13 novembre 2009

Lisbona, Quello che il turista deve vedere


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Lisbona è la testimonianza più organica e completa di All about Portugal, una serie di pubblicazioni che Fernando Pessoa (1888-1935) intendeva scrivere sulla propria terra. Agile – poco più di cento pagine – ma allo stesso tempo ricca di particolari, la guida della capitale del Portogallo scritta da una delle sue glorie nazionali è una lettura fondamentale. Fondamentale specialmente per chi, tornato a casa, desideri rivivere, amplificandole, le emozioni provate davanti ai merletti di pietra del Mosteiro dos Jerónimos, all’azzurro del Tago, all’imponenza del Carmo e alla vastità della Praça do Comércio.


Attraverso due filtri d’eccezione, come la retina e l’animo di un poeta innamorato del proprio Paese, la visita di “questa meravigliosa Lisbona” inizia dal mare, dal punto in cui si erge, mozzandoci il fiato, la bianca Torre di Belém, capolavoro dell’arte manuelina, e prosegue lungo le vie e i viali che si snodano per i sette colli su cui, come Roma, sorge la città.
“Si estende su sette colli – altrettanti punti di osservazione dai quali si possono godere i panorami più splendidi – il vasto, irregolare e multicolore insieme di edifici che forma Lisbona. Per il viaggiatore che vi giunga dal mare, Lisbona, anche vista in lontananza, sorge come una bella visione di sogno, stagliata contro un cielo azzurro splendente che il sole allieta con il suo oro. E le cupole, i monumenti, gli antichi castelli appena al di sopra dell’insieme di edifici, sono come lontani araldi di quel luogo delizioso, di quella regione benedetta”.

Per quanto Pessoa abbia cercato di illustrare con equilibrio le maggiori attrazioni di Lisbona al turista degli anni Venti – l’opera è stata scritta nel 1925 – nella lettura emergono talvolta indizi delle sue preferenze. Impossibile non notare la quantità di dettagli con i quali descrive il Museo Nazionale di Arte Contemporanea, o le frasi appassionate con cui parla della zona del Chiado. Proprio in quella parte della città, diversi decenni più tardi (1988), sarebbe stata posta la statua bronzea del poeta che, raffigurato su una sedia a gambe accavallate, si confonde tra gli avventori seduti ai tavoli del vicino Café da Brasileira, di cui Pessoa, in vita, fu un frequentatore assiduo.

Per dovere di completezza, l’autore accenna anche ai monumenti che, ai suoi tempi, erano ancora in costruzione. Ad esempio, quello dedicato al Marchese de Pombal, colui che diede un volto nuovo alla Baixa dopo il terremoto disastroso del 1755, e che oggi domina la praça che ne porta il nome dall’alto dei suoi trentasei metri.

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