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Enrico Vanzina, classe 1949, forma col fratello Carlo un’inossidabile coppia di registi e sceneggiatori. I primi passi dietro la macchina da presa li ha mossi come aiutante del padre Stefano, meglio noto come Steno. Nel 1976 ha iniziato la carriera di sceneggiatore che lo ha portato a firmare più di ottanta film con molti dei più famosi registi italiani, fra i quali Dino e Marco Risi, Alberto Lattuada, Mario Monicelli e Nanni Loy. Insieme a Carlo ha realizzato alcuni dei maggiori successi degli anni Ottanta e Novanta, lavorando con un grandissimo numero di attori italiani, tutti molto quotati. Nel corso del 2009 ha firmato la sceneggiatura del film "Un'estate ai Caraibi", sempre insieme al fratello, che invece ne ha curato la regia.
Come si prepara per un viaggio?
In realtà non mi preparo mai, amo i viaggi casuali. A meno che non si tratti di lavoro, i miei viaggi veri sono last minute della mia coscienza. Non viaggio mai d’estate perché in questa stagione di solito lavoro, ma negli altri periodi sì e a volte sono capace di dire a mia moglie il venerdì: "Fai la valigia, si parte per il weekend". Il viaggio mi allunga la vita e per quando sarò più anziano voglio più bandierine piantate sulla mia mappa.
Cosa non dimentica mai di mettere in valigia?
Per anni mi sono portato di tutto, all’insegna del "non si sa mai". Poi ho imparato il piacere di viaggiare leggerissimo.
Il viaggio che ricorda di più e che porta nel cuore?
Il primo viaggio fatto dopo l’esame di maturità. Avevo diciotto anni ed era un coast-to-coast negli Stati Uniti. Me lo regalò mio padre, per me allora una traversata mitica.
La musica che ascolterebbe per rivivere le emozioni di quel viaggio?
Sicuramente Bob Dylan. Qualsiasi cosa.
Il cibo più particolare che ha assaggiato?
È stato un trauma, ma in realtà e per fortuna non l’ho assaggiato. Mi trovavo a Hong Kong, dove mio padre stava girando con Bud Spencer un film su Piedone. Noi tre fummo invitati a pranzo da alcuni produttori locali. E la prima portata che ci servirono fu una testa di scimmia col cranio scoperchiato e il cervello da mangiare così, ancora al suo posto. Proprio come nel film di Indiana Jones. Scappammo!
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