7 novembre 2009

Il Festival dell'Opera a Wexford



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WEXFORD - "One opera for the head, one for the heart and one for fun". Questa l'idea che guidò Tom Walsh, medico, e Sir Compton MacKenzie, nobile inglese, quando nel 1951 diedero vita alla prima edizione del Festival dell'Opera di Wexford. Da allora, ogni fine ottobre, questa piccola città di mare a un paio d'ore d'auto da Dublino, ha sempre rispettato la mission dei padri fondatori promuovendo un festival che con gli anni è diventato uno degli eventi musicali più prestigiosi d'Irlanda. Se le prime edizioni erano allestite da gruppi di volontari e si celebravano nella sala che abitualmente veniva usata come cinematografo, oggi il festival ha come location l'avanguardistica Opera House: due sale da quasi ottocento posti e una spettacolare vista sul porto.

Una innovazione necessaria perchè ogni edizione ormai sbiglietta parecchie migliaia di ticket. A richiamare così tanta gente anche il fascino di Wexford, capoluogo di una contea ricca di storia. Fondata dai vichinghi è conosciuta da tutti gli irlandesi per il tremendo massacro che nel XVII secolo gli inglesi di Cromwell perpetrarono sui locali. Visitare oggi Wexford significa perdersi nei suoi vicoli medievali e lasciarsi ammaliare dalla luce che avvolge i pescherecci lungo la banchina. Ma significa anche immergersi nei giardini del Johnstown Castle e ripercorrere la storia degli avi degli odierni irlandesi visitando l'Irish National Heritage Park. E significa soprattutto cercare un incontro ravvicinato con gli uccelli e con le foche che vivono nella Wexford Wildfowl Reserve, una delle oasi naturalistiche più importanti del paese. Se in inverno qui non è difficile avvistare stormi di oche white-fronted (un terzo dell'intera popolazione mondiale sverna qui) ogni fine ottobre al Wexford Opera Festival ci si può imbattere in qualcosa che è decisamente più difficile incontrare. Peculiarità del festival infatti è rappresentare non le opere celebri, ma quelle dimenticate o meno note, portandole in scena con allestimenti originali che generano dibattiti molto accesi tra i melomani presenti in sala.

Lo scorso anno, per esempio, venne rappresentato "Il signor Bruschino", un'opera buffa di Rossini, ambientata in uno studio televisivo a metà strada tra 'Il grande fratello' e un gioco a quiz, con tanto di sensuali ballerine e concorrenti litigiosi. Nulla in confronto alla chicca dell'edizione 2009: la prima europea de "Il fantasma di Versailles" di John Corigliano, compositore statunitense presente in sala (fatto raro per un'opera lirica). La musica è un frullato tra i cui ingredienti si riconoscono Mozart, Bernstein, Rossini, Gilbert O'Sullivan e persino un po' di Arabesque. I protagonisti dell'opera sono un vero e proprio circo umano, partorito dalla mente creativa del librettista William B. Hoffman. Basato su "La mère coupable" di Beaumarchais, il Goldoni francese dai cui lavori sono stati ricavati libretti di opere celeberrime come "Le nozze di Figaro" e "Il barbiere di Siviglia". Ed è proprio lui uno dei protagonisti del lavoro di Corigliano, ambientato ai tempi della Rivoluzione Francese. Innamorato di Maria Antonietta il fantasma di Beaumarchais utilizza una sua creazione letteraria, Figaro, per cercare di cambiare il corso della storia ed evitare la mannaia che incombe sul collo della donna per cui ha perso la testa... Sul palcoscenico si susseguono spie rivoluzionarie, figli illegittimi di contessine gaudenti, sultani... e persino un cammello di plastica (in scala 1 a 1) montato da un'odalisca.

Non mancano le ballerine del ventre e alcune scene degne dei miglior video dei Frankie Goes to Hollywood, come quando Figaro si traveste da donna. C'è spazio anche per un bacio saffico e per una damina con tanto di frustino sado-maso. Un'odalisca si concede persino una rivisitazione del moonwalk, il celebre passo di danza di Michael Jackson. Uno spettacolo più da Broodway che da Regio di Parma. Farebbero bella figura ovunque i protagonisti di 'Singing and swinging', una competizione di musica da pub che si celebra negli stessi giorni dell'Opera Festival. Location ovviamente i pub locali, un esercizio commerciale che a Wexford è secondo solo alle farmacie (...non mi è dato sapere il perché di un così alto numero di venditori di pastiglie e supposte). E' una competizione dove si sfidano le migliori band locali suddivise in tre categorie: 'singing' (tradizionali irlandesi cantati a cappella), 'swinging'(band pop, simili a quella del film "The Committment") e 'variety' (sketch e satira politica). Per ogni gruppo mezz'ora secca di show. Poi la Guinness scorre a fiumi tracimando dai boccali...

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