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20 aprile 2010

Fiori e foche a Garnish Island


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GLENGARRIFF – Un'intera isoletta occupata da un giardino esotico. E' Garnish Island, o meglio come la chiamano i locali, "Illnacullin" o "Illaunacullin": una fiabesca oasi di tranquillità e verde, con un panorama mozzafiato, con un briciolo di storia e con tantissimi fiori di ogni genere. A maggio e giugno è spettacolare la fioritura dei rododendri, delle camelie e delle azalee, ma anche in primavera e in autunno i suoi viali sono suggestivi. Un angolo di paradiso come solo l'Irlanda, selvaggia e naturale,
sa offrire e come si può ammirare in "Una proposta per dire sì", divertente commedia con Amy Adams e Matthew Goode, nelle sale attualmente e girata quasi completamente tra le spettacolari vedute offerte dal Paese.

Già l'approdo a Garnish Island ha il suo fascino. Ci si arriva con traghetti che fanno la spola tra Glengarriff, nella baia di Bantry nella regione a ovest di Cork, che stanno ben attenti a non urtare gli scogli dove riposano serafiche e simpaticissime le foche, le vere regine di queste acque. I pinnipedi restano lì immobili, pronti a farsi fotografare dagli ospiti del parco, ma ben vigili e sono un'attrattiva in più di questo angolo di paradiso in Irlanda. Appena sbarcati al piccolo molo si viene colpiti subito dalla particolarità del luogo: un giardino esotico ricco di costruzioni particolari, tutto ordinato e perfetto, fa da contrasto alla natura circostante, al panorama della selvatica baia, alle coste selvagge e alle montagne brulle. Un impatto stupefacente, che rende l'atmosfera ancora più rilassante. L'isola, originariamente, era stata usata dall'esercito britannico per difendersi da un'eventuale invasione di Napoleone: la torre "Martello", ancora presente nei giardini, risale proprio a quel periodo e fu costruita con quello scopo. Oggi rimane il punto più alto di Garnish, da dove si può avere un'ampia visuale della baia. Nel 1910, l'isoletta fu trasformata in giardino esotico da Harold Peto su commissione di Annan Bryce, un imprenditore di Belfast. Così divenne la casa di centinaia di piante e alberi di ogni genere, ma anche di costruzioni di ispirazione neoclassica.

Ilnacullin è esteso 15 ettari e gode della corrente del Golfo, che permette la crescita e lo sviluppo di piante subtropicali: un microclima eccezionale arricchito dal terreno torboso della zona. A tarda primavera, come si diceva è il trionfo delle camelie, delle azalee e dei rododendri, mentre in autunno è l'erica a farla da padrone. Ma le fioriture, data la grande presenza di specie, sono continue e sempre da ammirare. Il primo impatto con Garnish Island è il giardino all'italiana, dominato da un tempietto con stagno artificiale pieno zeppo di ninfee bianche e rosse. Poi si continua su un percorso in stile giapponese, con una collezione di bonsai e con le rocce sistemate in maniera strategica. E poi ancora un corridoio di felci neozelandesi, un sentiero tra alberi mastodontici e un roseto. Ma probabilmente la parte più affascinante è un cortile ricchissimo di fiori, dai cardi viola alle peonie e ai fiori di campo gialli che attirano le api. Qui tutto sembra lasciato al caso, ma è solo un'illusione ottica: ogni cosa, ogni posizione, ogni arbusto è curatissimo. Appena usciti dal cortile allegramente caotico ci si trova davanti un immacolato prato all'inglese per la tea house. Ed è proprio questo gioco di contrasti, tra il disordine e la perfezione, tra il disegno e la costa selvaggia, la particolarità di Garnish Island.

25 marzo 2010

Czech point Pilsen


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PILSEN - La birra certo, ma anche arte, tecnologia e tanta, tanta storia. Pilsen, nell'ovest della Repubblica Ceca è una città che offre un panorama completo di attrazioni pur nelle sue ridotte dimensioni, che ne esaltano lo stile di vita a misura d'uomo. Oggi la quarta città del Paese, con circa 175.000 abitanti, Pilsen fu fondata nel 1295 alla confluenza di quattro fiumi, (cioè dove il Radbuza, il Mže, l'Úslava e l'Úhlava formano il Berounka) dal re Vanceslao II di Boemia. Da allora ha visto passare eserciti e scorrere sangue sotto i suoi ponti. Le guerre di religione ceche, dette guerre hussite dal nome del riformatore rinascimentale Jan Hus, ne fecero il centro della resistenza cattolica locale. Durante la Guerra dei trent'anni, la sua posizione nel cuore dell'Europa causò inevitabilmente l'azione di ferro e fuoco sul suo territorio e così si susseguirono gli assedi dei protestanti, delle truppe imperiali e di quelle svedesi.

Nel secolo scorso, i nazisti entrarono a Pilsen nel 1939, mentre a differenza del resto del Paese, non furono le armate sovietiche a liberare la città alla fine della Seconda guerra mondiale, ma quelle americane del generale George Patton. Scopriamoli allora i tesori che Pilsen offre immutati anche nel Ventunesimo secolo. Quelli del passato soprattutto. Nel centro storico perfettamente conservato si può ammirare la Cattedrale di San Bartolomeo, monolitica costruzione gotica nel centro della piazza della Repubblica. La sua torre campanaria svetta a 102 metri dal suolo, la più alta del Paese. Su una cancellata all'esterno dell'abside la figura in metallo di un angelo è considerata un portafortuna dagli abitanti, che a forza di toccarla, l'hanno quasi consumata. A lato del duomo altri due tesori: la Colonna della peste, eretta nel 1681, opera dello scultore locale Kristian Widmann e il palazzo del municipio, disegnato dall'italiano Giovanni De Statio fra il 1554 e il 1559. E ancora, la Grande Sinagoga, la terza per dimensioni e importanza nel mondo dopo quelle di Gerusalemme e Budapest e la seconda in Europa, a testimonianza della comunità ebraica di Pilsen, fiorente fino all'inizio del secondo conflitto mondiale.

A Pilsen abbondano i musei che spaziano praticamente in ogni campo. Si va dal memorial dedicato alle truppe di liberazione americane e denominato, ancora una volta, Patton (a proposito, il generale dormì in città, insieme all'allora collega e successivamente presidente degli Stati Uniti Dwight Eisenhower in quello che oggi è l'Hotel Continental) al Museo delle marionette, altra specialità locale. Il gusto un po' gotico - questa del resto è la città dei sotterranei misteriosi - si può assaporare anche al Muzeum Strašidel, dedicato ai mostri, alle fiabe, ai miti e alle leggende. Tutto in salsa locale. Con un profilo più classico la città presenta anche il Museo della Boemia occidentale, il Museo etnografico e due gallerie d'arte: la Zapadočeska e la Města Plzně. Ma anche la moderna tecnologia trova il suo spazio: precisamente al Techmania Science Center, ospitato all'interno dello stabilimento Škoda. Qui, con un occhio particolare alla didattica, installazioni interattive introducono al mondo della chimica e della fisica.

E poi i castelli, verie e proprie sentinelle del passato, raggiungibili con una gita fuori porta. Da vedere è soprattutto quello di Nebilovy (foto a destra), a 18 km verso sud est. Si tratta di un palazzotto in stile barocco in mezzo alla campagna costituito da due ali separate da un giardino interno. Sempre in zona anche il castello di Radyne che è invece una rovina ben conservata risalente al 1356. Da buon maniero medievale, sorge in cima a una collina e domina tutta la valle. Non lontano si trova anche la cosidetta Rotunda di San Pietro e Paolo, una costruzione circolare in pietra che è ciò che resta di una fortificazione del X Secolo. La particolarità è che si tratta della struttura più antica della Boemia occidentale. Quando poi gli abitanti di Pilsen sono stanchi di tutta questa offerta, non hanno che da andare a stendersi al sole lungo uno dei laghetti artificiali che circondano la città. Ce ne sono tutto intorno, immersi in un sistema di parchi con sentieri e piste ciclabili. Queste del resto rientrano nel circuito regionale dedicato alle due ruote, lungo ben 1.400 chilometri. Quasi tutti i laghetti hanno vere e proprie spiagge attrezzate lungo le rive e uno dei più belli è sicuramente il duplice lago Bolevec, a nord della città. Qui è stato anche attuato un progetto di miglioramento delle acque, finalista del Livcom 2008, la giuria internazionale per la vivibilità delle aree urbane.

18 marzo 2010

Gli incappucciati di Siviglia


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SIVIGLIA - Incappucciati, fiori e misteri. La Settimana Santa è un rito imperdibile in tutta l'Andalusia, specialmente a Siviglia. L'intera città si trasforma per questa tradizione religiosa e folkloristica che diventa anche una festa collettiva, tra solennità e fervore. Dovunque i balconi delle case si vestono di drappi colorati, le strade si rimpiccioliscono per far posto alle transenne e alle panche, i marciapiedi sono decorati da milioni di composizioni floreali. A Siviglia, la Settimana Santa è uno degli eventi più importanti: la sua origine risale probabilmente al XIV secolo. Le 57 confraternite della città fanno una processione di penitenza per le strade, andando dalla loro chiesa fino alla Cattedrale e viceversa, cercando il percorso più breve possibile come decretato dall'ordinanza del Cardinale Nino de Guevara nel XVII secolo.

Dalla Domenica delle Palme al giorno di Pasqua sfilano gli abitanti di Siviglia accompagnando le immagini in processione relative alla Passione di Cristo. Alcuni sivigliani recitano il ruolo di Nazareno: portano in coreto ceri o insenge, indossano una tunica e hanno il volto coperto da una maschera e un cappuccio. Sono un tantinello lugubri, ricordano il Ku Klux Klan, il cappuccio ha sole le fessure per gli occhi perchè l'identità della persona deve essere nota solo a Dio. Per fortuna i cittadini sono abituati a giocare con questo rituale, al punto che nelle pasticcerie si trovano molti incappucciati di cioccolato o marzapane. Sicuramente sono il simbolo più vistoso delle processioni, già in sé molto coreografiche. Accanto ai nazareni, sfilano bande musicali che suonano gli inni delle confraternite, portatori di croci, turiboli con l'incenso e ceri, penitenti vestiti come i nazareni ma senza il cappuccio che stanno dietro alla statua del Cristo e camminano scalzi (un modo per compiere un voto). Al centro, il Mistero del Cristo: ovvero l'immagine e la portantina dove si trova la Statua di Gesù e può essere formata da uno o più personaggi che rappresentano un passaggio della Passione.

Normalmente la maggior parte delle confraternite porta in scena due misteri, uno con il Cristo e le scene della Passione, Morte e Resurrezione, l'altro con la Vergine Maria. A volte si arricchiscono di altri misteri riguardanti l'Ultima Cena, la Trinità, l'Amore. Ma per i sivigliani la parte più importante di tutta la processione è il Palio, o meglio il Mistero della Vergine. Gli abitanti possono aspettare ore in un posto strategico pur di veder passare la "loro" Vergine che per ogni Confraternita è differente, unica e speciale. Al contrario del Cristo che ha diverse rappresentazioni, le immagini di Maria inscenano tutte lo stesso momento della storia: ovvero la Madre che piange la morte del figlio. Cambiano i piccoli dettagli, ai quali i sivigliani tengono in modo particolare ma che il profano spesso non nota. Quello che è evidente, invece, è il manto: l'enorme stola di tessuti nobili parte dal capo della Vergine e si estende fino ad un supporto rigido. Il drappo è sostenuto da pali, a volte sembra quasi un tetto per proteggere la statua. Ognuno di questi teli è un trionfo di ricami, oro, gioielli, sete e broccati e quant'altro di splendido ci possa essere.

Le confraternite si sbizzariscono ogni anno nel cercare di stupire di più attraverso il manto della Vergine, che alla fine è un vero e proprio capolavoro di artigianato. Abitualmente per le strade di Siviglia si snodano processioni di sessantamila persone che recitano varie funzioni, mentre gli spettatori assiepati ai bordi delle vie principali raggiungono il milione durante la notte clou: tra il giovedì e il venerdì, quando le confraternite del Silenzio, del Gran Potere, del Calvario, dei Gitani, della Speranza di Triana e della Macarena intraprendono la loro processione verso la Cattedrale. Il percorso, ovvero la carrera oficial, parte da Plaza de la Campana e arriva alla splendida Cattedrale, dove viene realizzata la stazione della penitenza. Le processioni possono anche essere un'occasione per scoprire Siviglia: a cominciare dall'imponente Cattedrale terminata nel 1507, con la cappella dedicata a San Antonio, la Capilla Mayor con la pala d'altare più grande del mondo, le vetrate istoriate, la tomba di Cristoforo Colombo e il coro di 117 stalli intagliati in stile gotico. Da non perdere è la Giralda, la torre nord occidentale, alta 90 metri e costruita in mattoni tra il 1184 e il 1198 era il minareto dell'antica moschea che sorgeva in questi pressi.

La Giralda, con le sue proporzioni, i colori e le decorazioni è uno degli esempi più belli di architettura islamica in Europa, come il vicino Alcazar. Questo è un affascinante complesso più volte ampliato e rimaneggiato nei suoi undici secoli di esistenza. Splendido nei cortili, nei pati, nei palazzi con i mosaici, nei giardini. Un'oasi di storia e tranquillità nel caos della Settimana Santa. A Siviglia ci si può perdere tra i vicoli del Barrio de Santa Cruz, il quartiere medievale ebraico, ad est della Cattedrale, girovagare per le strade dello shopping intorno a Plaza De San Francisco, riposarsi nell'originale Plaza de España dove tra fontane e canaletti d'acqua si può ammirare una struttura semicircolare in mattoni e piastrelle che rappresenta l'arte ceramica di Siviglia e che sembra una sorta di "Bignami" delle città spagnole. Tutto questo si può fare magari gustandosi uno dei piatti tipici della Settimana Santa, a base di baccalà, o un dolce come le torrijas, sempre ascoltando come sottofondo gli immancabili canti tradizionali legati alle processioni.

Come arrivare
La compagnia aerea low cost Ryanair propone voli diretti da Bologna, Milano, Pisa e Roma. Con uno scalo su Madrid o Barcellona si può arrivare a Siviglia anche, ovviamente, con la compagnia di bandiera Iberia. Questa in Italia raggiunge Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Genova, Milano, Napoli, Olbia, Palermo, Pisa, Roma, Torino, Venezia e Verona. Anche la connazionale Vueling unisce la città andalusa all'Italia con collegamenti diretti, volando su Roma e Venezia.

9 marzo 2010

Mezzo secolo di fashion a Carnaby Street


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LONDRA - Cinquant'anni e non sentirli. Carnaby Street, la via probabilmente più famosa e sicuramente più cool di Londra, compie mezzo secolo, ma sembra essere più giovane che mai. Perché moda e stile, complice il revival Mod degli anni Novanta e la concentrazione di boutique, fashion designer internazionali e concept store d’avanguardia, stanno ancora oggi di casa in questo breve tratto di strada nel cuore di Soho, a pochi passi da Regent Street e Piccadilly Circus, dove nel XVI secolo i facoltosi lord inglesi si dilettavano nella caccia alla volpe proprio al grido di "Soho!", che ha finito per divenire il nome moderno dell’intero quartiere.

Carnaby Street e le dodici stradine contigue si animarono nel secondo dopoguerra, allorché East End bombardato non era più in grado di fornire spazi adeguati al commercio degli avanzi di stoffa. Vi si insediarono quindi le manifatture clandestine per i rinomati sarti e per gli atelier-uomo della vicinissima Savile Row, che diverrà poi altrettanto famosa per il leggendario "concerto sul tetto"dei Beatles nel gennaio 1969, l’ultima apparizione dal vivo dei Fab Four. Ma il punto di svolta per Carnaby fu a metà degli anni Cinquanta, quando Bill Green vi aprì la sua boutique per gay Vince. Fu una sorta di sdoganamento della zona dal tradizionalismo e il perbenismo dominanti, e preparò la strada alla rivoluzione dei costumi del decennio successivo, in cui Londra divenne la Swinging London e Carnaby street il suo cuore pulsante. La febbre modernista dei Mods, con la sua moda fatta di caschetti, stivaletti col tacco e gilet laminati, trovò casa fra i negozi di Carnaby, così come le boutiques più audaci. Mary Quant, la stilista che inventò la minigonna, vi si stabilì immediatamente, e la strada divenne luogo d’incontro per i personaggi più in vista del periodo, dagli idoli Mods per eccellenza, gli Who di Pete Townshend e i Kinks di Ray Davies, a Rod Steward e Jimi Hendrix. I club più alla moda del decennio nacquero intorno a Carnaby Street, dall’Ad Lib frequentatissimo da Beatles e Rolling Stoner al Bag O'Nails, dove Paul McCartney conobbe la prima moglie Linda Eastman.

Tra la fine dei Sessanta e l’inizio dei Settanta divenne ovviamente il punto di riferimento del Flower Power britannico, in cui dominavano colori sgargianti, pantaloni a zampa d'elefante e psichedelia, mentre negli anni Ottanta la strada dello shopping per eccellenza conobbe un periodo di declino, piegando su un'immagine trasandata e spesso banale ad uso e consumo del turismo di massa. La "rinascita" si deve al revival degli anni Novanta, che sulla scia dei successi di Blur e Oasis ha restituito a Carnaby Street un'immagine ricercata e d’avanguardia, per quanto spesso patinata, in cui domina comunque l'effetto nostalgia per la Swinging London dell'epoca Mod. Non per niente hanno fatto fortuna qui i negozi di Ben Sherman, Lambretta e Merc. Non manca, all’estremo sud della via, un fornitissimo Football Corner per gli appassionati del calcio d’Oltremanica, mentre gli unici due pub, Firkin e The Shakespeare's Head, resistono all’estremo opposto, a due passi da Great Marlborough Street. A celebrare i 50 anni di Carnaby Street, dal 28 febbraio al 1 aprile, la mostra di immagini e memorabilia "Carnaby Street: 1960-2010" presso il numero civico 38, dove verrà presentato anche l’omonimo libro, con fotografie di Philip Townsend e interviste a Amy de la Haye e Judith Clark, curatrici della mostra.

Per info www.carnaby.co.uk

26 febbraio 2010

Basilea, città di frontiera


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BASILEA - Inguainata tra le acque del Reno, Basilea, è la città più estrema della Svizzera. Al confine tra il Baden-Württemberg tedesco e l'Alsazia francese, si apre al visitatore con un fascino tutto particolare. Stretta in un cantone grande quanto la città stessa (Basel Stadt), Basilea non solo è la capitale culturale della Svizzera, la città delle duecento fontane, quella della più antica università elvetica e di un carnevale notturno di grande fascino, ma affonda le sue radici nella storia più profonda. La sua fondazione risale al 44 a.C. con Augusta Raurica per opera del generale romano Lucio Munazio Planco, celebrato con una statua all'interno del cortile del pittoresco Rathaus (consiglio cittadino detto "Roothuus" nel dialetto locale) costruito tra il 1504 e il 1514, in pietra arenaria di colore rosso scuro, nella piazza del mercato (Marktplatz). Basilea entrò a far parte della Confederazione nel 1501 e divenne l'undicesimo Stato svizzero.

Nel periodo oscuro delle lotte di religione che divise e insanguinò l'Europa fra il XV e il XVI Secolo, Basilea non diede natali a grandi riformatori, a differenza di Zurigo o Ginevra, ma si trovò ugualmente coinvolta nella disputa e divenne sede del Concilio fra il 1431 e il 1437. Ma è soprattutto l'anima precedente della città, quella medievale a emergere ovunque. Dalla cattedrale ad esempio, il Münster, la cui costruzione fu avviata nel 1019 dall'imperatore Enrico II e terminata nel 1500. La gigantesca chiesa domina la collina sul Reno e sotto le sue navate riposano le spoglie del filosofo Erasmo da Rotterdam, che a Basilea si spense nel 1536. La religione ha sempre caratterizzato la storia di questa città. Governata dai principi-vescovi dal 999 al 1529, ancora oggi il bastone, simbolo dei prelati, è presente nell'emblema cittadino. Dall'altra parte del fiume, fra il 1225 e il 1226 venne fondata la testa di ponte che prese il nome di Kleinbasel (Piccola Basilea). Il disastroso terremoto del 1356 inflisse un duro colpo alla città, ma non impedì che numerose vestigia medievali giungessero fino ai nostri giorni, così che ancora siano il simbolo di Basilea accanto alla sua moderna anima industriale.

A passeggio per la città vecchia si possono ancora ammirare le pittoresche fontane, duecento in tutto, copie delle sculture originali conservate al chiuso, che contraddistinguono i quartieri e i mestieri che li caratterizzavano. Nei percorsi pedonali, l'amministrazione ne propone cinque, caratterizzati ognuno da un tema particolare, capita così che si aprano angoli di tranquillità che non sembrano nemmeno appartenere a una grande città. Uno di questi è la minuscola Andreas Platz, uno slargo che fino a due secoli fa ospitava una cappella (Sant'Andrea appunto) circondato ancora oggi dalle antiche case degli artigiani. Siamo nei quartieri delle arti e dei mestieri e ancora oggi i nomi delle vie richiamano le corporazioni di un tempo: come Imbergässlein, o via dello zenzero, nel quartiere degli speziali. Altri nomi restano evocativi: la centralissima Barfüsserplatz, o piazza degli scalzi, prende il nome dal vicino monastero francescano. Ma ritorniamo al Reno. La vera spina dorsale cittadina che se d'inverno è solcato in larghezza dai traghetti a cavo (ce ne sono quattro ad attraversare da punti differenti) d'estate si punteggia delle teste dei bagnanti. Sì, perché a Basilea si fa il bagno nel fiume, limpido e pulito.

E poi, inconsueto aspetto per una città svizzera, la skyline. Basilea ospita due edifici caratteristici per il loro profilo verticale: la sede della Banca per i regolamenti internazionali, vicino alla stazione delle ferrovie svizzere (vista la vicinanza con la Germania, in città ne è presente anche un'altra servita solo da quelle tedesche) e la Torre della Fiera, la Messeturm, che con i suoi 105 metri è il più alto grattacielo elvetico. All'ultimo piano si può ammirare il panorama cittadino dalle vetrate del Bar Rouge, uno dei locali più trendy della Basilea moderna. La stessa fiera è uno dei poli della nuova città e ospita la Baselworld, la più importante esposizione mondiale dell'orologio e del gioiello. L'edizione 2010 si terrà dal 18 al 25 marzo. E ancora, lo sport: a Basilea gioca l'omonima squadra di calcio che da qualche anno si è messa in luce anche nelle competizioni europee e che afronta gli avversari nel St.Jakob Park, il più grande stadio svizzero, rinnovato per gli Europei del 2008. La storia dell'FC Basel racconta anche che uno dei suoi primi campioni, Joan Gamper, si trasferì in Spagna e fondò nientemeno che il Barcellona, che infatti condivide i colori con il Basilea. Ma non c'è solo il pallone, da queste parti anche il tennis dice la sua. La città ha infatti dato i natali a Roger Federer e ospita annualmente i migliori campioni Atp nel Davidoff Swiss Indoor.

Dove mangiare
Non manca la scelta a tutti i livelli e per tutti i gusti. La migliore atmosfera basilese si respira tuttavia al Zum Braunen Mutz, in Barfüsserplatz al 10. Il locale al piano terra offre piatti della cucina locale in una tipica brasserie. Un profilo più elegante, ma ugualmente accogliente, caratterizza invece il Les Gareçons, all'interno della stazione Badischer Bahnof.

Dove dormire
Il quartiere fieristico offre vicinanza al centro mista a ottimi servizi e prezzi accessibili. Un'ottima scelta è l'Hotel du Commerce, in Riehenring al 91. Da qui passano anche numerose linee tranviare dirette oltre Reno.

Il carnevale protestante (di Claudio Agostoni)

Da Cordoba a Granada, magnifica Andalusia


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MALAGA - Se New York è la città che non dorme mai, la Spagna soffre d'insonnia. E questo non solo a Barcellona e Madrid, belle e magnificamente diverse, nella lingua e nello stile, dove dalla trionfale Gran Via alle Ramblas tutto ha un sapore magico. È infatti il sud della Spagna che colpisce per questa attitudine, in città che hanno nomi e sapori antichi, ricche di storia e cultura, in una parola, in Andalusia. Il viaggio comincia da Malaga, ma una volta atterrati affittate una macchina e dirigetevi verso la prima tappa: Gibilterra. Anche se questa non è più Spagna, ma si entra nel possedimento mediterraneo del Regno Unito, si passa da qui per soddisfare la curiosità di ammirare le coste africane sotto la Rocca, ovvero la montagna che rende famoso il panorama di questo luogo, e provare a contare le navi che dall'Atlantico entrano nel Mediterraneo. Percorrendo tranquille e comode strade, la successiva tappa obbligata è Cadice.

Una veloce passeggiata nella parte vecchia, dove le strettissime vie mostrano evidenti e affascinanti segnali di antiche civiltà che sono passate da lì. Prendete poi la strada in direzione Siviglia. La magica Sevilla, fa rimanere quasi basiti di fronte allo spettacolo offerto dalla campagna spagnola che ospita un grosso segnale di modernità: centinaia di gigantesche pale eoliche che non deturpano affatto lo splendido paesaggio naturale. Siviglia non finisce mai di stupire. Qui ci si può fare accompagnare nella visita alla città a bordo di una simpatica e accogliente carrozzella. Il conducente saprà svelare tanti piccoli e curiosi segreti che questa 'metropoli' nasconde. La cattedrale è monumentale, e gli amanti della storia della navigazione potranno ammirare la tomba di Cristoforo Colombo e il barocco spagnolo, molto presente anche nelle altre chiese. Le costruzioni monumentali, appena fuori dal centro, testimoniano ancora l'Expo del 1992. La Plaza de Toros con la statua dedicata al torero Manolete, fa rivivere le grandi corride e nel silenzio sembrano echeggiare gli ole della migliaia di spettatori. Prima di lasciare Siviglia è doverosa una visita attenta all'Alcazar, l'antico palazzo reale, originariamente fortezza dei mori.

Alzatevi di buon mattino e partite alla via alla volta del cuore dell'Andalusia, prima tappa Cordoba o Cordova, vecchia capitale della Spagna musulmana. Dalla maestosità alla semplicità all'austerità, Cordoba è la città dove più di ogni altra sono visibili i segni del passato arabo. Si può cominciare con una visita alla Mezquita, moschea dalle mille colonne tutte diverse una dall'altra con un fantastico chiostro ricco di aranceti. Anche questa incantevole città si offre con grande semplicità e facilità ad essere percorsa a piedi. Consigliamo di non perdere il quartiere della Juderia, con strade scoscese e acciottolate, arricchite dai colori verdi e arancio degli alberi in contrasto con le case tutte bianche. Da Cordoba si può partire alla volta di Granada, capoluogo della regione, molto vicina alla Sierra Nevada, caratteristica che la rende ancor di più affascinante. Passeggiando per il centro, spicca anche qui evidente il segno lasciato dalla dominazione araba. Anche visitandola in inverno l'Andalusia sembra accogliere il visitatore con un clima primaverile che da queste parti arriva quasi in anticipo. Basta una giornata di sole per girare in città anche in maniche di camicia.

Tuffatevi nelle viuzze e visitate l'Alcaiceria, l'antico mercato della seta all'epoca musulmana e ora trasformato in un semplice mercato di souvenir. La sera potete poi affacciarvi, attraverso un piccolo tour, nei quartieri popolari, dove la tradizione rispetta le vecchie usanze con ristorantini e locali. Qui il clima è davvero seducente e con un po' di audacia si può tentare di ballare le antiche danze gitane che animano le vie ad ogni angolo. Ciò che rimane è tutto il fascino e la bellezza di luoghi come Plaza Bib-Rambla con la fontana dedicata al Dio Nettuno; o come la piazza dedicata alla Regina Isabella la cattolica, con il monumento fatto erigere in onore a Cristoforo Colombo. Ma il fiore all'occhiello è l'Alhambra o Palazzo dei Sultani. Un'intera città capolavoro dell'architettura islamica dove bisogna rispettare orari precisi per entrare, ma la breve attesa è totalmente ripagata dallo spettacolo che si presenta dietro ogni particolare e ogni angolo. Si riparte da Granada alla volta di Malaga, ma nella mattina è assolutamente consigliabile un ritaglio di tempo necessario alla visita del quartiere musulmano dell'Albayzin. Bastano poche ore e nel primo pomeriggio si può ritornare a Malaga non senza prima aver programmato una cena sulla spiaggia al ristorante "El Tinero", cena a base di pesce freschissimo, messo in bellavista, cucinato all'istante. Motivo in più per tornare, anche fuori stagione.

2 febbraio 2010

Variopinta Bucovina


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SUCEAVA – È uno degli angoli più remoti della Romania, si trova nel nordest del Paese, stretta fra Moldavia e Ucraina. La Bucovina, oltre a essere una delle regioni più verdi di questo angolo d'Europa è anche famosa per l'incredibile patrimonio storico e artistico rappresentato dai suoi meravigliosi monasteri dipinti. Dipinti sì, ma con una particolarità: le raffigurazioni si trovano anche sulle pareti esterne. In questa che oggi è un'oasi di pace sui monti, dopo che il passato ha visto transitare eserciti di ogni bandiera, dai turchi agli austriaci, dai nazisti ai sovietici, si possono ammirare come in nessun'altra parte del mondo edifici religiosi di tale ricchezza pittorica.

I monasteri risalgono a un'epoca compresa fra la fine del Quattrocento e la prima metà del Cinquecento e le chiese furono edificate inizialmente in molti casi come luoghi di sepoltura per famiglie nobili. In seguito vennero anche dipinte e gli artisti, nessuno dei quali passato alla storia, cominciarono a rappresentare su commissione scene bibliche e le vite di Maria e Gesù Cristo. Inizialmente alle raffigurazioni vennero dedicate le pareti interne delle chiese, ma in seguito si decise di dipingerne anche l'esterno, fino a fare divenire tale pratica una vera tradizione locale. E questo assolveva un duplice compito: poteva contribuire a diffondere il culto ortodosso e forniva la necessaria educazione, la sola che servisse in una società agricola, cioè le sacre scritture, anche ai contadini. Le scene si ripetono seguendo uno schema canonico anche in monasteri distanti chilometri, ma ognuno ha sviluppato una peculiarità nel colore. Gli esperti parlano così di blu di Voronet, di verde e rosso di Sucevita, di giallo di Moldovita e di rosso di Humor.

Fra i più belli figura senza dubbio il monastero di Voronet, con la chiesa di San Giorgio, sulle cui pareti le figure spiccano su un fondo blu di particolare brillantezza. L'attuale chiesa in pietra risale al 1488 e ha sostituito una precedente in legno di incerta datazione. San Giorgio fu fatta costruire da Stefano il Grande in segno di ringraziamento dopo una vittoria sui turchi. Dopo pochi chilometri si arriva a Humor, non distante dal villaggio cui ha dato il nome: Manastirea Humorului. Qui si può ammirare un'altra caratteristica della regione: a eccezione dei grandi centri come Suceava o Gura Humorului, nelle valli si susseguono villaggi tipici interamente edificati in legno e in cui sopravvivono ancora forti le tradizioni contadine della regione. Humor risale al 1530 e la sua chiesa dell'Assunzione della Santa Vergine, pur non presentando una torre a differenza di molte altre qui, offre una serie di dipinti esterni fra i meglio preservati. Una visita la merita anche Moldovita, del 1532, monastero che presenta ancora oggi la cinta muraria di difesa in ottimo stato, così come in ottimo stato sono anche i suoi dipinti, sicuramente quelli conservati meglio.

A Probota i colori esterni sono quasi del tutto sbiaditi e il restauro non è stato ancora eseguito. In compenso i dipinti all'interno della chiesa di San Nicola (1530) sono ancora vividissimi. Anche qui la cinta muraria è in ottime condizioni. Si passa poi all'imponente complesso di Putna (1466-1469) che presenta anche numerosi edifici d'epoca inglobati nelle mura difensive. Un ideale giro dei monasteri della Bucovina si può completare con una puntata a Sucevita (1583) e alla sua chiesa della Resurrezione. Anche la regione in sé, si diceva, è senza dubbio degna di una visita. Si possono scoprire così la semplicità e la complessità al tempo stesso di una società rurale e delle sue tradizioni. Nelle innnumerevoli fattorie può capitare di vedere ancora uomini anziani con il costume tipico, composto dagli iţari, i lunghi pantaloni ripiegati più volte, indossati sotto una camicia bianca e un gilet chiamato bundiţă, spesso decorato a motivi floreali. Anche le donne indossano abiti tradizionali, in cui l'elemento che spicca maggiormente è la gonna variopinta. Si dice, proprio a richiamo delle pareti dei monasteri.

8 gennaio 2010

Una reggia senza pensieri per sua Maestà


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POTSDAM - Un nome francese, Sans-souci, per la reggia tedesca "rivale" di Versailles. Proprio come tutti i re e gli imperatori, anche Federico II Hohenzollern, detto "il Grande", ha voluto gareggiare in architettura con il palazzo del Re Sole. Ma essendo uno spirito pratico, il re di Prussia, sul trono fra il 1740 e il 1786, ha preferito una bella villa a una costruzione imponente e dedicare le sue attenzioni migliori al parco sontuoso. Sans-Souci è già dal nome rivelatore: senza pensieri, giusto un'abitazione per passare le vacanze al riparo da troppe preoccupazioni. Lussuosa, certo, in fondo sempre di reali si tratta. Ma il palazzo a un piano è spartano rispetto ai vari Schönbrunn o Versailles. È piuttosto una grande villa dove ospitare amici e familiari in un'atmosfera intima e in totale relax e dove dare più importanza al giardino imponente. Oggi la residenza di Federico II è diventata la meta d'attrazione principale di Potsdam, un antico villaggio a pochi chilometri di distanza da Berlino, dove frotte di turisti accorrono per visitare il capolavoro architettonico del Settecento, risparmiato dalle bombe della Seconda guerra mondiale.

La cittadina è entrata nei libri di storia anche per la conferenza del 17 luglio 1945 che decise la suddivisione di Berlino in quattro zone di occupazione. Inoltre, il famoso muro, simbolo della guerra fredda, lambì Potsdam che possiede il "ponte delle spie", usato per scambi di agenti prigionieri tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Caduto il muro, anche la cittadina è tornata all'antico splendore e il Palazzo ha ripreso vita. Probabilmente ne sarebbe contento proprio Federico II che amava talmente tanto questo posto da trasformarlo da residenza estiva in corte stabile. Lo fece progettare dall'architetto Georg Wenzeslaus Von Knobelsdorff tra il 1745 e il 1747, come luogo di riposo e ozio, ma il disegno e ogni piccolo dettaglio portano lo zampino del re di Prussia, tanto che lo stile viene chiamato Rococò fedriciano. Federico II voleva un palazzo intimo dove vivere e soprattutto dove fosse possibile uscire in giardino da qualsiasi punto. Le porta finestre si aprono tutte sull'immenso spazio verde a gradoni, che, come detto, è la caratteristica della "reggia". Era proprio il parco la passione del re: ha voluto persino un frutteto tropicale, terrazze, serre e agrumeti. Federico II amava passeggiare con i suoi levrieri italiani, suonare il flauto e tessere rapporti con i filosofi illuministi: scrisse opere con il suo amico Voiltaire, suggerì composizioni a Johann Sebastian Bach, che ospitò anche a Sans-Souci. Nonostante Federico II sia passato alla storia come re soldato e fosse sempre in guerra con l'acerrima nemica Maria Teresa d'Asburgo, arciduchessa regnante d'Austria, o come padre della patria per la ristrutturazione politica e sociale della Prussia del tempo, il sovrano preferiva occuparsi di musica, letteratura, arte, sostare nell'amata reggia e occuparsi del suo amato parco. Federico morì qui il 17 agosto 1786, dopo 46 anni di regno e all'età di 74 anni. Volle essere sepolto vicino alle tombe degli adorati cani, in un terreno comune vicino alla loggia del castello. Ma il suo erede, Federico Guglielmo II, ordinò diversamente: la salma finì nella chiesa di Potsdam. Anche se nel 1991, è riuscito a essere riportato a casa dai suoi levrieri che giacciono ancora all'ombra dello splendido gazebo del parco. È il giardino l'attrazione principale di Sans-Souci.

L'ingresso è molto scenografico: dal palazzo si arriva subito ad un primo gradone e da qui comincia una serie di terrazze, larghe e comode, che portano alla tenuta vera e propria. Un impressionante colpo d'occhio su quello che volle il re: i vigneti con piante provenienti da Portogallo, Italia e Francia, oltre che dalla Renania. Non solo uva per Federico II, ma anche tantissimi fichi, banane, peschi, oltre a serre di meloni e agrumi di ogni tipo, per un totale di tremila alberi da frutto. Al centro del parco una lunga e dritta strada di due chilometri e mezzo che collega tutte le fontane, le costruzioni per gli ospiti, il gazebo, le serre e quant'altro. Federico fece erigere numerosi templi ed edifici stravaganti nello stesso stile rococò del palazzo. Come la Casa cinese del te, un padiglione che mischia elementi rococò con influenze orientali. O come la grande fontana con allegorie e statue di marmo rappresentanti Venere, Mercurio, Giove, Marte e Minerva e i quattro elementi della natura. I successori di Federico II ampliarono ulteriormente il parco al punto che oggi ricopre circa 500 ettari di terreno, comprende altri castelli, tra cui quello di Cecilienhof dove si svolse la Conferenza di Potsdam con il presidente Usa Harry Truman, il leader sovietico Stalin e il premier inglese Clement Attlee per decidere il futuro dell'Europa dopo la Seconda guerra mondiale. Ovviamente il clou del parco è il palazzo vero e proprio, dipinto di giallo, lungo 97 metri e alto 12, ornato da 88 cariatidi, dominato da una cupola verde dove è impresso a lettere dorate il nome della reggia: quasi a ricordare che questo è un luogo di svago, senza pensieri.

L'interno è costituito solo da una dozzina di stanze, e nemmeno tanto sontuose, ma rispecchiano il carattere del sovrano e la sua idea di una villa comoda e pratica. Si respira un'aria familiare, molto intima, passando per sale, tutte con pavimenti e soffitti decorati. Si può facilmente immaginare il re immerso nelle sue appassionate conversazioni di letteratura e filosofia con gli ospiti, magari lo stesso Voltaire, nella biblioteca circolare. Questa è illuminata da finestre alte fino al soffitto, ha un imponente camino e il pavimento a raggiera in legno. Le librerie che costeggiano le pareti sono in legno di cedro e bronzo dorato, ornate da cartigli con stemmi. Interessante è anche la "sala del re" con la scrivania dove Federico passava molto del suo tempo e il letto dove morì. Il clou della reggia tuttavia è la sala dei ricevimenti ispirata al Pantheon di Roma, arricchita da molti quadri del pittore preferito dal re, il francese Antoine Watteau, e decorata con marmi di Carrara. Federico II era un mecenate e un collezionista, ma parecchi dei suoi oggetti d'arte sono finiti in vari musei tedeschi. Rimangono i quadri e statue collocate nella lunga e imponente galleria, forse la zona più lussuosa del palazzo. Ma sicuramente quello che rimane più impresso di Sans Souci sono le alte vetrate che si aprono sul giardino in un panorama mozzafiato: esattamente quello che voleva sua Maestà.

11 dicembre 2009

Speciale Natale Europa


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Finlandia - È la terra per eccellenza di Babbo Natale, a cominciare dal villaggio dove vive l'uomo dei regali: Rovaniemi. In questo luogo l'atmosfera è romantica e dolce e siamo al Circolo polare artico, nella terrra delle renne e del ghiaccio, nonché nella Lapponia più profonda. Trovarsi qui è il sogno di centinaia di bambini, perchè tutto parla di Natale, dall'esposizione permanente di tutte le tradizioni mondiali legate a questo periodo, come la storia dell'albero, alla fabbrica di giocattoli e all'ufficio postale per le letterine dei bimbi. Babbo Natale vive con Mamma Natale e con i piccoli in una montagna chiamata Korvatunturi sempre in Lapponia. La montagna ha tre orecchie in modo che Santa Claus possa sentire i messaggi di tutti i bambini del mondo, ma l'ingresso è segreto e nessuno sa dove sia. Inoltre in Finlandia c'è una tradizione particolare: all'esterno delle case, insieme al classico abete, viene preparato un alberello più piccolo con tanti semi appetitosi, solo per gli uccellini.

Russia - A San Pietroburgo tutti i Santa Claus si riuniranno in uno speciale G8 dei Babbi Natale. Stavolta non sono i leader dei paesi più importanti del mondo a partecipare all'appuntamento, ma per la notte di Capodanno nella città russa è previsto un vertice che nulla ha da invidiare a quello politico. Fra i Santa Claus che hanno confermato la presenza per rappresentare il loro paese ci saranno quello finlandese, Joulupukki, quello tedesco, Nikolaus, il Santa Claus americano, il giapponese Chotejosho-san e quello italiano accompagnato dalla Befana! A fare gli onori di casa il Babbo russo, Ded Moroz con la nipotina Snegurachka.

Svezia - Qui le feste iniziano con Santa Lucia, il 13 dicembre, per celebrare il giorno più corto dell'anno. A Stoccolma fioccano i mercatini natalizi, come quello antico nella piazza principale della Città Vecchia (Gamla Stan) dove i venditori indossano costumi d'epoca. Tra le tradizoni più curiose, si mette un mazzo di spighe di grano sul davanzale della finestra. Durante il periodo natalizio le case vengono addobbate con decorazioni fatte con paglia, fiori e dolcetti speziati, i pepparkakor. I bambini usano il calendario dell' avvento per contare i giorni fino a Natale e ogni giorno aprono una finestrella. L'albero si addobba il giorno prima di Natale e la sera del 25 dicembre si mangia una minestra di riso, delle polpettine e salsicce. Dopo la cena solitamente ci si riunisce intorno all' albero per cantare. Solo a questo punto arriva Babbo Natale.

Danimarca - Nel Paese della Sirenetta e delle favole, non potevano non esserci tante tradizioni legate al Natale. Si comincia con l'avvento, quando i bambini si trasformano in folletti e fanno piccoli scherzi in casa. La vigilia si trascorre in famiglia ed è in questo giorno che si addobba l'albero con bandierine danesi. Il pranzo prevede oca arrosto con cavoli, patate scure e come dessert riso alle mandorle, dove si nasconde una mandorla intera. A trovarla è normalmente il bimbo più piccolo e riceverà un bel dono. I bimbi vengono vestiti come folletti con un cappello a punta e aspettando Julemann, ovvero Babbo Natale. Dopo cena si balla intorno all'albero, si cantano inni natalizi e alla fine si aprono i regali. In Danimarca vengono presentati tradizionalmente alcuni prodotti per celebrare il Natale. Ad esempio c'è il piatto di Natale della Bing & Grondahl, in edizione limitata: quest'anno è il numero 104. Nella casa di cristallo della Royal Copenhagen vengono apparecchiate e addobbate tavole natalizie da noti personaggi danesi, ogni anno con un tema diverso. Tra le tradizioni anche un'edizione natalizia di una serie di francobolli decorativi usati insieme a nastri colorati e a sigilli di cera per personalizzare le buste dei biglietti d’auguri sin dal 1904. I folletti, poi, non stanno solo nelle case, ma riempiono le vetrine dei negozi, sono sui davanzali delle finestre e sui muri delle abitazioni. Sono i nisser e hanno un look più pratico di Babbo Natale: pantaloni grigi (ma la gonna per la signora nisse), scarpe di legno e un lungo cappello rosso a punta. E sono pure permalosi: se tutto non va per il verso giusto, si comportano male. Per lusingarli i bambini lasciano sul davanzale una ciotola con latte e pappa di riso: se al mattino non si trova più, il nisser è passato. Alcuni dicono di averli visti persino guidare i tram a Natale.

Germania - Tutte le città, grandi e piccole, ospitano i mercatini natalizi tra fiumi di vin brulé. Le case sono addobbate con l'albero e con la corona dell'avvento, mentre per i più piccoli si segue il rituale del calendario dell'avvento con tanti buoni propositi. Le piazze si riempiono di bambini che girano cantando in coro e suonando tamburi e triangoli. Se sono bravi, ricevono qualche moneta, caramelle e fichi secchi. I bimbi, poi, scrivono a Gesù Bambino per chiedere i regali e mettono le loro letterine in una busta, dove è stato steso un sottile strato di colla cosparso di zucchero, in modo che ogni busta brillerà alla luce della luna. La sera della Vigilia la mettono sul davanzale della finestra e aspettano Babbo Natale. Nel sud della Germania si usa spargere grano sul tetto della casa in modo che anche gli uccellini possano gioire del Natale.


Gran Bretagna - E' stato Sant'Agostino di Canterbury a introdurre la tradizione natalizia, quando con i suoi monaci, fu inviato da papa Gregorio Magno a svolgervi la propria missione apostolica, verso la fine del VI secolo. Anche qui è un trionfo per l'albero di Natale. Londra si riempie delle festose luci di multicolori lampadine che addobbano un gigantesco albero allestito per la strada. Sarà Father Christmas, passando per il camino con il sacco dei doni, a portare ai bambini i regali che il giorno dopo li troveranno dentro una calza. In Scozia, invece, si svolge uno dei più bei festival europei. E' il Natale di Edimburgo, che anima i giardini di Princes Street della città scozzese dal 22 novembre al 6 gennaio. Tra i momenti più attesi la notte in cui si accendono le illuminazioni natalizie, non manca ovviamente il tradizionale mercato natalizio ma ci sono anche tante sorprese come la corsa scozzese dei Babbi Natale, la grande ruota di Edimburgo, la pista per pattinaggio su ghiaccio, le renne che "pascolano" nei giardini e il bianco paese delle meraviglie. Non mancano spettacoli, cori natalizi, giochi di luce e incontri particolari come quello con Bjorn, un orso polare animato.

Francia - Oltre ai doni, Babbo Natale porta tanti dolci e frutta da appendere all'albero. Si cucina una torta speciale, a forma di ceppo, per ricordare quello che fu acceso per tenere al caldo Gesù Bambino. Il presepe è al centro di ogni casa, soprattutto in Provenza dove c'è una grande tradizione di questo simbolo natalizio. In questa regione sono composti da statuine in argilla che vengono vestite con costumi realizzati con precisione e realismo nei minimi dettagli. Insieme ai protagonisti principali, vengono rappresentati personaggi legati ai mestieri che si svolgono nella regione. Si chiamano Santoun e a Marsiglia ogni anno c'è una fiera loro dedicata. Nel sud della Francia è diffuso uno speciale pane allo zafferano o all'anice cotto appositamente per le feste natalizie. In alcuni paesi, poi, è tradizione apparecchiare un posto vuoto a tavola per la cena della Vigilia: è dedicato alla Vergine Maria.

Austria - Anche qui sono i mercatini natalizi a farla da padrone durante le feste. Come il Mercato di Gesù Bambino che si svolge nelle strade storiche di Vienna e che trabocca di dolciumi. Nella capitale è diventata consuetudine una passeggiata nel parco il giorno di Natale per distribuire le briciole dei dolci agli uccelli.

Spagna - Il giorno più festeggiato è il 28 dicembre perchè arrivano los Reyes, ovvero i Re Magi. Sfilano per le città a cavallo o sui carri e distribuscono dolci e caramelle. Babbo Natale è meno popolare. Nei presepi, le statuine sono affiancate da quelle di Tio, un tronchetto d'albero che, se scosso, sprigiona dolcetti e quella di Caganer, un porta fortuna natalizio. Nell'isola di Tenerife la sera del 25 dicembre il porto di Santa Cruz fa da spondo al concerto di Natele dell'orchestra sinfonica locale. Migliaia di persone si godono la musica natalizia sotto le stelle, in questo che è diventato un appuntamento classico a due passi dal mare e con un clima speciale.


Repubblica Ceca - Da Praga al più piccolo paesino o villaggio non manca mai il tradizionale mercatino che veste a festa i centri con luci sgargianti, profumi di vaniglia e mandorle tostate, con cori festosi. Si comincia con la festa di San Nicola: è lui che distrubuisce i doni, aiutato da un angelo e da un diavolo, a seconda di come i bambini si siano comportati. Sfilate in maschera animano le città e la più importante è quella di Trebic: qui il santo con la barba bianca e le sue guardie del corpo assiste allo spettacolo di poesie e canti messo in scena dai bambini, che poi lo aiuteranno ad accendere le luci del grande albero. A completare il tutto un presepe con veri animali, mentre scorrono fiumi di medovina, un liquore al miele servito caldo. Sempre a Praga è visitabile il Museo di Ponte Carlo che ospita fino al 10 febbraio il presepe più grande del mondo. A Krumlov, un borgo medievale della Boemia meridionale, si festeggia il 24 dicembre il Natale degli Orsi: adulti e bambini portano doni ai grossi mammiferi che per tradizione abitano il fossato del castello fin dal 1707. In tutta la Repubblica Ceca alla Vigilia si usa mangiare zuppa di pesce o patate seguita da carpa fritta e insalata di patate. La carpa, proveniente dai laghi della Boemia, secondo la tradizione ce la si concedeva una volta sola l'anno in segno di buon auspicio. Una credenza popolare vuole che conservare una squama di carpa sotto il piatto durante la cena della Vigilia garantisca salute e properità per tutto l'anno a venire.

Bielorussia - Il presepe non fa parte delle tradizioni del Natale ortodosso, che viene festeggiato in un'altra data, il sette gennaio. Nelle famiglie, la sera della vigilia non si fa il cenone, ma c'è ugualmente una cena con sette pietanze diverse. Nessuna portata deve essere cucinata con la carne, ma solo con verdure e cereali. Sotto la tovaglia si mette un pò di fieno che il giorno di Natale viene raccolto e portato nella stalla perché protegga gli animali durante tutto l'anno. Sempre nel giorno di Natale i bambini si mascherano da spiriti o animaletti e vanno in giro per le case a fare gli auguri intonando canti che parlano della nascita di Gesù, in cambio ricevono caramelle, dolcetti e anche soldi.



Polonia - Si comincia a festeggiare all'apparire della prima stella in cielo la sera della Vigilia. Per questo la Vigilia è chiamata "Festa della Stella" e sono i bambini a doverne notare il luccichio e a dar inizio alla cena. Prima di iniziare a mangiare si fa circolare tra i presenti una fetta di pane azzimo, chiamata opplatek, raffigurante le immagini della Sacra Famiglia. Ognuno ne prende un pezzetto e una parte viene data anche agli animali che vivono in casa. La tavola viene apparecchiata festosamente, ma sotto la tovaglia è stato messo uno strato di paglia per ricordare che Gesù è nato in una stalla. A tavola vengono lasciati due posti liberi, in caso arrivassero Maria e il Bambino.

9 dicembre 2009

A Stoccarda tra renne e lebkuchen


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STOCCARDA - Renne ubriache e canterine, befane ridenti e orsi con il berretto rosso che fanno "ciao ciao" con la zampetta. Non sono le visioni dei tanti turisti infreddoliti, ma alcune delle più originali decorazioni degli stand del mercatino natalizio di Stoccarda. Una tradizione tutta nordica che rende la città tedesca una meta divertente e magica per il periodo invernale. Da novembre la città si illumina per un mese di mille luci natalizie, sulla piazza principale vengono allestiti innumerevoli banchi con ogni prelibatezza culinaria, ogni novità in fatto di decorazioni per gli alberi, ogni idea particolare per i regali.

Tra un hot dog fumante, le caldarroste, i lebkuchen (biscotti natalizi speziati), montagne di mandorle tostate e litri e litri di vin brulé, può sembrare la festa del buongustaio. Ma i veri protagonisti sono i pupazzi meccanici sopra il tetto delle casette di legno che ospitano gli oltre 250 stand. E' il trionfo della fantasia: non solo Babbi Natale di ogni foggia, ma anche slitte trainate da cani, renne che cantano,pinguini che salutano. Ogni anno la capitale dello stato federato del Baden Wurttemberg e il suo Weihnachtmarkt, il mercato natalizio tra i più antichi della Germania, sembra un luogo incantato, un mondo dei balocchi per grandi e piccini che qui vengono a cercare l'atmosfera nostalgica delle feste di una volta. Qui si viene a godere il Natale, le sue luci, l'aroma di cannella e vaniglia che si respira per le strade, i concerti dei cori nell'antica corte rinascimentale della Rocca, le facciate a traliccio delle case del centro adornate con angeli, Santa Claus, rami di abete addobbati e palline di ogni dimensione. E' uno scenario fiabesco che trasforma la città in un mondo incantato.


Le casette natalizie occupano una grande zona che va dalla vecchia Rocca alla Schillerplatz e alla Marktplatz: il centro di Stoccarda, a portata di piedi e di occhi dei turisti. Perchè nascosto dagli addobbi si può ammirare anche il vero volto della città tedesca, legata a illustri abitanti come Hegel e Schiller. Il mercatino offre l'occasione per conoscere meglio Stoccarda, spesso associata ai grandi nomi dell'industria, come con le fabbriche della Porsche e della Mercedes-Benz, entrambe dotate ora di museo dell'automobile visitabile. Eppure Stuttgart, in tedesco, ha un immenso spazio verde al centro, dove la gente sfida i rigori dell'inverno andando in bicicletta, i bambini sognano al Wilhelma, il più vasto giardino zoologico e botanico d'Europa con 10 mila animali e piante esotiche, rari esempi di arte del giardinaggio ed architettura in stile moresco.


Inoltre, la città si trova in prossimità della Foresta Nera ed è incastonata tra colline verdi dove si producono vini rinomati e frutta. Sono tante le sfaccettature della città, rasa al suolo dalle bombe della Seconda Guerra Mondiale e perfettamente ricostruita. Il cuore pulsante è la Königstraße, la strada dello shopping e dei caffè, un'oasi pedonale facilmente raggiungibile. Da qui, partono una serie di vie costeggiate da case a graticcio, da piazze dove fare comode soste e dove perdersi senza fretta. Fino ad arrivare all'enorme spiazzo del Castello. Là dove un tempo pascolavano i cavalli del duca Luitolf di Svevia, oggi c'è il castello vecchioche, con il suo pittoresco cortile interno porticato, rispecchia lo splendore della città di residenza.

Le sale del castello accolgono il museo del Württemberg. Basta poi allontanarsi di pochi passi per raggiungere il sontuoso castello nuovo barocco. La piazza del castello al cui centro svetta la colonna alta 30 metri è il punto d’incontro più usato dagli abitanti. Stoccarda si offre anche come un vivace centro dai molteplici interessi, con innumerevoli musei, con il mercato coperto ortofrutticolo in stile liberty, con il quartiere residenziale Weißenhofsiedlung dotato di costruzioni caratteristiche, con la Zahnradbahn Stuttgart, un servizio di tram a cremagliera, alimentato ad elettricità, che trasporta da Marienplatz fino al distretto di Degerloch, unico tram urbano di questo tipo della Germania. Il tutto la rende una città molto accogliente in qualsiasi stagione, anche se sotto Natale con il suo mercatino illuminato, è davvero speciale e unica

Gioielli di frutta e pentole magiche: ecco il Natale in Svizzera


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Il Natale in terra elvetica non è solo una tradizione legata al mercatino o alle figure classiche della festa. In Svizzera, e in particolare in alcune città, le tradizioni si confondono in una serie di iniziative del tutto singolari. Dalla corsa dei babbi natale a Samnaun nei Grigioni, fino alla passeggiata storica con il "Signore del tempo" che regola gli orologi a Berna. E così di città in città e dopo un idromassaggio sopra i tetti di Berna, si può viaggiare fino a Locarno per concedersi un tuffo nei colorati gioielli di frutta dell'artista ticinese Agnese Z'graggen, fino ad arrivare alla festa dell'Escalade a Ginevra. Quello che vi proponiamo è un giro tra le città svizzere con le feste più o meno tradizionali.

GINEVRA - La festa dell’Escalade
Da 400 anni gli abitanti di Ginevra festeggiano il 12 e 13 dicembre, con la ricorrenza dell'Escalade, una giornata, o meglio nottata, commemorativa per la respinta dell'esercito della Savoia che nel 1602 tentò di scalare le mura della città. Si narra che nel dicembre del 1602 i soldati savoiardi attaccarono la città, il duca di Savoia tentava di riconquistare i possedimenti ginevrini che aveva perso nelle battaglie precedenti. Il combattimento fu duro, ma gli abitanti della città la difesero con coraggio ed eroismo. Fu così che durante gli aspri combattimenti una donna la Mère Royaume, salì sulle mura e riversò l'intero contenuto della sua pentola sulla testa di un savoiardo, fermando così l'assedio. Dall'anno successivo i ginevrini ricordano la vittoria festeggiandola con un corteo commemorativo, in cui i partecipanti, illuminati dalla luce di fiaccole e vestiti con costumi d'epoca, attraversano il centro storico che si snoda lungo entrambe le sponde del Rodano. La fabbrica di cioccolato Stettler, da la possibilità ai visitatori di creare una marmite de l'Escalade con l'aiuto di un maître-chocolatier.
Svizzera Turismo Consiglia: Hotel Beau Rivage*****S

BERNA - Idromassaggio sui tetti della città
Il piacere dell'idromassaggio privato negli attici in alto sopra i tetti di Berna vi offrirà un'esperienza davvero frizzante: in una vasca idromassaggio da vip si potrà gustare la leggendaria cultura del benessere del Kongress und Kursaal di Berna e rilassarsi completamente sorseggiando un calice di prosecco. Basterà premere un tasto per chiamare il maggiordomo privato che, con discrezione, esaudirà desideri speciali. Coccolati dall'accappatoio riscaldato, potrete liberare la mente e concludere piacevolmente la serata. L’idromassaggio è prenotabile presso Hotel Allegro: 4* Superiore: Business-Hotel innovativo, accogliente, centrale, con vista unica. Archittettura particolare con grande atrio. Annesso al Kursaal Bern/congressi per 2-1500 persone, 3 ristoranti, Grand Casinò, nuove sale per congressi e banchetti, suites e camere deluxe con vista spettacolare. Gratuito: wellness, biciclette. Per prenotare clicca qui

A spasso con il signore del tempo
È considerato l'uomo più importante di Berna, dal momento che tutti gli orologi della città si inchinano a lui: è il signore che regola l'orologio della torre campanaria. Giorno dopo giorno, durante il suo giro, carica manualmente l'orologio medievale della Zytglogge, la torre simbolo di Berna. Chi vuole, potrà accompagnarlo nel suo giro non soltanto imparando molti aspetti interessanti sulla storia della misurazione del tempo e del simbolo di Berna, ma dando anche una mano per le operazioni di caricamento. Lo Zytglogge si trova nella Torre dell'Orologio che fu la prima porta occidentale della città (1191-1256). Oggi costituisce una delle mete turistiche più belle e importanti di Berna. Nel 1530 furono creati l'Orologio astronomico e la sfilata di statue e figure allegoriche e animali. La Torre dell'Orologio assolveva la funzione di orologio principale della città e rappresentava pertanto l'orario di riferimento a Berna.
Svizzera Turismo consiglia: Hotel Innere Enge****S

LOCARNO, i gioielli di una notte
Sono colorati, sono diversi e... si possono mangiare. I gioielli dell'artista ticinese Agnese Z'graggen sono tanto straordinari quanto commestibili. Perché sono fatti di verdura. I food artist amatoriali hanno la possibilità di copiarla. Sotto la guida dell'artista creerete il vostro collier di verdura o tutto ciò che desiderate. Magari un gioiello per un regalo davvero sorprendente, dalla vita breve, ma che verrà ricordato a lungo. Gioielli di una notte è un’espressione artistica in cui cibo e creatività si fondono in un elogio alla natura, al suo mutare, al suo nascere e morire. "Questa rappresentazione nasce dal mio desiderio di comunicare, attraverso un oggetto artistico, il legame e la gratitudine che provo nei confronti della natura in relazione al mio vissuto. Quasi una forma di meditazione rivolta alla natura, alla sua intensità, alla sua bellezza", ha detto l'artista. "Nasce da qui - prosegue Agnese Z'graggen - l’idea di creare un oggetto pensato come un gioiello, creato a partire da prodotti della natura verdure di stagione, fiori e frutta. Una volta creato, l’oggetto attraverserà un processo naturale di mutamento, seguendo il proprio decorso, creando nuove forme espressive fino a ritornare al luogo d’origine: la terra”.
Svizzera Turismo consiglia: Hotel Garni Millenium 3stelle

FRIBORGO, Scalpellino per un giorno
Il luogo è perfetto: nel cuore della città vecchia di Friborgo si trova l'atelier di Le Bûcher, dove mani abili lavorano la fragile arenaria per creare opere d'arte come avveniva nel Medioevo. Chi lo desidera, potrà cimentarsi con la tradizione della scultura e, frequentando i corsi che si svolgono regolarmente, imparare a maneggiare martello e scalpello. E riflettere anche un pochino su quanto ci sia voluto per costruire la Cattedrale di St. Nicolas.
Svizzera Turismo consiglia: Romantik Hotel du Sauvage

13 novembre 2009

Lisbona, magia e saudade


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LISBONA – Non è solo la capitale del Portogallo. Lisbona è molto di più. E’ un anima triste piegata su sé stessa, cantata dal fado che risuona tra i viottoli acciottolati. Profuma di storia.
Gli odori del vecchio impero coloniale si dipanano tra la Baixa e quartiere Rossio fino a quello di Alfama, al Castelo, ad Alcantara. Il periodo migliore per visitare la capitale portoghese è senza dubbio in autunno, quando tutto si confonde tra la nebbiolina leggera che avvolge la città e i fumi delle caldarroste che profumano le vie. Il fascino di Lisbona non sono i monumenti ma la città in sé. Passeggiare per le strade e osservare è la cosa migliore da fare. Del resto la sua storia parla chiaro: fondata dai Fenici con il nome di Alis Ubbo e ribattezzata dai romani come Olisippo, da cui poi discese Lissapona e infine Lisboa. Municipio romano nel 45 a.C., fu teatro di conquiste da parte degli Arabi provenienti dal Nord Africa e restò sotto la dominazione araba fino alla riconquista del primo re del Portogallo nel XII secolo. Dalla torre di Belem, partirono numerose spedizioni che diedero vita al grande impero coloniale portoghese alle battaglie in mare con l’impero spagnolo alla conquista e alla scoperta di nuove terre. Da Lisbona partì Pedro Álvares Cabral che ne nell’aprile del 1500, sbarcò sulle coste del Brasile e che in nome della corona portoghese battezzò "Ilha da Vera Cruz". Lisbona è una città romantica, che vive sonnecchiando sul fiume Tago dominato dai sette colli su cui tra gli edifici coloniali si affaccia una statua del Cristo Redentor (simile a quella di Rio De Janiero, ma molto più piccola). Per capire davvero questa città conviene partire dalla parte bassa, per raggiungere a piedi il famoso quartiere di Alfama, cantato sapientemente dai Madredeus. Salendo verso il castello di São Jorge è possibile ammirare un meraviglioso panorama. Scendendo di nuovo potete prendere un tram per il quartiere di Belem e lì visitare il Monastero di Sao Jerónimos, fino alla torre di Belem. Un consiglio solo: lungo la strada tra il monastero e la torre sulla sinistra c’è una pasticceria (Pasteis de Belem) fermatevi a gustare uno dei tanti sublimi dolci alla crema serviti caldi e preparati secondo una ricetta segretissima che i Portoghesi non svelano a nessuno.

Il Castelo de São Jorge: Sorge sopra una collina che domina la città vecchia di Alfama, il quartiere più pittoresco di Lisbona con quella sua atmosfera decadente, unica e bellissima. Fu eretto dai Visigoti nel V Secolo e fu poi fortificato dai Mori nel IX Secolo, i quali vi aggiunsero una cinta muraria lunga 2 km. All'interno delle mura nella Camara Escura, vi è un periscopio girevole che tramite due obiettivi riflette le immagini di Lisbona.
Il Monastero dos Jerónimos: Leggenda vuole che il monastero fu costruito dove esisteva la chiesetta Ermida do Restelo, nella quale i navigatori, trascorrevano in preghiera la notte precedente alla partenza per il viaggio che li portò alla scoperta della rotta per l'India. La costruzione risale al 1502 ed è in stile manuelino. Ospita al suo interno le memorie di Vasco da Gama, Luíz Vaz de Camões, Amália Rodrigues, Fernando Pessoa, solo per citarne alcuni.
La Torre di Belém: E'il punto da dove Vasco da Gama partì alla conquista dell'impero, sulla rotte per l’India. Sorge sulle rive del fiume Tago ed è un monumento in stile manuelino che rievoca le gesta dei grandi esploratori portoghesi.
Altre cose da vedere
Il Cristo Rei: Una riproduzione in tono minore del Cristo Redentore (Rio de Janeiro), eretto come ringraziamento per il mancato coinvolgimento del Portogallo nella seconda guerra mondiale.
Il Giardino Botanico e il nuovissimo ed esaltante quartiere di Expo98.
Le piazze: Marquês de Pombal, Martim Moniz, il Rossio, la Praça do Comércio.

7 novembre 2009

Berlino, vent'anni dopo ancora regina


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BERLINO - Dopo vent'anni Berlino si ritrova ancora sotto i riflettori mondiali. Il 9 novembre del 1989 la città, allora simbolo delle divisioni politiche mondiali, perse il suo muro, anzi: il Muro. E oggi, a due decenni da quell'avvenimento, la metropoli tedesca, tornata nel frattempo capitale di una nazione riunificata, celebra il proprio giorno della memoria. La ricorrenza verrà ricordata con uno speciale "Festival della libertà", arricchito da ospiti mondiali. La serata si aprirà con un concerto all'aperto della Staatskapelle diretto da Daniel Barenboim in una sede speciale: la Porta di Brandeburgo, simbolo anch'essa della divisione artificiale nella quale era stata inglobata. Il resto della kermesse è all'insegna della simbologia con muri che crollano in uno spettacolo degno dei Pink Floyd. Fra le personalità presenti, l'ex ministro degli Esteri tedesco Hans-Dietrich Genscher e i premi Nobel per la Pace Kofi Annan, Muhammad Yunus e Mikhail Gorbaciov.

Le celebrazioni per il ventennale della caduta del Muro diventano così l'occasione per uno sguardo alla città, che nel periodo in questione è diventata uno dei più frizzanti simboli europei per la cultura, la moda, l'arte, l'architettura e le tendenze. Vent'anni vissuti insomma all'insegna di un nuovo rinascimento tedesco, degno dei tempi di Bismarck. Dalla caduta del Muro, la trasformazione in progress, che ha riunificato l’anima cittadina, ha coinvolto i progettisti più significativi dell’architettura contemporanea, da Sir Norman Foster a Renzo Piano, da Jean Neuvel a Daniel Libeskind autore del Judisches Museum, il più grande museo ebraico d’Europa. Così vibrante nella nuova veste, piace la capitale tedesca per le sorprendenti architetture certo, ma anche per lo stile rinnovato del ben vivere. Dall’arte allo shopping, dall’ospitalità, che è un fiorire di hotel unici per charme e design, alla gastronomia con i ristoranti gourmet, che attirano fashionist e celebrità da tutto il mondo. La città si trasforma così in un palcoscenico all’avanguardia che non spegne mai le luci.

Un itinerario nella capitale tedesca dell’arte, della cultura e del divertimento non può che iniziare da Potsdamer Platz, cuore cittadino e centro della Neue Berlin progettata da Renzo Piano, e dal Sony Center: impossibile non mettersi a testa in su per ammirare la copertura a vela che sovrasta la struttura, opera futuristica dell’architetto Helmut Jahn. Ma anche la storia presocialista viene ricordata. A nord di Potsdamer Platz, lungo la Ebertstrasse, poco prima della Porta di Brandeburgo si incontra l’Holocaust Mahnmal, il memoriale dell’Olocausto: un’esplanade di 2.711 blocchi di cemento, progetto dell’architetto newyorkese Peter Eisenman. D’obbligo la visita al rinnovato Reichstag di Norman Foster: la grande cupola vetrata è percorribile internamente attraverso una passerella elicoidale. Un altro straordinario esempio di nuova architettura berlinese, tutta vetro e acciaio è la stazione centrale Hauptbahnhof che ospita 80 fra negozi, ristoranti e locali, realizzata dallo studio Gerkan, Marg & Partner. A pochi passi, in Invalidenstrasse 50-51, gli appassionati d’arte contemporanea di tutto il mondo si trovano alla Hamburger Bahnhof: l’ex stazione è stata convertita su progetto di Josef Paul Kleihues a importante galleria d’arte e location per eventi.

Anche nel vivere poi Berlino fa tendenza, e negli ultimi tempi l'energia metropolitana si è spostata verso est, nel Mitte. Oggi questo è il quartiere più dinamico della città, dove si concentra una popolazione di creativi, artisti e nottambuli. Oltrepassata la Porta di Brandeburgo, percorrendo il viale Unter den Linden, si arriva all’Isola dei Musei, dove ha riaperto da poco il Neues Museum, ma dove si può visitare anche il Deutsche Guggenheim. Per non parlare dello Schönhausen Palace, nel sobborgo di Pankow, già residenza nel 1660 della contessa prussiano-olandese Sophie Dorothea zu Dohna e poi usato dall'imperatrice Elisabetta Cristina, moglie di Federico II di Prussia come residenza estiva. Il palazzo riaprirà a metà dicembre.

Il Festival dell'Opera a Wexford



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WEXFORD - "One opera for the head, one for the heart and one for fun". Questa l'idea che guidò Tom Walsh, medico, e Sir Compton MacKenzie, nobile inglese, quando nel 1951 diedero vita alla prima edizione del Festival dell'Opera di Wexford. Da allora, ogni fine ottobre, questa piccola città di mare a un paio d'ore d'auto da Dublino, ha sempre rispettato la mission dei padri fondatori promuovendo un festival che con gli anni è diventato uno degli eventi musicali più prestigiosi d'Irlanda. Se le prime edizioni erano allestite da gruppi di volontari e si celebravano nella sala che abitualmente veniva usata come cinematografo, oggi il festival ha come location l'avanguardistica Opera House: due sale da quasi ottocento posti e una spettacolare vista sul porto.

Una innovazione necessaria perchè ogni edizione ormai sbiglietta parecchie migliaia di ticket. A richiamare così tanta gente anche il fascino di Wexford, capoluogo di una contea ricca di storia. Fondata dai vichinghi è conosciuta da tutti gli irlandesi per il tremendo massacro che nel XVII secolo gli inglesi di Cromwell perpetrarono sui locali. Visitare oggi Wexford significa perdersi nei suoi vicoli medievali e lasciarsi ammaliare dalla luce che avvolge i pescherecci lungo la banchina. Ma significa anche immergersi nei giardini del Johnstown Castle e ripercorrere la storia degli avi degli odierni irlandesi visitando l'Irish National Heritage Park. E significa soprattutto cercare un incontro ravvicinato con gli uccelli e con le foche che vivono nella Wexford Wildfowl Reserve, una delle oasi naturalistiche più importanti del paese. Se in inverno qui non è difficile avvistare stormi di oche white-fronted (un terzo dell'intera popolazione mondiale sverna qui) ogni fine ottobre al Wexford Opera Festival ci si può imbattere in qualcosa che è decisamente più difficile incontrare. Peculiarità del festival infatti è rappresentare non le opere celebri, ma quelle dimenticate o meno note, portandole in scena con allestimenti originali che generano dibattiti molto accesi tra i melomani presenti in sala.

Lo scorso anno, per esempio, venne rappresentato "Il signor Bruschino", un'opera buffa di Rossini, ambientata in uno studio televisivo a metà strada tra 'Il grande fratello' e un gioco a quiz, con tanto di sensuali ballerine e concorrenti litigiosi. Nulla in confronto alla chicca dell'edizione 2009: la prima europea de "Il fantasma di Versailles" di John Corigliano, compositore statunitense presente in sala (fatto raro per un'opera lirica). La musica è un frullato tra i cui ingredienti si riconoscono Mozart, Bernstein, Rossini, Gilbert O'Sullivan e persino un po' di Arabesque. I protagonisti dell'opera sono un vero e proprio circo umano, partorito dalla mente creativa del librettista William B. Hoffman. Basato su "La mère coupable" di Beaumarchais, il Goldoni francese dai cui lavori sono stati ricavati libretti di opere celeberrime come "Le nozze di Figaro" e "Il barbiere di Siviglia". Ed è proprio lui uno dei protagonisti del lavoro di Corigliano, ambientato ai tempi della Rivoluzione Francese. Innamorato di Maria Antonietta il fantasma di Beaumarchais utilizza una sua creazione letteraria, Figaro, per cercare di cambiare il corso della storia ed evitare la mannaia che incombe sul collo della donna per cui ha perso la testa... Sul palcoscenico si susseguono spie rivoluzionarie, figli illegittimi di contessine gaudenti, sultani... e persino un cammello di plastica (in scala 1 a 1) montato da un'odalisca.

Non mancano le ballerine del ventre e alcune scene degne dei miglior video dei Frankie Goes to Hollywood, come quando Figaro si traveste da donna. C'è spazio anche per un bacio saffico e per una damina con tanto di frustino sado-maso. Un'odalisca si concede persino una rivisitazione del moonwalk, il celebre passo di danza di Michael Jackson. Uno spettacolo più da Broodway che da Regio di Parma. Farebbero bella figura ovunque i protagonisti di 'Singing and swinging', una competizione di musica da pub che si celebra negli stessi giorni dell'Opera Festival. Location ovviamente i pub locali, un esercizio commerciale che a Wexford è secondo solo alle farmacie (...non mi è dato sapere il perché di un così alto numero di venditori di pastiglie e supposte). E' una competizione dove si sfidano le migliori band locali suddivise in tre categorie: 'singing' (tradizionali irlandesi cantati a cappella), 'swinging'(band pop, simili a quella del film "The Committment") e 'variety' (sketch e satira politica). Per ogni gruppo mezz'ora secca di show. Poi la Guinness scorre a fiumi tracimando dai boccali...

6 novembre 2009

Insolita Stoccolma, in ostello tra velieri e jumbo



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STOCCOLMA - Sarà che questa città ne è la capitale, sarà che le location sono cool, tanto per inseguire un inglesismo fin troppo caro alla comunicazione di oggi, ma gli ostelli sono un'identità vera e propria di Stoccolma, capaci di stupire con le loro infinite varianti. E sono anche sempre pronti a soddisfare le esigenze dei viaggiatori di tutti i tipi: da chi vuole provare il brivido di dormire in posti strani, fino a chi cerca una comoda sistemazione low cost senza dover rinunciare a comodità e pulizia. Siamo dunque lontani dall'idea tipica di un luogo da saccopelisti: caotico, generalmente poco pulito, destinato a un pubblico giovane, squattrinato e con una fortissima capacità di adattamento. Oggi dormire in ostello è diventato quasi un obbligo almeno per chi viaggia nell'Europa del nord.

Nella capitale svedese ce n'è davvero per tutti: dal dormire nelle celle di un carcere fino alla cabina di un Jumbo, parcheggiato all'aeroporto, e perfino dentro un veliero per chi volesse provare l'ebrezza alla Russel Crow in Master and Commander. Capita così che volendo concedersi una tre giorni a Stoccolma, cercando un alloggio, accanto ai lussuosissimi alberghi a cinque stelle, alle varie catene di hotel a basso costo, compaia, la voce ostello. Uno dei più affascinanti è il Jumbo Hostel, situato all’interno dell’aeroporto di Arlanda. Si tratta di un vero Boeing 747 costruito nel 1976, che dopo aver prestato servizio per diverse linee aeree è stato completamente svuotato e riallestito per ospitare camere private, e servizi comuni. Il tutto senza tradire il concetto di sfruttamento ossessivo dello spazio che normalmente regola la progettazione di un velivolo di linea. Particolarmente suggestiva quella che viene definita come "suite", allestita all’interno di un ambiente angusto come quello della cabina di pilotaggio, e che si compone di due semplici letti affiancati.

Tutt'altra atmosfera si respira invece al Langholmens Vandrarhem, un ostello-albergo-museo con annesso parco. La struttura originale era un carcere costruito a metà del 1800 nel quartiere di Södermalm, un tempo considerato pericoloso e malfamato e oggi completamente rivalutato fino a diventare uno dei più trendy e modaioli di Stoccolma. Si può dormire all’interno delle vecchie celle, che, anche se completamente riarredate, hanno conservato quel che di carcere: mura spesse, finestre alte e con grate, piccole e solidissime porte di legno con spioncino, e quant’altro. A completare la struttura, che ospita anche alcune camere in regime di albergo, c’è un museo aperto all’inizio del 2000 quando tutta la struttura è stata recuperata. Il museo è dedicato al carcere stesso e ai suoi ospiti originali.

Tuttavia l'ostello più tipico e ormai un classico del panorama cittadino è senza dubbio il veliero Af Chapman. E’ situato in posizione centrale e già da lontano, passeggiando lungo le acque antistanti il palazzo reale si Stoccolma, è possibile vederlo solitario contro un fondo di vegetazione fittissima che in autunno sfuma in tutte le tinte del giallo, del rosso e del marrone. L’ultima dimora della nave è l'isoletta di Skeppsholmen che ospita anche il museo d’arte moderna e quello dell’architettura. Su quest'isola, in pieno centro, sorge anche una struttura collegata, ma più terrestre. Il grosso delle camere è ospitato infatti all’interno di un edificio della fine del '700, nato originariamente come deposito per le squadre di pompieri di stanza presso il Palazzo Reale. Qui c'è la reception con annesso bar, la cucina e le sale comuni (non manca un enorme tavolo da biliardo) e tra le stanze splende una camerata ricavata nel sottotetto. Non sarà il massimo in termini di comfort ma il fascino è indiscutibile.

Il pezzo forte però è fuori, attraccato a pochi metri dalla banchina, cui è stato saldamente agganciato per evitare movimenti fastidiosi, c’è il vero Af Chapman. Il veliero fu costruito nel 1888 e, con il nome di Dunboyne, doppiò Capo Horn e il Capo di Buona Speranza battendo bandiera inglese e norvegese. In seguito divenne nave scuola presso Göteborg, prima privata e poi acquisita dalla Marina Militare Svedese, la stessa che dopo la Seconda guerra mondiale, ritenendo ormai conclusa la storia di questa imbarcazione, la vendette alla città di Stoccolma. A questo punto la felice intuizione del Touring Club nazionale permise la realizzazione dell’ostello della gioventù al suo interno.Anche qui si hanno camere di diverse grandezza, le più economiche da quattro persone sono dotate di servizi comuni ma lavandino privato, mentre le più esclusive sono al massimo doppie e non sono numerate. Tuttavia ciascuna ha un nome, legato a quella che era la sua storia. Dalla cabina del cuoco a quella del timoniere. Se poi volete concedervi una notte in solitudine, sognando terre lontane o le rotte della Compagnia delle Indie, potete sempre prenotare la cabina del capitano, non ve ne pentirete.

3 novembre 2009

A spasso con Maria Stuarda



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EDIMBURGO - Si respira la Storia ad ogni passo. Il Royal Mile, il miglio reale, che porta dal Castello al palazzo di Holyrood, è proprio al centro della città e a ogni angolo svela un mistero. Edimburgo vive sulla sua atmosfera da brivido e sui fantasmi che popolano i suoi luoghi segreti. Percorrere a piedi e con calma il Royal Mile è una piacevole sensazione senza fine. Sembra di essere catapultati a quando la Regina Maria Stuarda passava qui i suoi ansiosi momenti su un trono vacillante e in vista di una brutta fine, "giustiziata" dalla cugina Elisabetta I.

Tutto a Edimburgo, con i suoi muri grigi e le sue strade acciottolate riporta a quell'epoca. Per scoprire il cuore di questa città si può partire dal Castello: cittadella a lungo contesa, arroccata a 135 metri di altezza, merita una visita per la magnifica vista e per i tesori conservati, come nella Crown Room, con i reperti della storia scozzese fra cui la pietra sacra dove furono incoronati tutti i re scozzesi. Ma quella che entusiasma di più è una semplice stanza d'angolo a pianterreno: qui nel 1566 Maria Stuarda diede alla luce Giacomo, colui che divenne, grazie a una complicata retedi parentele e discendenze, il successore di Elisabetta I, unendo i regni di Scozia e Inghilterra.

Usciti dal castello c'è subito l'immensa Esplanade: in questa enorme piazza si svolgono ad agosto le parate del Military Tatoo, con bande militari di tutto il mondo. E' qui che inizia il Royal Mile: ogni centimetro quadrato è carico di storia, anche se spesso nascosta dai tanti negozi di souvenir. Basta qualche passo, uno sguardo a destra e uno a sinistra, fare qualche deviazione in uno dei tanti vicoli che lo costeggiano e improvvisamente ci si trova nei closes, ovvero i cortili di Lawnmarket, circondati da palazzi di valore architettonico e ognuno portatore di una vicenda misteriosa.

Ritornati sul miglio reale finalmente si ha davanti uno spiazzo con la St Giles' Cathedral, la maestosa cattedrale di Edimburgo. Una visita all'interno è imperdibile, soprattutto per la deliziosa Thistle Chapel, la Cappella dell'Ordine del Cardo: se si è fortunati si può anche ascoltare splendidi concerti di musica classica. Appena si danno le spalle alla cattedrale, si trova qualcosa di più prosaico: Mercat Cross, un'edicola gotica che ricorda il luogo dove avvenivano le esecuzioni. Proprio qui, partono ogni sera i tour del brivido attraverso i vicoli nascosti e i cimiteri della città, alla ricerca dei tanti fantasmi che popolano Edimburgo. Intanto, prima che cali la sera, ci si può avventurare ancora sul Royal Mile: questo è il lato chiamato "High street", pieno di ristoranti, pub e palazzi storici come la casa di John Knox, il padre della Riforma protestante scozzese.

Proprio all'angolo dove c'è l'abitazione, si incrocia un grande strada: a sinistra un ponte porta alla zona moderna di Edimburgo e alla Prince Street, che con i suoi negozi è la mecca dello shopping. Ma per chi non è sazio di storia, il Royal Mile non è finito. Scendendo ancora si trovano negozi d'epoca, musei, vecchie traverse, palazzi e chiese. E' il lato detto "Canongate" e termina nella sontuosa costruzione di Holyrood. E' la residenza dei reali britannici in Scozia e se prendete l'audioguida per iniziare la vostra visita all'interno verrete accolti dalla voce del principe Carlo. Ma soprattutto Holyrood è il cuore della storia scozzese: qui fu incoronato Carlo I, qui visse Maria Stuarda, qui nella sala da pranzo (rimasta intatta) la regina vide morire sotto i suoi occhi il fidato segretario David Rizzio, in una congiura che segnò il futuro della sfortunata signora.

Di curiosità ce ne sono molte: dal bagno privato della regina allo splendido parco che circonda il palazzo, alle rovine dell'abbazia. Il miglio reale si conclude alla cancellata del palazzo, ma Edimburgo e i suoi misteri continuano ai piedi del castello, con Grassmarket disseminato di eventi sinistri, tra cimiteri e forche. Per riposarsi e togliersi di dosso l'atmosfera gotica ci si può rilassare negli ampi giardini sotto la rocca del castello e magari dare un'occhiata alla National Gallery of Scotland, il museo che ospita una delle collezioni artistiche più belle della Gran Bretagna, tra opere di Raffaello, Tiziano, Velasquez e Rembrandt. Per altro, l'entrata al museo è gratuita.