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20 aprile 2010

Gaeta, una perla nel mare della Storia


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Sembra una nave protesa nel mare. E sono state proprio le acque limpide del Tirreno a darle fama di luogo di villeggiatura già dai tempi dei Romani: a Gaeta costruivano ville imperatori, consoli e ricche famiglie patrizie. Sono passati parecchi secoli, la cittadina laziale ha attraversato la storia sotto mille sfaccettature ed è rimasta un luogo preferito di vacanza, anche per le tante bellezze non solo naturalistiche del luogo, ma anche gastronomiche, spirituali e archeologiche. Con la protezione della "cordigliera" degli Aurunci, che la difende dai venti settentrionali, e con l'aiuto della brezza del mare, Gaeta regala atmosfere luminose e un clima mite. A soli ottanta chilometri da Napoli e centoventi da Roma, è meta amatissima per itinerari dai mille risvolti. Qui si può passeggiare tra storia e archeologia, assaggiare i cibi locali, a cominciare dalle famose olive, per finire con la tiella, una sorta di focaccia ripiena di verdure o pesciolini, adagiarsi nelle ampie spiagge limitrofe, scoprire le abbazie e le chiese dei dintorni.

La storia affonda le radici fino all'VIII Secolo a.C, ma fu solo nel 345 a.C. che Gaeta finì sotto l'influenza di Roma, diventando il posto preferito dove costruire le seconde case dell'epoca. Anzi, proprio per agevolare imperatori e consoli in vacanza sul golfo venne creata la Via Flacca, tuttora strada d'accesso per chi arriva dal litorale laziale. Dell'epoca romana restano molte vestigia, come il mausoleo che sorge alla sommità di Monte Orlando, dedicato a Lucio Munazio Planco, console, prefetto dell'Urbe e generale di Giulio Cesare (nonché fondatore di Augusta Raurica, oggi Basilea), con cui attraversò il fiume Rubicone. Passati i romani, Gaeta fu preda di saraceni e goti, divenne parte del regno di Federico II di Svevia, più volte ospite della città e che volle fortificare con le mura intorno al castello, già esistente. Ma soprattutto ebbe un ruolo chiave sia per il Regno delle Due Sicilie e sia per lo Stato Pontificio. Il nome di Gaeta è infatti passato alla Storia per Francesco II di Borbone che il 13 febbraio 1861 si arrese qui, nell'ultimo baluardo del suo regno, dando una spinta allo sviluppo dell'unità di Italia. Qualche anno prima, nel 1848, era stato papa Pio IX a rifugiarsi a Gaeta, in seguito alla proclamazione della Repubblica Romana da parte di Giuseppe Mazzini.

E fu proprio durante questo soggiorno che il Pontefice decise di proclamare il Dogma dell'Immacolata Concezione, appena tornato a Roma. Ad ispirarlo, pare fossero le preghiere che fece presso la Cappella d'Oro, o anche detta Grotta d'oro, nella chiesa della Sant'Annunziata, risalente al 1321. La stessa cappella dove, un secolo e passa dopo, si inginocchiò in preghiera papa Giovanni Paolo II. La chiesa è soltanto uno dei tanti punti storici della città, insieme al castello di Federico di Svevia. Da visitare sono anche il Duomo con il campanile in stile romanico-moresco del XII secolo, la pinacoteca comunale di arte contemporanea, il centro medievale con stradine, vicoletti, torri e scale, il Palazzo De Vio con il Museo Diocesano dove è conservato lo Stendardo di Lepanto, sventolato durante la famosa battaglia navale dalla flotta cristiana al comando dell'ammiraglio Marcantonio Colonna, partita proprio dal porto di Gaeta. Un salto al borgo marinaro e contadino di Porto Salvo non può mancare, con i vicoli che si snodano ortogonalmente a Via Indipendenza con una struttura a spina di pesce e la chiesa di San Francesco, dedicata al Santo che qui passò nel 1222. Con San Francesco e i papi ospiti, Gaeta è piena di luoghi intrisi di spiritualità.

In particolare c'è un itinerario religioso che inizia dal Santuario della Montagna Spaccata: nome legato a tre fenditure verticali che la leggenda vuole siano state prodotte dal terremoto verificatosi alla morte di Cristo, qui vennero in pellegrinaggio papi, vescovi e santi, come Bernardino da Siena, Ignazio di Loyola, San Filippo Neri che, secondo il mito dormì su un giaciglio in pietra, ancora conservato come il "Letto di San Filippo Neri". Da questo santuario sui passa a un altro: quello mariano della Madonna della Civita, per concludere l'itinerario con la visita all'abbazia cistercense di Fossanova. Un percorso tra luoghi di preghiera in sublime armonia e bellezza del territorio Sud-Pontino. Se poi si è stanchi di tanta cultura e storia, una pausa gastronomica è quel che ci vuole. Gaeta è famosa per i tanti prodotti del territorio, che unisce mare e colline. Numerose sono le pietanze ghiotte elaborate nel corso dei secoli: il primo documento sul quale è riportato la parola "pizza" è contenuto nel Codex Diplomaticus Caietanus, dell'anno 997. Fondamentale per le ricette è l'olio di Gaeta, che secondo una leggenda già conosciuta ai tempi di Enea e nel Medioevo, toccava i prezzi più alti dell'intero bacino del Mediterraneo.

Ovviamente non mancano le olive, la mozzarella di bufala, i pomodori e soprattutto, come si diceva, la tiella, vero e proprio cibo simbolo locale. Per smaltire le calorie, niente di meglio che un tuffo nel mare: le spiagge intorno a Gaeta sono tra le preferite per le vacanze e offrono ancora acque limpide. Ogni anno, poi, la seconda domenica di agosto, parte dalla chiesa degli Scalzi una tradizionale processione che porta la statua della Madonna di Porto Salvo, protettrice dei pescatori e dei naviganti, su una barca al centro del golfo dove si getta una corona di fiori in ricordo di tutte le vittime del mare. La natura però non è rappresentata solo dal mare. Ci sono molti luoghi che offrono panorami splendidi per gli appassionati di sport all'aria aperta: si può provare il brivido dell'arrampicata libera sul Monte Moneta, una delle mete più amate dai free climbers. Le pareti rocciose del monte, altro 359 metri, dominano la Piana di San Agostino con strampiombi rossi e ci sono ben nove settori che offrono possibilità di arrampicata. Se poi si è sfiniti da tanti itinerari specifici, sportivi, culturali o gastronomici, organizzati dalla Proloco, si può sempre ripiegare sui centri benessere che abbondano in zona.

15 marzo 2010

Orvieto, capitale del fantasy e dell'horror


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ORVIETO - Il terrore corre tra la Storia. Misteri, horror, avventura, paura non potevano trovare casa in un luogo migliore. Nella mistica e quasi esoterica Orvieto si svolge il primo Fantasy Horror Award, il festival dedicato al cinema dell'orrore che in questo periodo è in pieno fulgore. Dal 19 al 21 marzo 2010 si incontrano nella città umbra tantissimi ospiti, da Dario Argento a Carlo Lucarelli, da Brian Yuzna a Robert Englund. Tra anteprime, film in concorso, tavole rotonde, mostre, party, concerti e molto altro. Una tre giorni no stop per gli appassionati del genere che potranno vedere da vicino registi, attori e scrittori. Una full immersion dalle 10 di mattina sino alle 24 nell'horror e nel fantasy. Tutto finalizzato alla serata di premiazione durante la quale saranno consegnate 16 statuette, tra le altre, per miglior film, miglior sceneggiatura, miglior romanzo, miglior interpretazione, miglior serie tv, miglior fumetto, miglior sito web e via spaventando.

Le immagini del Festival saranno poi trasmesse il 24 e il 25 aprile in esclusiva su Fantasy, canale 132 di Sky, che ha organizzato la manifestazione insieme al Comune di Orvieto, la Provincia di Terni e l'APT dell'Umbria. Tra gli ospiti più attesi, ovviamente il re incontrastato del cinema horror italiano, Dario Argento. E poi Federico Zampaglione, neo regista di "Shadow", e la sua musa Claudia Gerini, il mitico Freddy Kruger di "Nightmare" Robert Englund, l'attrice di "Halloween" Kristina Klebe, il musicista Claudio Simonetti, l'autore di "Lost" e "Heores" Jeph Loeb, le nuove leve registiche Milan Todorivic e Nicolas Winding Refn. Non mancano le sezioni dedicate alla narrativa e al fumetto, mentre il premio alla carriera sarà consegnato a Brian Yuzna. Un Festival non tradizionale, che si può seguire anche su www.fantasyhorroraward.com, ma che vivendolo ad Orvieto mette un filo di terrore in più. Non a caso questa città millenaria, già famosa all'epoca degli etruschi, è sospesa quasi per magia tra cielo e terra, ancorata su una rupe di tufo. Uno degli aspetti che la rendono mistica è proprio il dedalo di grotte nascoste nell'oscurità silenziosa della Rupe.

Scavate pazientemente nel corso dei secoli dagli antichi abitanti, sono un immenso patrimonio archeologico e storico. Attraverso di loro si passa dalla Orvieto estrusca a quella medievale e rinascimentale, tra echi misteriosi e viaggi nel tempo. Del resto, Orvieto sembra essere un labirinto nella storia, tra pozzi e cunicoli, gallerie e grotte usate nei secoli per la produzione e la conservazione del tipico vino della zona. Un mondo sotterraneo che sembra essere uno spaccato di un film fantasy o horror come quelli proiettati al festival. A cominciare dal pozzo più famoso, quello che accoglie i visitatori all'entrata della città alta. E' il Pozzo di San Patrizio: a sezione circolare, profondo quasi 62 metri e largo circa 13 e mezzo. Il suo nome è legato al santo irlandese Patrizio, abituato a pregare nella profondità di un pozzo. La costruzione iniziò dopo il 1527, anno in cui il Papa Clemente VII Medici scappò dal Sacco di Roma e si rifugiò proprio a Orvieto. Il Pontefice, scottato dalle imprese drammatiche compiute dai lanzichenecchi, ordinò che venissero costruiti pozzi e cisterne per assicurare alla città un'autonomia idrica in caso di assedio.

Il progetto del pozzo che avrebbe dovuto servire la Rocca, la parte alta della città, fu affidato ad Antonio da Sangallo il Giovane che creò una struttura a doppia elica raggiungendo le sorgenti a oltre 50 metri di profondità e permettendo il facile trasporto dell'acqua in superficie per uomini e animali. I lavori finirono solamente una decina d'anni dopo, nel 1537, quando il Papa Paolo III Farnese ordinò un cilindro esterno al pozzo ornato di gigli, suo stemma di famiglia, per testimoniare la sua presenza a Orvieto. Tuttora due portoni diamentralmente opposti danno l'accesso alle due scale a chiocciola, una per la discesa e l'altra per la risalita, indipendenti tra loro e composte da 248 scalini. Sul fondo è collocato un ponte di legno sopra il livello dell'acqua. Il pozzo è illuminato da settanta finestroni, ma nonostante questo ha un'aurea di sovrannaturale. Altrettanto legato al mondo dei misteri è il Duomo, la principale attrazione di Orvieto, un gioiello dell'architettura gotica. La sua costruzione, avviata nel 1290, fu voluta da papa Niccolò IV per dare una collocazione al Corporale del Miracolo di Bolsena: nel 1263 il sangue sgorgò dal Pane Benedetto mentre un prete boemo celebrava la messa nella Basilica di Santa Cristina a Bolsena.

Il prezioso reliquario del miracolo, che riproduce la sagoma tripartita della facciata del Duomo, è conservato all'interno della chiesa, di una semplicità severa e toccante. Tra gli splendori imperdibili, il portale centrale rivestito di lastre bronzee, il rosone e la Cappella Nuova o di San Brizio affrescata dal Beato Angelico e da Luca Signorelli, con grandiose scene apocalittiche dedicate al "Giudizio Universale". Ma ad Orvieto non mancano le opere legate al passato pagano della città. Come la chiesa di San Giovenale, nata sulle fondamenta di un tempio etrusco dedicato a Giove: è una delle più antiche, risale al 1004 ed è situata sul bordo occidentale della Rupe. Oppure la chiesa di Sant'Andrea e Bartolomeo, costruita sulle rovine di un tempio pagano e di una chiesa paleocristiana. O ancora la Necropoli del Crocifisso del Tufo, con le tombe etrusche. Tra misteri, stradine affascinanti e panorami spettacolari sulla valle sottostante, Orvieto è degna sede del Fantasy Horror Award. Senza contare che i numerosi prodotti locali, dal vino al tartufo, dall'olio alla norcineria, dal pecorino al miele e alla frutta 'antica' come visiciole e sorbe, possono consolare gli spettatori atterriti dalle scene delle pellicole di paura.

24 febbraio 2010

Sul mare delle Eolie con Simone Cristicchi


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Simone Cristicchi, cantautore romano poliedrico, sempre pronto a dire la sua. Quest'anno è in gara al Festival di Sanremo con il brano "Meno male" che ha già suscitato polemiche per il verso dedicato alla First lady francese Carla Bruni.Oltre alla partecipazione sul palco dell'Ariston, Cristicchi è impegnato anche in uno spettacolo teatrale, la cui prima verrà presentata proprio durante il Festival, che si intitola "Li romani in Russia" un monologo sulla tragica campagna del 1941/43. Il suo nuovo album si intitola "Grand Hotel Cristicchi". "Adoro il mare e le isole in particolare, le ho visitate quasi tutte da Pantelleria a all'Isola del Giglio. E se c'è un viaggio che è rimasto nel mio cuore è proprio quello che ho fatto alle Eolie..."


"Avevo ventuno anni e sono partito da solo: per una serie di coincidenze le persone che avrebbero dovuto venire con me non hanno potuto più e io non ho voluto perdere la vacanza. Le Eolie non sono troppo lontane, ma sono un universo particolare. In particolare Alicudi, la meno abitatata delle isole, senza grandi strutture, con gli asini veri re del luogo. Per me è stato irreale ascoltare il silenzio rotto solo dai versi dei gabbiani. Ci sono rimasto un mese, era maggio e quindi senza turisti, il momento migliore per assaporare quei luoghi.

Eravamo io e i pescatori: una rarità anche loro, ormai. Sono andato a pesca di notte con loro, ho preso i totani e avevo con me il diario che scrivo sempre e la macchina fotografica. Ho girato tutte le Eolie: ho conosciuto persone meravigliose nella loro semplicità, artisti come alcuni scrittori che erano andati in cerca di ispirazione, ho visitato la casa di Salina dove Massimo Troisi ha girato "Il Postino", ho assaporato i cibi tipici, compresi molti pesci. Mi svegliavo alle cinque della mattina e andavo a dormire alle nove: lì si sposta il senso del tempo, tutto rallenta. E' un'esperienza da godersi appieno, dove l'unica colonna sonora è il silenzio. Alcune situazioni e immagini mi sono venute in mente quando ho scritto "L'isola", una canzone del mio primo cd. Parlavo di un altro viaggio, sempre un'isola, ma stavolta in Grecia, però alcune sensazioni si riferiscono proprio alle Eolie.

12 febbraio 2010

Posta Zirm, feng shui in Val Badia


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CORVARA - Neve, divertimento e benessere. Tre caratteristiche di Corvara, in Alta Val Badia. Un paradiso per gli sciatori, a ben 1568 metri sopra il livello del mare, nel cuore delle Dolomiti in uno dei diciotto comuni che formano la "Ladinia", dove la maggioranza della popolazione è ancora di madrelingua ladina. Per esplorare le montagne, dedicarsi a piste impeccabili e a relax godurioso all'insegna del Feng Shui e della tradizione alpina, niente di meglio che il Posta Zirm Hotel, un albergo storico a Corvara.

Fu aperto nel 1908 da Franz Kostner, pioniere del turismo in Val Badia, alpinista di fama, eroe della Prima Guerra Mondiale, esploratore in Nepal e in terre lontane: una figura originale che rivive in ogni stanza dell'hotel, oggi diretto da Silvia Kostner, che è la quarta generazione di proprietari.Situato in un luogo di estrema comodità per gli sciatori, alla partenza della cabinovia del Colfosco (erede della rudimentale slittovia realizzata proprio dal mitico Franz e ancora oggi contrassegnata dal numero 1 di matricola), vicinissimo alle piste del Sella Ronda, uno dei caroselli sciistici più suggestivi delle Alpi, il Posta Zirm Hotel ha tante attrative da offrire. A cominciare dalla "Nepal Stube", le cui pareti sono decorate con le scene della spedizione nepalese di Kostner, rendendo omaggio alla vita avventurosa del fondatore, mentre la hall e le sale adiacenti sono un trionfo di fotografie d'epoca e quadri che raccontano la storia della Val Badia.


Un altro locale storico è "La Taverna", il club notturno più frequentato della valle, che si rinnova ad ogni stagione con un ricco programma di musica dal vivo e una vasta scelta di cocktail, piatti stuzzicanti e insoliti da gustare fino a tarda notte. Aperta sin dalla mattina, La Taverna di giorno offre appetitose proproste tradizionali e veloci spuntini ai buongustai del lugo, mentre già dal pomeriggio si svolgono parecchi "aprés ski" con dj, menu sostanziosi e dopo la 22 tutti in pista nella discoteca con serate a tema. Per gli amanti del vacanze all'insegna del benessere, ideale è la "Wellness Farm", aperta anche agli ospiti esterni. Ideata secondo i dettami del Feng Shui, è unica nel suo genere nelle Dolomiti. Circa 1000 metri quadrati di linee curve, essenze aromatiche che scorrono lugno le pareti, poche piante, colori tenui, molto silenzio, è il luogo perfetto per rilassarsi e ritrovare la forma fisica, in abbinamento con lo sci o con una camminata con le racchette da neve ai piedi.

In un ambiente minimalista e chic, discreto e accogliente, si possono sperimetnare i più moderni trattamenti cosmetici e quelli tradizionali dell'Alta Val Badia, come i bagni alpini (bagni curativi di fieno o di segatura di cirmolo), il bagno all'olio fossile tirolese, l'idromassaggio al latte o agli oli alpini essenziali. Una piscina con giochi d'acqua, varie saune e idromassaggi, bagni turchi, frigidarium e percorsi di Feng Shui di Fuoco, Acqua, Legno, Metallo e Terra sono tutti a disposizione degli ospiti dell'albergo. Il fiore all'occhiello di questa stagione 2010 è il trattamento al miele, che grazie alle ricche sostanze naturali, permette di rilassare il tessuto connettivo e di influenzare positivamente il sistema nervoso. Un trattamento ideale per eliminare le contratture muscolari della schiena. Gli altri trattamenti coniugano filosofie e tradizioni locali alpine con quelle orientali e sono tutti da provare, magari dopo una giornata trascorsa con gli sci ai piedi.

Quattro passi sulle Dolomiti


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Val di Fassa, Val Gardena e Val Badia, sono alcuni dei posto più belli (del mondo?) per lo sci e segnano il perimetro del gruppo del Sella, un panettone roccioso con un arido altopiano sommitale e impressionanti pareti a picco. Intorno a questa particolare, curiosa conformazione rocciosa si sviluppa un emozionate percorso sciistico alla portata di tutti. Sella Ronda come lo chiamano in lingua tedesca o "giro dei quattro passi" nella denominazione italiana è una delle attrazioni, il più rinomato dei tanti tour, dell'immenso e organizzatissimo comprensorio sciistico denominato Dolomiti Superski. Un'area vastissima in cui si concentrano scenari da favola e piste di bellezza incomparabile. Il Sella Ronda è una gita turistica degna di un viaggio: molti, stranieri e italiani, partono e raggiungono il Trentino Alto Adige solo per fare questo tour lungo complessivamente 40 km, 26 dei quali sono piste da sci. Una giornata intera senza mai sciare sulla stessa pista! L'idea dello sci globale si fa realtà.

Si può tranquillamente partire da ognuna delle località poste sul percorso: le principali sono Canazei o Campitello in alta Val Di Fassa, Arabba, Passo di Campolongo, La Villa, Corvara, Colfosco in alta Val Badia, Selva di Val Gardena (e tutta l'alta Val Gardena) e fare il giro in entrambe le direzioni (senso orario e anti orario). Si sale e si scende sfruttando l'altimetria dei quattro passi che si toccano. Passo Pordoi, Passo Campolongo, Passo Gardena e Passo Sella (o viceversa dipende dalla direzione). Un consiglio: se vi fermate più giorni, fatelo in entrambe i sensi. Vale proprio la pena anche perché si scia su piste differenti (comunque mai difficili). I paesaggi sono stupendi con vista su Marmolada, gruppo del Sella, Catinaccio, Puez/Odle, Pale di San Martino, Tofane e molti altri gruppi dolomitici che ricordiamo sono recentemente stati inseriti nel Patrimonio Unesco.

Se il giro tradizionale e standard è di medio livello anche gli sciatori più esigenti troveranno però modo di soddisfare le proprie voglie tecniche con deviazioni: tra il Campolongo e Corvara è possibile deviare verso l'impegnativa pista Boe alle pendici del Sella (mozzafiato!) o ancor meglio dall'altra parte verso La Villa per una puntata su La Gran Risa (quella del Gigante di coppa del mondo. Emozionante!). A passo Gardena c'è da divertirsi dalla vetta del Ciampinoj con la Gardenissima o ancora meglio la Sasslong (pista di discesa libera di coppa del mondo della Val Gardena. Impressionate!) oppure salire sul versante opposto per la Dantercepies (dal passo Cir a Selva: pista - rossa - di coppa Del mondo Femminile. Spettacolare!). In ogni caso, ancor più se fate deviazioni, date sempre un'occhiata agli orari. Gli impianti a una certa ora chiudono e tornare con i mezzi non è proprio agevole (anche se non impossibile). I moderni e funzionali impianti d'innevamento garantiscono sempre (o quasi) buone condizioni di neve. Il Sella Ronda è un modo diverso d'intendere lo sci, un modo turistico, sciare e guardare è tutt'uno, godersi lo spettacolo della natura è il modo migliore per vivere questo viaggio. Chi lo fa lo porta nel cuore e mai nessuno resta deluso.

21 gennaio 2010

Rovereto e la Vallagarina tra natura e buon gusto


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ROVERETO - Rovereto è un punto di incontro. Nel suo centro storico, ancora miracolosamente intatto, con i suoi palazzi, con i giardini all’italiana e con le sue corti, il turista ci passa per diversi motivi. Chi ama il Trentino trova nello splendido territorio della Vallagarina l’ambiente ideale per una vacanza full immersion nella natura. Le maestose Dolomiti svettano infatti poco più a nord e l’inverno brentonico non è solo sci, ma anche slittino, pattinaggio e passeggiate con le racchette da neve al chiaro di luna. Rovereto infatti dista solo 25 chilometri dalle piste del Monte Baldo e dalla località sciistica di San Valentino che, con le sue piste che guardano il lago, regalano al discesista uno spettacolo davvero emozionante. Il 23 gennaio l’Azienda per il Turismo propone la manifestazione Golosaveva 2010, sei chilometri di percorso con ciaspole o sci con cinque soste golose in malga che daranno la possibilità di assaporare cibi regionali (formaggi, canederli in brodo, stracot con polenta, strudel e torte) accompagnati dai loro famosissimi vini.

Per gli amanti della natura l’altopiano di Brentonico è conosciuto dai botanici di tutta Europa per la ricchezza delle sue specie floreali. La riserva naturale di Bes-Corna Piana è habitat naturale di centinaia di fiori e piante protette, tanto che nella stagione della fioritura si possono ammirare alcune antichissime specie endemiche sopravvissute alle glaciazioni. Il turista più curioso e accanito è invece quello che di Rovereto assapora il gusto storico-culturale. Prima tappa il Mart (Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto) inserito tra i settecenteschi palazzi di Corso Bettini e affacciato su una piazza completamente ricoperta da una cupola di Cristallo. I suoi 14.500 metri quadri sono suddivisi su quattro piani, con una collezione permanente di più di centomila opere a cui si aggiungono importanti esposizioni temporanee in grado di richiamare da tutta Europa pubblico e appassionati di arte contemporanea. C’è tempo fino al 25 aprile 2010 invece per la personale dedicata al pittore trentino Eugenio Prati, con opere dedicate al Simbolismo, al Verismo e alla Scapagliatura. Da non perdere per nessun motivo il Museo Storico della Guerra, oggi uno dei più completi in Italia per quanto riguarda materiali, armi, reperti e documenti video e fotografici sulla Prima guerra mondiale. Una chicca: sentire i cento ritocchi in memoria dei caduti della Campana della Pace, la più grande campana del mondo che oggi ha trovato dimora sul Colle Miravalle, a monte della città della Quercia.

C’è poi anche chi a Rovereto va per castelli percorrendo la Strada del Vino e dei Sapori. D’altronde tutto ciò che subito salta all’occhio del turista sono le mura merlate e i bastioni di qualche rocca, come quelle del Castello di Avio o quelle ancor più maestose di Castel Beseno o quelle della stessa rocca di Rovereto. Un giro all’interno di questi manieri è consigliato davvero, non solo per la posizione panoramica che occupano, ma per la storia che si vive al loro interno, caratterizzata da un passato intriso di drammatiche contese e affascinanti leggende. Binomio cultura e gusto anche per gli affiatati gourmet che avranno numerose occasioni per gustare i sapori raffinati e genuini dei prodotti locali, ma soprattutto dello Chardonnay, del Pinot, Cabernet, Merlot, Moscato e Müller Thurgau, rinomati vini per cui il Trentino è famoso. Una sosta merita l’azienda agricola De Tarczal per degustare il famoso Marzemino e la cucina tipica della stessa vineria. Un suggerimento per chi desidera godersi anche un fine settimane con coccole e relax: pernottare nel nuovissimo Hotel Nerocubo un "business and design hotel" dove ogni piano è dedicato a una mostra di pittura contemporanea, con camere eleganti, ma essenziali e un centro benessere che propone un particolare trattamento con impacco di arnica in Vasca Nuvola, oltre che sauna, bagno turco e una serie di massaggi dedicati alla rivitalizzazione di tutto il corpo.

13 novembre 2009

Vampiri e vino per Montepulciano


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MONTEPULCIANO - Non solo vino e cibo prelibato, Montepulciano è ormai diventata la terra dei vampiri. Perchè qui hanno girato le scene più importanti di "New Moon": proprio quando Bella salva Edward dal suo proposito suicida e si baciano appassionatamente. Un momento atteso da migliaia di fan in tutto il mondo e dalle centinaia di presenti sul set italiano del seguito di "Twilight". Robert Pattison e Kristen Stewart, gli idoli degli adolescenti, interpretano una sorta di Romeo e Giulietta degli anni Duemila e sullo sfondo della storia d'amore dei loro personaggi si alternano licantropi e vampiri, buoni e cattivi, come in tutte le grandi saghe.

Una famiglia di vampiri abita in Italia: sono i Volturi e nel libro vivono a Volterra, ma per esigenze di set, nel film "New Moon", si trovano a Montepulciano. Così le strade strette e rinascimentali della cittadina toscana sono diventate lo scenario ideale per far muovere Edward, Bella, la sua amica Alice e i crudeli antagonisti. Gli attori dei Volturi, come Dakota Fanning, Daniel Cudmore, Charlie Bewley sono stati accolti da ovazioni dai fan dietro le transenne, mentre Ashley Greene, ovvero Alice, ha avuto l'onere di guidare una Porsche gialla per le strade della città fino alla piazza principale. Ed è proprio Piazza Grande, un salotto bomboniera, a far da scenografia naturale alla scena clou tra Robert e Kristen.


Anche se è stata resa diversa dalla realtà per il copione, con le comparse incappucciate di rosso sulle scale del Duomo, con Pattison in attesa sulla porta del Municipio, con la Kristen che salta dentro una finta fontana di cartongesso sistemata nel centro: alla fine l'aggiunta ha pure donato alla piazza. Montepulciano si è arresa all'invasione dei fan di "Twilight" e ora organizza anche giri della zone appositamente sulle orme dei vampiri. Ma la città delle torri, luogo natale del poeta Angelo Poliziano, è una meta turistica da sempre: i visitatori stranieri non mancano di includerla nei loro viaggi in Toscana, sia per la storia sia per i panorami mozzafiato sulle vallate circonstanti e sia per i prodotti locali, primo tra tutti il "Nobile di Montepulciano", il vino rosso DOCG.


Arroccata tra la Valdichiana e la Val d'Orcia, in provincia di Siena, la città si innalza su un colle a 605 metri sul livello del mare e da qui lo sguardo si perde su una campagna bucolica, ricca di vigneti e uliveti, con le colline cretose e i cipressi che modellano il paesaggio. Abitata sin dall'epoca etrusca, con una posizione d'eccezione lungo la strada che collega la Val d'Orcia a Siena, si è vista più volte ostaggio delle guerre tra fiorentini e senesi. Dal Trecento Montepulciano ha un ruolo attivo nella regione grazie ai suoi mercanti, ai prodotti e agli scambi commerciali, godendo di particolare benessere. Da questo periodo in poi, si comincia a delineare il centro storico, circondato da mura, con interventi di architetti come Antonio da Sangallo il Vecchio e Jacopo Barozzi, detto Vignola, che costruirono sontuose dimore patrizie e splendide chiese.

Piazza Grande, dove si sono svolte le riprese di "New Moon", è il cuore pulsante della città. Ci si arriva percorrendo strade in salita, ricche di botteghe di ogni tipo, di angoli affascinanti e improvvise balconate sulla vallata. Una volta entrati nella piazza è facile rimanere in contemplazione della perfezione geometrica del luogo. Qui ci sono anche alcuni degli edifici più importanti, come il Palazzo Comunale con la Torre rinascimentale. La sua costruzione fu iniziata nella seconda metà del 1300, ma venne finito nel Quattrocento: rivestito in travertino, è di gusto fiorentino, tanto che la facciata, proprio quella dove c'è la porta principale dove si affaccia Edward-Robert, assomiglia a Palazzo Vecchio di Firenze. All'interno del Municipio si trova un cortile con due logge, usato da Pattison come camerino per il set.

A fianco, sull'altro angolo della piazza, c'è il Duomo: nel film sul sagrato si svolge una processione mentre Bella-Kristen corre dal suo amato. La Cattedrale di Santa Assunta, con i suoi scalini e la facciata austera, venne edificata nel tardo Cinquecento, ma fu consacrata solo nel Settecento. Precedentemente c'era un'altra chiesa, risalente all'anno Mille: di questo edificio è rimasta solo la torre campanaria in conci di travertino e laterizi. Anche l'interno del Duomo è spartano ed elegante, con opere d'arte come il "Trittico dell'Assunta" a firma di Taddeo Bartolo e l'altare dei Gigli in terracotta policroma creato da Andrea Della Robbia. Di fronte al Duomo, ci sono l'antico Pozzo dei Grifi e dei Leoni e il Palazzo del Capitano del Popolo, uno degli esempi di arte gotica rimasti a Montepulciano.


Alle spalle della Cattedrale, invece, parte una deliziosa stradina che porta alla Fortezza, circondata da un giardino riposante. Qui, in questo palazzo, dove si sono svolti i casting per le comparse di e si appoggiava la produzione americana, venivano conservati i documenti della città. A Montepulciano si può girovagare scoprendo tantissime bellezze. Dalla via Ricci, storicamente dedicata alle attività artigianali, a Piazza delle Erbe, destinata al mercato, dai molteplici palazzi signorili alle numerose chiese come quella di San Francesco con un portale gotico, quella di Santa Maria dei Servi dove si può ammirare la Madonna con Il Bambino dipinta da Duccio di Boninsegna, a quella di San Bernardo con il relativo convento delle monache. Non mancano in tutta Montepulciano le soste gastronomiche per rifocillarsi, tra ristoranti, osterie e botteghe. Immancabilmente offrono il prodotto più prestigioso della zona, il "Nobile", il vino rosso tanto amato dagli attori che nel film intepretano i vampiri perchè dello stesso colore del sangue.