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Una cosa va detta subito: l'India per signorine non esiste. L'India è posto per stomaci forti, nervi d’acciaio, convinzione di ferro, menti elastiche, pazienza infinita e robuste, robustissime difese immunitarie. Per chi è "signorina" nella testa, oltre che nell’aspetto, il viaggio in India può essere devastante. Eppure, chi ha visto questo Paese una volta è difficile che non ci ritorni. Magia del subcontinente indiano. Tra chi, pur avendo esperito l’India diverse volte, ha deciso di rifarlo, c’è la giornalista e sceneggiatrice Rosa Matteucci, che ha intrapreso il viaggio con uno scopo preciso: smettere di fumare o, meglio, per farsi abbracciare dalla santona Amma nel tentativo di elevare il suo spirito abbrutito "e così dismettere il sozzo vizio del tabagismo".
Si sa, il fumo è una brutta bestia e chi dice di voler smettere non sempre è convinto fino in fondo. Forse è per questo che il viaggio della Matteucci è disastroso sin dal suo inizio. D’altra parte, non essendo per signorine, l’India non ti accoglie con riguardi e ipocrisie, ma ti viene addosso come una valanga, mostrandosi subito per quello che è: un’orripilante e affascinante "caciara cosmica", dove storpi, lebbrosi, mutilati, templi magnifici, cultori di cinema, missioni salesiane, tacchini e maiali si mischiano a divinità antropomorfe, cavadenti ambulanti, ingegneri informatici, vedove sfuggite al rogo, scimmie, cacche bovine e paioli di riso bollito. Più l’autrice s’inoltra nel Kerala, più la fame, la sete, il caldo e le zanzare si fanno insopportabili e l’esigenza di igiene (nell’accezione più occidentale possibile) stringente.
Il viaggio non ha sortito gli effetti sperati, né è avvenuta la catarsi. L’India e la sua dimensione fuori dal tempo – in India il tempo non è misurabile, "ma è vissuto nella sua dimensione ontologica" – hanno vinto. "India per signorine" non rivela elementi nuovi o sconosciuti del Paese, ma lo ritrae utilizzando un ingrediente poco diffuso: l’onestà (come si fa in pochi giorni ad abituarsi a un posto tanto diverso dal proprio?) e con una invidiabile autoironia. Esilaranti i passi in cui, per dare un’idea di quello che ha davanti agli occhi, la Matteucci azzarda paragoni con paesaggi e usanze più familiari al lettore medio: l’edificio più importante dell’ashram di Amma "sembra l’ala nuova dell’ospedale di Terni"; la festa in onore di Shiva è "una cosa tipo la processione del Corpus Domini a Orvieto, con corteo storico e fiera paesana"; l’Arunachala è una collina non troppo dissimile dal nostro Monte Peglia; e Kanyakumari, l’estrema punta del subcontinente, è "tipo Reggio Calabria da noi".
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