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LONDRA - Cinquant'anni e non sentirli. Carnaby Street, la via probabilmente più famosa e sicuramente più cool di Londra, compie mezzo secolo, ma sembra essere più giovane che mai. Perché moda e stile, complice il revival Mod degli anni Novanta e la concentrazione di boutique, fashion designer internazionali e concept store d’avanguardia, stanno ancora oggi di casa in questo breve tratto di strada nel cuore di Soho, a pochi passi da Regent Street e Piccadilly Circus, dove nel XVI secolo i facoltosi lord inglesi si dilettavano nella caccia alla volpe proprio al grido di "Soho!", che ha finito per divenire il nome moderno dell’intero quartiere.
Carnaby Street e le dodici stradine contigue si animarono nel secondo dopoguerra, allorché East End bombardato non era più in grado di fornire spazi adeguati al commercio degli avanzi di stoffa. Vi si insediarono quindi le manifatture clandestine per i rinomati sarti e per gli atelier-uomo della vicinissima Savile Row, che diverrà poi altrettanto famosa per il leggendario "concerto sul tetto"dei Beatles nel gennaio 1969, l’ultima apparizione dal vivo dei Fab Four. Ma il punto di svolta per Carnaby fu a metà degli anni Cinquanta, quando Bill Green vi aprì la sua boutique per gay Vince. Fu una sorta di sdoganamento della zona dal tradizionalismo e il perbenismo dominanti, e preparò la strada alla rivoluzione dei costumi del decennio successivo, in cui Londra divenne la Swinging London e Carnaby street il suo cuore pulsante. La febbre modernista dei Mods, con la sua moda fatta di caschetti, stivaletti col tacco e gilet laminati, trovò casa fra i negozi di Carnaby, così come le boutiques più audaci. Mary Quant, la stilista che inventò la minigonna, vi si stabilì immediatamente, e la strada divenne luogo d’incontro per i personaggi più in vista del periodo, dagli idoli Mods per eccellenza, gli Who di Pete Townshend e i Kinks di Ray Davies, a Rod Steward e Jimi Hendrix. I club più alla moda del decennio nacquero intorno a Carnaby Street, dall’Ad Lib frequentatissimo da Beatles e Rolling Stoner al Bag O'Nails, dove Paul McCartney conobbe la prima moglie Linda Eastman.
Tra la fine dei Sessanta e l’inizio dei Settanta divenne ovviamente il punto di riferimento del Flower Power britannico, in cui dominavano colori sgargianti, pantaloni a zampa d'elefante e psichedelia, mentre negli anni Ottanta la strada dello shopping per eccellenza conobbe un periodo di declino, piegando su un'immagine trasandata e spesso banale ad uso e consumo del turismo di massa. La "rinascita" si deve al revival degli anni Novanta, che sulla scia dei successi di Blur e Oasis ha restituito a Carnaby Street un'immagine ricercata e d’avanguardia, per quanto spesso patinata, in cui domina comunque l'effetto nostalgia per la Swinging London dell'epoca Mod. Non per niente hanno fatto fortuna qui i negozi di Ben Sherman, Lambretta e Merc. Non manca, all’estremo sud della via, un fornitissimo Football Corner per gli appassionati del calcio d’Oltremanica, mentre gli unici due pub, Firkin e The Shakespeare's Head, resistono all’estremo opposto, a due passi da Great Marlborough Street. A celebrare i 50 anni di Carnaby Street, dal 28 febbraio al 1 aprile, la mostra di immagini e memorabilia "Carnaby Street: 1960-2010" presso il numero civico 38, dove verrà presentato anche l’omonimo libro, con fotografie di Philip Townsend e interviste a Amy de la Haye e Judith Clark, curatrici della mostra.
Per info www.carnaby.co.uk
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