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Attore, scrittore, regista, sceneggiatore, pittore, scultore. Difficile descrivere l'estro di Alessandro Bergonzoni se non definendolo un Artista con la A maiuscola. Un genio della parola, un funambolo del non senso, che osserva la realtà e la smonta in mille pezzi, per ricomporla mettendone in luce gli aspetti più assurdi, ironici, paradossali, divertenti. Come fosse in possesso delle "istruzioni per l'uso" della lingua italiana, ne conosce le più profonde potenzialità, e se ne prende gioco. Nato a Bologna nel 1958, si laurea in Legge, ma abbandona presto la carriera da giurista per dedicarsi al teatro e alla scrittura. Dal 1982 a oggi è stato protagonista di spettacoli teatrali, televisivi, radiofonici, e autore di libri e sceneggiature basati sul rifiuto del reale e l'esplorazione dell'assurdo. Negli ultimi anni ha dato sfogo alla passione per l'arte, dedicandosi al disegno e alla scultura. È di questi giorni l'uscita del suo primo libro sul tema, edito da Libri Scheiwiller: "Bastasse Grondare", una raccolta di segni, disegni e scritti che rappresenta un punto di arrivo e di ripartenza della sua personale ricerca artistica.
Come si prepara per un viaggio?
Si prepara a propria insaputa, cercando di non chiedersi e di non chiedere, lasciando alla sorpresa la pianificazione, all’insaputa il progetto, e ci si spia.
Cosa non dimentica mai di mettere in valigia?
Partendo dal concetto che per viaggiare bisogna montarsi la testa, metto la testa comprensiva di occhi e orecchie, bocca e naso. Per quanto riguarda i libri, lo spazzolino e le guide, ci pensano loro a entrarci.
Il viaggio che ricorda di più e che porta nel cuore?
Sicuramente la prima esperienza in barca a vela, all’isola del Giglio. In Kenya, da ragazzo con la scuola, e i viaggi fantastici mai fatti ma continuamente vissuti nel presente, nel passato e nel futuro.
La musica che metterebbe nel suo iPod per rivivere le emozioni di quel viaggio?
In Kenya ascoltavo Barry White e rimetterei la sua musica. Ma senza troppe nostalgie, anche perché la musica la fanno i posti e non certo l’iPod.
Il cibo più particolare che ha assaggiato?
Sabbia del deserto, e vento quando ci rimasi davanti a bocca aperta.
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