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CAPO NORD - E' la porta per il Polo Nord. Da qui si passa e si staziona prima di raggiungere Capo Nord, a 71° latitudine Nord, il top dell'Europa continentale. Honningsvåg è una cittadina tranquilla, immersa nella luce del sole a mezzanotte, durante l'estate e quando non è offuscato dalle nuvole. Da centro per la pesca a meta turistica, il capoluogo dell'isola di Mageroy si è rifatto il look dopo essere stato distrutto dai bombardamenti nella Seconda guerra mondiale. Il porto, uno dei più importanti del Finnmark, la regione norvegese al confine con la Finlandia, è ancora il cuore nevralgico di Honningsvåg: qui getta l'ancora anche l'Hurtigruten, il mitico postale che fa il giro dei fiordi, qui le navi che solcano il gelido Mar Glaciale fanno rifornimento, qui approda la maggior parte dei turisti diretti a Nordkapp, ovvero l'ultima propaggine di terraferma prima dell'immensità dell'Artico.
A Honningsvåg ci si arriva anche con l'aereo o via terra, essendo collegata da un tunnel sottomarino alla terraferma per circa sei chilometri. Curiosamente dista quasi gli stessi chilometri dal Polo Nord, 2110, e dalla capitale Oslo, 2119. Honningsvåg è ben oltre il Circolo Polare Artico, d'estate non vede mai tramontare il sole e d'inverno per due mesi e mezzo non lo vede sorgere mai. Per questo durante la stagione "calda" si anima di iniziative, concerti e spettacoli. I suoi alberghi si riempiono e i visitatori invadono le sue strade. Dominata dalla chiesa del 1884, unica risparmiata dalla guerra, la città ha una storia antica: i primi abitanti di quest'area risalgono infatti all'8000 a.C. Il mare è stato la principale fonte di cibo per questi prestorici antenati dei norvegesi e la pesca è tuttora una fonte determinante di guadagno, dato che le tempurature dell'acqua del mare sono più miti di quanto ci si possa aspettare a questa latitudine e in gennaio arrivano a una media di -4°C. Al contrario, a soffrire è la flora: tolta qualche specie rarissima artica e superprotetta, gli alberi raramente arrivano ad essere più alti di quattro metri e così i giardini delle villette di Honningsvåg appaiono brulli come tutta la natura circostante.
Dalla città partono le escursioni per Capo Nord, il promontorio roccioso di 307 metri a strapiombo sul mare che è stato chiamato così dall'esploratore inglese Richard Chancellor, nel 1533. Per arrivare a questa ambita meta si attraversa un'interminabile e desolata landa, resa viva solo da alcuni accampamenti lapponi e dalle renne che brucano i pochi cespugli. Alla fine appare una costruzione grigia come tutto quello che lo circonda: è il modernissimo Visitor Centre con un museo, una mostra storica, ristorante-bar e negozio. Fuori c'è l'attrativa più inseguita dai circa 200 mila turisti che visitano NordKapp ogni anno: un'enorme terrazza che dà sul Mar Glaciale Artico e al centro un mappamondo gigante che fa da sfondo abituale per le foto. Se si è fortunati e si riesce a vedere il sole di mezzanotte, l'impatto è eccezionale con tutto il mondo tinto di rosso e rosa. Se invece si trovano le nuvole o, peggio, la pioggia sferzante, non resta che ammirare la forza della natura e il vento gelido che soffia intorno. In qualsiasi condizione meteo, però, lo sguardo si perde, la mente va alle isole Svalbard, le ultime e remote terre prima dell'Artico, e agli esploratori dell'estremo nord come Umberto Nobile. E anche agli orsi bianchi, che lì vivono liberi e padroni, mentre a Honningsvåg sono diventati attrazioni per turisti, impagliati e fintamente aggressivi, pronti a dare il benvenuto nei tanti hotel e ristoranti.
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