11 novembre 2009

Kurdistan, l'altro Iraq


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ERBIL – Da lontano la cittadella sulla collina sembra un enorme castello con mura merlate lunghe centinaia di metri. Oggi è quello che resta del primitivo insediamento di Erbil, città che passa per essere il più antico centro umano continuamente abitato. La capitale del Kurdistan iracheno, nota anche come Arbil, o Irbil su alcune mappe, risale all'epoca assira e conta qualcosa come settemila anni di storia. Da queste parti, tanto per restare in argomento, nella battaglia di Arbela, nel 331 avanti Cristo, l'esercito di Alessandro Magno diede il definitivo scossone all'impero persiano, mettendo in fuga le armate di Dario III. Oggi il nucleo storico della cittadella è ancora visitabile, ma è una città morta, abbandonata e in rovina, e ospita solo un paio di famiglie, tanto per la continuità storica, insieme a due musei.

Erbil è oggi la terza città irachena dopo Baghdad e Mosul. Ma è anche il cuore della zona più settentrionale dell'Iraq, facente parte della macroregione del Kurdistan, uno stato inesistente, forte solo della sua popolazione, al momento distribuita fra Turchia, Siria, Iran e lo stesso Iraq. Dopo l'invasione a guida statunitense del 2003, le sorti dei curdi iracheni, precedentemente brutalizzati da Saddam Hussein, è notevolmente migliorata. Non solo alla guida di tutto l'Iraq c'è oggi un presidente di origine curda - Jalal Talabani - ma il Kurdistan iracheno ha anche ottenuto un'autonomia sempre maggiore e gode inoltre di una relativa pace rispetto al resto del Paese ancora dilaniato dalla guerra. Per questa ragione da queste parti la gente non si definisce irachena e l'unica bandiera che si può vedere ovunque è il tricolore curdo con il sole giallo. A guardia di questa tranquillità c'è l'esercito Peshmerga, milizia locale che ha il preciso compito di tenere il terrorismo lontano dalle città e dalle strade di collegamento della regione. Non è sorprendente quindi che persino in questo improbabile angolo di mondo si stia pensando di rivitalizzare il turismo. Visitare oggi il Kurdistan iracheno è un'impresa possibile anche in proprio, con un minimo di accortezza. Il viaggio riserverà più di una piacevole sorpresa, a cominciare dall'accoglienza da parte della gente locale, cortese e curiosa verso i viaggiatori, fino alla bellezza dei paesaggi, sulle montagne che portano alla frontiera con l'Iran.

Le porte d'ingresso a questa regione sono fondamentalmente due: Erbil, raggiungibile in aereo dall'Europa, o il posto di frontiera con la Turchia, prevedendo un avvicinamento via terra. La capitale vanta un animatissimo bazar coperto, dove in alcuni momenti della giornata sembra si sia dato appuntamento l'intero milione di abitanti della città. Fra le sue stradine si trova praticamente di tutto: dal cibo all'abbigliamento tradizionale, alle minuscole botteghe degli orafi. Da visitare in città anche la rovina del minareto pendente sheikh Chooli, risalente all'XI Secolo, il grandioso parco Sami Abdul Raman, che rappresenta una picevole oasi verde e la nuova moschea Jalil Khayat. Lasciata la caotica Erbil, l'itinerario più suggestivo è lungo la cosiddetta Hamilton Road, nota presso i locali anche come Haji Omaran. Qui negli anni Venti del Novecento, l'ingegnere neozelandese Archibald Milne Hamilton aprì per conto dell'esercito britannico un tratto di strada per congiungere i possedimenti della corona in Palestina e quelli in India. E lo fece in un paesaggio spettacolare fra canyon e vette scoscese. Lungo la strada si può ammirare anche la cascata Gali Hali Beg, che forma un salto di una trentina di metri.

Percorrendo la Haji Homaran, la soluzione migliore per alloggiare è fare tappa nella cittadina di Shaqlawa, a un'ora di strada da Erbil. Grande poco più di un villaggio, Shaqlawa sta diventando rapidamente una meta vacanziera per gli stessi iracheni ed è dotata di una buona scelta di hotel e ristoranti. Un altro itinerario percorribile da Erbil, conduce verso sud, a Suleimanya. La seconda città del Kurdistan iracheno è un centro universitario e culturale molto vivo, nonostante la sua giovane età (risale solo al XVIII Secolo). La parte più piacevole sono i suoi splendidi parchi pubblici, come il parco Azadi o quello municipale, o ancora il parco Sarchnar. A nord di Erbil si può arrivare fino alla frontiera con la Turchia, visitando centri più piccoli, come Dohuk e Zakho.

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