, (prima edizione), Finlandia, Svezia Estonia, Lettonia, Lituania e i Paesi attraversati dalla Transiberiana. Come da tradizione di Lonely Planet, di cui la casa editrice torinese EDT è il principale partner mondiale, le guide delle destinazioni fredde si distinguono per la quantità e l’accuratezza delle indicazioni e dei consigli forniti, grazie ai quali, nel caso dell’Alaska, risulterà semplicissimo prenotare una crociera per ammirare da vicino lo spettacolo dei ghiacciai che si spaccano.

Per quanto impressionante, non sarà quella l’unica esperienza capace di far venire la pelle d’oca. A coloro che si avventureranno a Barrow, nell’estremo Nord dello Stato più a Nord degli Stati Uniti, non sarà difficile imbattersi nei cartelli “Pericolo: Orsi Polari !”, se non negli orsi polari “in persona”. Suggestioni diverse, ma forti allo stesso modo, proverà chi sceglierà una guida Lonely Planet per visitare la Scandinavia. Ammirata l’aurora boreale in Lapponia, appuntamento naturale imperdibile per quanti decidano di iniziare dalla Finlandia, è d’obbligo una visita attenta e curiosa ad Helsinki, e al suo “design district”, il centralissimo quadrilatero costantemente all’avanguardia in fatto di moda e design.

Corrispettivo svedese del “distretto” finlandese è Södermalm, il quartiere di Stoccolma che di certo le fashion victims non mancheranno di visitare. Diverso e variegato il paesaggio nelle tre repubbliche baltiche Estonia, Lettonia e Lituania e delle rispettive capitali. La medievale Tallinn, la Riga art nouveau, la barocca Vilnius non avranno segreti per quanti si faranno guidare da un vademecum dettagliato come la guida Lonely Planet, giunta alla terza edizione italiana.
Infine la Transiberiana, la linea ferroviaria più lunga del mondo. Attraversando l’Asia da un estremo all’altro, quello a bordo della Transiberiana è viaggio che permette di immergersi in una moltitudine inimmaginabile di scenari: le steppe della Mongolia, la Città proibita di Pechino, la Piazza Rossa di Mosca e moltissimo altro. Tutto a portata di mano, basta solo pianificare l’itinerario più vicino ai propri gusti.

Port Elizabeth, incanto sudafricano


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PORT ELIZABETH - La chiamano il cuore dell'Africa del sud. Con 300 giorni l'anno di sole, una media di 26 gradi in estate e inverno, e oltre 40 chilometri di spiaggia, Port Elizabeth, principale città della regione del Nelson Mandela Bay è una vera e propria meraviglia africana. La città che in lingua locale si chiama Xhosa Ibhayi, ospiterà i mondiali di calcio del 2010 ed è uno dei principali porti del Sudafrica. Situata al margine della Baia di Algoa, nella provincia di Eastern Cape, è il punto di arrivo della famosa Garden Route, il percorso scenografico che corre lungo la litoranea N2 fino a città del Capo. La città è in una posizione a dir poco singolare, si trova esattamente al centro tra Città del Capo (800 km a ovest) e Durban (800 km a est).


Fondata nel 1820 dai coloni inglesi è una delle più antiche dell'Africa e i suoi abitanti saranno orgogliosi di dirvi che Port Elizabeth è la città più amichevole del mondo. Meta turistica dei sudafricani, è ancora poco conosciuta in Europa. Tuttavia il turismo sta crescendo rapidamente anche per la bellezza della natura che la circonda e le ottime infrastrutture che il governo locale ha messo a disposizione per lo sviluppo dell'industria turistica. Il suo litorale è ricco di spiagge di sabbia dorata, numerosi coralli e onde perfette per i surfisti. Sarà per questo che Port Elizabeth è considerata la capitale degli sport acquatici: dallo snorkeling alle immersioni. Una combinazione perfetta, insomma.

Dalle acque tranquille della barriera corallina fino alle altissime onde cavalcate dagli amanti delle tavole. Ce ne è per tutti i gusti, come pure il lasciarsi cullare sul mare blu cobalto a bordo delle numerose barche a vela che punteggiano la costa. Se poi ci si stanca di tanto far niente, si può sempre prenotare una crociera per l'avvistamento degli animali marini: delfini, balene, pinguini e i timidi squali bianchi che sembrano sfuggire alla vista nascondendosi tra le onde. Poco più a sud è possibile esplorare la regione delle navi che sono naufragate e che lì restano, spiaggiate per metà quasi a ricordare la forza del mare che sa essere cattivo quando è in tempesta.

Ma la ricchezza naturale di Port Elizabeth non si ferma alla vita marina o di spiaggia, la regione è un lussureggiante incontro di flora e fauna da mozzare il fiato. Basta uscire dalla città per rendersi conto di essere davvero in Africa. A Saint George's Park o a Settler's Park, è possibile osservare più 140 tipi di uccelli e se si ha fortuna anche il Klipspringer, una specie rarissima di antilope africana. Se volete inoltrarvi oltre potete sempre provare il Big Five (elefanti, leoni, bufali rinoceronti e leopardi). Si tratta di un safari vero e proprio per poter ammirare gli animali più famosi del continente più vecchio del mondo. In città sono molti gli operatori turistici che offrono questo tipo di escursioni.

Chi ama la storia invece può provare Donkin Heritage Trail, un percorso turistico di 5 km, segnalato da cartelli, che collega 47 punti di interesse nella zona del centro storico. Oppure si può ammirare la Riserva Donkin, un piccolo parco cittadino situato sulla collina che domina il centro della città. Vi si trovano un faro del 1861 e il fortino di Fort Frederick, edificato dagli inglesi. Riguardo ai monumenti si può visitare l'Horse Memorial, eretto in onore dei molti cavalli e muli che morirono durante la Seconda guerra boera, fra il 1899 e il 1902 oppure l'Opera House vittoriana, ancora in uso.

Tra gli edifici di interesse storico si posso citare la City Hall in puro stile coloniale (1862) con il suo campanile (1883) e il Feather Market Hall un imponente edificio che include sale da concerti. Lì vicino si può visitare uno dei campanili più antichi del continente eretto in memoria dei primi coloni britannici. Alto 53,5 metri si può "scalare" fino alla Observation Room, da cui il panorama della città appare in tutta la sua bellezza. Da non perdere anche la zona del Boardwalk, con i suoi alberghi moderni, l'acquario e il museo dei rettili.

Emanuele Bosi, nuvole rosse su Tunisi


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Attore di cinema e tv, Emanuele Bosi, romano, 24 anni, ha girato il mondo per lavoro e per passione. Dopo il debutto ad "Incantesimo 9", è stato protagonista di "Ovunque tu sia", fiction Rai che ha riscontrato ottimi ascolti e premi vari, ambientata in Thailandia, e di "La casa sulle nuvole", film ora nelle sale con Adriano Giannini, che si svolge in Marocco. Emanuele è stato anche il protagonista di "Questo piccolo grande amore", la pellicola ispirata alla canzone di Claudio Baglioni. E' testimonial della campagna "Più acqua più vita" per la costruzione di due pozzi di acqua potabile nella Repubblica Dominicana.


Un viaggio che mi è rimasto nel cuore è quello che ho fatto qualche anno fa in Tunisia. Abbiamo girato parecchio, dalle città fino al deserto del Sahara. Era un viaggio organizzato con un pullmino: nelle zone più remote c'è bisogno di una guida locale o di un autista, altrimenti rischi di perderti. Non ci sono strade asfaltate nè indicazioni, che al limite sono, logicamente, solo scritte in arabo. Il nulla per chilometri: qualche pneumatico lasciato a terra che per noi non significa niente, ma per chi conosce il percorso vale come un segnale. Mi sono rimasti impressi molti luoghi davvero magici. Come le montagne granitiche dove sono state scavate alcune caverne: un alveare dove ogni finestra corrisponde a un'abitazione. Si trovano nell'entroterra tunisino, le caverne sono a cinquanta metri d'altezza e sono collegate tra loro con tunnel scavati nella roccia. Hanno le scalette per accedervi: purtroppo non siamo entrati a visitarne una, sono di tribù ancora poco aperte ai turisti. Dentro casa, hanno una sorta di enorme mortaio dove macinano il grano per il couscous e una pressa per sbriciolarlo. Sembra di essere rimasti agli inizi del Novecento.

Un'altra località che mi ha colpito è stato il lago salato, lo chott: una pozza d'acqua con tutto intorno il sale che si accumula. Un paesaggio insolito, quasi lunare. Ma sicuramente quello che lascia senza fiato è il deserto. Lo sguardo si perde e non ci sono punti di riferimento, solo dune. Ho visto anche un'oasi: è surreale, perchè sbuca dal nulla. Ricordo i ragazzi del posto che salivano e scendevano sul fusto delle palme per prendere i datteri che poi ti offrivano: erano velocissimi a scalare la corteccia. Ho anche fatto un giro sul cammello. In Tunisia ho mangiato molto couscous, kebab e ho assaggiato la carne di cammello che non mi è piaciuta perché molto aspra. Un giorno ero affamato e assetato, perché la bottiglietta d'acqua che mi portavo dietro era ormai calda, e quando ho visto un tunisino con una montagna di pane in mano non ho resistito: ho comprato un paio di forme, nonostante le mosche che ci ronzavano sopra e il sole cocente che le aveva abbrustolite, e le ho mangiate. Sono stato malissimo!

Sono stato un incoscente, ma la fame era tanta! Anche nelle città si respira un'aria inquinata: le auto usano ancora la benzina con il piombo e le polveri sottili aggrediscono il respiro e ti fanno pizzicare il naso. A Tunisi ho visto una tempesta di sabbia: erano vere e proprie nuvole rosse, il cielo si era tinto di rosso, tutto era rosso. Mi ricordo che il parabrezza del pullman era completamente ricoperto e per non diventare rosso anch'io mi sono rifugiato in un supermercato. E' stata un'esperienza terribile e bellissima. La Tunisia è un Paese viscerale e primordiale, diverso dal Marocco, dove sono stato per girare il film "La casa sulle nuvole". Ci sono rimasto un mese e se non fosse stato per il lavoro, probabilmente non ci sarei andato. Sono Paesi affascinanti, ma completamente diversi da noi per la mentalità, la cultura e il mangiare e starci per tanto tempo per me è stato duro.