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James S. Ackerman - Einaudi, Torino 1998 (I ediz.1966) - pp. 98
Considerata la monografia per eccellenza su Palladio (1508-1580), l’opera di Ackerman, agile (nemmeno 100 pagine), ma allo stesso tempo completa, è un vademecum prezioso. Prezioso non solo per gli specialisti del settore, ma anche per chi, in procinto di partire per o di ritorno da un viaggio a Venezia, Verona, Vicenza, Padova e l’area del Brenta, desideri conoscere meglio colui che, da più di cinque secoli, in quelle zone ha lasciato tracce tanto profonde da esserne diventato una sorta di sinonimo. Il testo, seguito da un corposo apparato fotografico, cui l’autore rimanda costantemente, è diviso in cinque parti: una parte biografica, che illustra le vicende che portarono il giovane Palladio dalla bottega di un lapicida di provincia fino ai circoli più esclusivi della Vicenza umanistica.
Seguono tre parti dedicate rispettivamente alle tipologie architettoniche che il maestro realizzò (ville, edifici pubblici e palazzi, architettura religiosa), e una finale in cui, riferendosi ai progetti realizzati e a quelli contenuti nei palladiani "Quattro libri dell’architettura", Ackerman spiega i principi architettonici del maestro. Quegli stessi principi che resero Palladio famoso, richiesto, immediatamente riconoscibile e presto imitato. Anche se mai eguagliato. Indubbiamente influenzato dallo stile del Bramante, dall’ordine rustico di Giulio Romano, da quello gigante di Michelangelo, forte dello studio di Vitruvio e intriso di suggestioni padane e lagunari, Palladio seppe creare uno stile nuovo allo stesso tempo antico, funzionale, ma anche armonioso. In una parola sola: originale ("il fatto di risiedere a Venezia non lo rese più veneziano; fu invece Venezia a diventare più palladiana").
L’acclamato architetto di Villa Barbaro (Maser), della Rotonda (Vicenza) e della serenissima chiesa di San Giorgio Maggiore ebbe anche lui una croce e delizia: il Palazzo della Ragione (o Basilica) di Vicenza, il cui ampliamento e consolidamento gli procurarono sì un successo improvviso e una pioggia di commissioni di palazzi, ma anche grattacapi e lungaggini che si protrassero ben oltre l’anno della morte del maestro. La frase: "L’armonia di Palladio fu soltanto un geniale prodotto dell’Umanesimo, che un architetto di grande sensibilità seppe usare con incomparabile efficacia; per il fatto di essere stata accettata da tante generazioni successive, quest’armonia ha assunto nella pratica dell’architettura un ruolo che appare ormai insostituibile".
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